Villamar, “Pugni come riscatto”: il libro sull’ex pugile Franco Siddu

di Simone Muscas __________________ Qualche anno fa, ne “La Gazzetta del Medio Campidano”, venne pubblicato un articolo dedicato a Franco Siddu, ex pugile professionista nativo di Villamar e da tempo trasferitosi a Firenze dove oggi svolge l’attività di ristoratore. In quell’occasione venne raccontata la carriera sportiva di un ragazzo con tanti sogni e capace di trasformare la sua passione per la boxe non solo in un’attività professionistica, ma anche in una ragione di vita. Di lì a poco da quella intervista, il pugile villamarese pubblicò, con un buon apprezzamento di pubblico, un libro autobiografico dal titolo “Pugni come riscatto” che ricalca alla perfezione l’animo del protagonista capace a suon di pugni e partendo dalla piccola Villamar, di arrivare a sfiorare prestigiosi traguardi a livello mondiale nella sua disciplina sportiva. «È stato il mio caro amico, l’autore Uberto Bini oggi scomparso ma sempre nel mio cuore, a propormi l’idea di scrivere un libro su di me», spiega Franco Siddu, «La mia vita, che reputo fondamentalmente quella di un uomo semplice, non credevo potesse essere presa come trama per uno scritto».  “Pugni come riscatto” racconta della sua infanzia in Sardegna e del suo lungo percorso sportivo, prima come pugile dilettante e poi professionista, che l’ha portato, dall’inizio degli anni ’70 e sino ai primi anni ’80, a combattere tanti incontri misurandosi con altri grandi pugili, su tutti: René Martin, battuto più volte, e Lorenzo Paciullo contro il quale i suoi tantissimi tifosi sparsi per l’Italia hanno potuto assistere a degli incontri passati di diritto alla storia della boxe italiana. Nel libro, oltre agli aspetti puramente sportivi, anche la descrizione del proprio lato umano dove traspare grande determinazione e voglia di non arrendersi, per questo motivo mai titolo fu più azzeccato: «Non mi tiravo indietro ai tempi delle botte in strada come non lo facevo sul ring» Racconta il pugile sardo «Nei miei incontri non ho mai amato i tatticismi, attaccavo dall’inizio alla fine senza sosta». Oltre a ciò, come anche raccontò a La Gazzetta qualche anno fa, qualche piccolo rimpianto per una carriera che invece di “ottima” sarebbe potuta diventare “eccellente”. «Se ricordo quei tempi non posso non considerare come la componente “fortuna” abbia avuto il suo peso. Da professionista fai uno o due incontri all’anno, ma se capiti nella giornata sbagliata puoi mandare in fumo il lavoro di tanti anni. Ho battuto tanti pugili di valore e vinto incontri importanti, il vero e unico rimpianto è forse quello di non aver avuto in alcune situazioni la dea bendata dalla mia parte: avrei senz’altro potuto vincere di più». Sono passati tanti anni e ancora numerose persone, a Villamar e in Sardegna, lo ricordano con piacere. Il ricordo più nitido dei più va inevitabilmente a quell’incontro del 1982 contro il suo acerrimo rivale Paciullo: tanti tifosi incollati all ...

Coronavirus, quando ripartono le gare di ciclismo?

di Antonio Obinu _________________ La cosiddetta fase 2 di programmazione per il superamento della crisi epidemiologica è rivolta anche a consentire una graduale ripresa delle attività sportive, sia professionistiche che dilettantistiche. Nello specifico DPCM il Governo da le indicazioni su cosa sia possibile fare e su cosa sia ancora vietato, ma al momento l'unica data certa è la ripresa del calcio professionistico mentre per gli altri sport di gruppo compresa la partitella a calcetto tra amici non è stata ancora presa alcuna decisione: tutto dipende dalla ormai tristemente famosa curva dei contagi. [caption id="attachment_70630" align="alignleft" width="300"] Gabriele Porta[/caption] Seppure con fatica si è riusciti a stilare il calendario del Campionato e della Coppa Italia, ma nelle altre discipline gli allenamenti sono individuali e soprattutto non è stata ancora decisa una data di inizio. Per capire meglio quale sia la situazione nel ciclismo ho sentito Gabriele Porta; l’atleta guspinese corre per la società bresciana Delio Gallina Colosio Eurofeed nella categoria élite under 23, l’anticamera del ciclismo professionistico. Può descriverci come è stata la sua stagione fino ad oggi? Come da programma nel mese di Febbraio sono stato impegnato in alcune competizioni in Francia, poi avrei dovuto calibrare la preparazione per le corse a tappe in modo tale da raggiungere il massimo della forma in corrispondenza del Giro d’Italia. I programmi sono stati poi annullati a causa del regime di lockdown dovuto all’emergenza Covid e quindi sono tornato in Sardegna. Come ha proseguito la preparazione? Durante la quarantena mi sono allenato esclusivamente sui rulli, circa due ore al giorno. Adesso abbiamo ripreso secondo schemi più tradizionali; seguo una tabella di lavori concordata con la squadra: salite e pianura per un totale di circa cinquecento chilometri alla settimana. Quando possibile preferisco i percorsi lungo la costa perché più ventilati. Siamo a Giugno e il caldo inizia già a farsi sentire. Come sono cambiati i programmi per la stagione in corso? Per adesso non c’è nessuna comunicazione ufficiale; al momento è previsto il Giro di Romagna verso la metà di Agosto e a seguire il Giro d’Italia calendarizzato per la fine del mese, ma questo è solo un calendario provvisorio. Tutte le indicazioni ufficiali le troviamo comunque sul sito ufficiale della federazione, www.federciclismo.it. Quali sono le difficoltà principali allo stato attuale? Per stilare un programma internazionale ci devono essere gli accordi tra gli stati, per poter favorire l’arrivo delle squadre degli altri paesi qui in Italia e contestualmente permettere a noi di competere fuori dal nostro confine. Al momento è tutto fermo: ho avuto modo di sentire un mio compagno di squadra ungherese ed uno cubano, ma anche in quelle nazioni sono sospese tutte le attività. Per quanto concerne le gare nel territorio nazionale? Anche i vincoli per ...

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