Ricordi d'infanzia al tempo del Coronavirus

di Maurizio Onidi ____________________________ Da oltre un anno ci sono termini che abbiamo purtroppo imparato bene a conoscere, virus, epidemia, pandemia, Covid-19, lockdown. Questo ultimo è stato anche certificato, dal dizionario di lingua inglese Collins, parola dell'anno essendo stata utilizzata da miliardi di persone nel corso del 2020. L'isolamento forzato imposto dalle autorità governative per contrastare il propagarsi del Coronavirus, ci ha costretti e al tempo stesso consentito di impegnare le nostre giornate in attività, senza distinzione di sesso che in condizioni normali non avremo potuto svolgere proprio per mancanza di tempo. Non è un caso che nel primo periodo di confinamento è aumentato vertiginosamente il consumo di farine, lieviti. La mattina si propagava nell'aria un profumo di dolci e pane appena sfornati che metteva anche buonumore e ci riportava a momenti della nostra infanzia. Ricordi ancora vivi che ci riportano agli anni 60 quando ancora camminando per le strade dei paesi, non ancora asfaltate era un continuo mescolarsi di profumi che fuoriuscivano dalle abitazioni, rumori provenienti dalle botteghe artigiane e le esclamazioni e gli slogan dei venditori di strada. Sembrava di essere in un immenso palcoscenico sul quale di volta in volta "si esibivano" dei personaggi caratteristici, alcuni dei quali provenivano da altre zone, che hanno contribuito a fare la storia dei nostri paesi. Come non ricordare i maestri ramai dell'isilese che scendevano dal Sarcidano per vendere attrezzi per la casa, in rame, lavorati secondo la tradizione millenaria. Caratteristici anche i venditori di noci, nocciole, castagne e articoli in legno per la cucina che dal nuorese, a cavallo giravano per le strade con le bisacce piene di prodotti, in particolare con l'avvicinarsi del Natale, richiamando l'attenzione al grido di "eh castangia, nughe, nughedda, turrasa, tallerisi e pabiasa de forru. Particolare la figura dell'arrotino che ogni volta che arrivava creava una certa curiosità per il suo mezzo, solitamente una bicicletta sul manubrio della quale era montata una mola per affilare, azionata da un sistema di catene collegate ai pedali. Un'altra figura che contribuiva a colorare e rallegrare le strade per la gioia dei bambini e degli adulti era il cantastorie che in cambio di qualche spicciolo, dava i famosi "billettusu de sotti" come racconta Sergio Montis "Solitamente questo personaggio si accompagnava con la fisarmonica e affiancato da una figura femminile con una gabbietta appesa al collo, dalla quale faceva capolino un pappagallo ammaestrato che su indicazione della donna estraeva con il becco, da un cassetto sottostante la gabbietta, un foglietto che consegnava al passante, generalmente una giovane curiosa di conoscere "anticipatamente il proprio futuro. Era una sorte di oroscopo che prospettava un futuro sempre roseo ragion per cui restavano tutti contenti e soddisfatti". Non meno caratteristici erano i personaggi "locali" come ...

Villamar e Pauli Arbarei, la strada della “discordia” pronta a essere messa in sicurezza

di Simone Muscas _________________________ A breve si procederà a dare in appalto le opere per la manutenzione straordinaria di alcune strade rurali. Impegni di spesa non eccezionali a carico dell’Unione dei Comuni della Marmilla e notizia tutt’altro che eclatante se non fosse che, fra le arterie di collegamento su cui si interverrà, vi è anche la “Pauli Arbarei - Nostra Signora D’Itria” che, al di là dell’opera fine a sé stessa, suscita interesse poiché si tratta di una strada divenuta celebre nel territorio per un fatto storico che si perde un po’ nella leggenda. È infatti proprio lungo quella percorso di campagna congiungente i comuni di Pauli Arbarei e Villamar, proprio in prossimità dei loro confini territoriali, che sorge la chiesa della Madonna d’Itria, simbolo di appartenenza della comunità villamarese e meta di visitatori che provengono da tutto il territorio specie nel periodo estivo. La statua della vergine a cui essa è dedicata, in origine, non era però stata scolpita per essere donata alla comunità di Villamar, bensì fu realizzata perché richiesta da quella paulese: secondo la leggenda, nel trasporto da Cagliari a Pauli Arbarei, i due buoi che la trasportavano si fermarono in maniera irremovibile lungo quel cammino rurale oggi prossimo a essere messo in sicurezza. Per questo motivo, nel punto in cui vi fu la sosta finale dei due animali, venne edificata la chiesa appartenente a Villamar proprio perché esattamente lì, a poche decine di metri dall’inizio del territorio di Pauli Arbarei, ricadevano i confini del comune oggi proprietario della chiesetta campestre. La leggenda però fa da cornice a un fatto storico reale: quella statua in origine era davvero indirizzata al comune di Pauli Arbarei, tant’è che in un lontano passato questa vicenda ha creato qualche dissapore fra le due comunità. Esistono tante versioni ufficiali circa i fatti che portarono a quel cambio di destinazione finale della vergine: non vi è però alcun documento storico che attesti una qualche minima motivazione ufficiale che fece propendere verso quella decisione. Intanto a breve la strada “teatro di contesa” verrà presto rimessa a nuovo: e chissà che questa miglioria logistica non sia anche un modo, semmai ce ne fosse bisogno, per porre fine a quei residui e sbiaditi antichi dissapori fra le due comunità. ...

Vai a tutti i contenuti →