Arbus, i gruppi di opposizione: Parcheggi nelle marine? Per la prossima estate che siano di libero accesso.

di Gianni Vacca ______________ A proporlo attraverso una mozione che verrà discussa  nel prossimo consiglio comunale (non quello del 23 aprile, n.d.c.) i sette consiglieri comunali dei tre gruppi di minoranza Arbus Civica, Prima di tutto Arbus e Svolta per Arbus, primo firmatario Michela Dessì. La richiesta di discussione in aula  prende spunto  dalla recente delibera nella quale la Giunta Comunale individua gli indirizzi per la concessione dei parcheggi a pagamento per il triennio 2020/2022 nelle località di Pistis, Scivu, Piscinas e Gennarmida. La mozione presentata dalle minoranze consiliari propone per la discussione in aula che tutte le aree parcheggio  individuate e soggette pagamento siano lasciate per la prossima estate di libero accesso. Le motivazioni? “Tutte riscontrabili nelle tantissime problematiche dei danni - si legge nella mozione - derivanti dalla pandemia Covid-19  che hanno gravemente danneggiato il comparto turistico con gli stessi non ancora correttamente quantificabili per mancanza totale delle presenze nei mesi di marzo e aprile ma anche per la mancanza o la cancellazione delle prenotazioni per i successivi mesi”. “Acclarato che la presenza dei parcheggi liberi sulla costa arburese  - conclude la mozione – qualora la stagione turistica ripartisse potrebbe fungere da attrattore per un territorio che da sempre non è riuscito a emergere per le sue bellezze e tramutarsi in aiuto concreto per il comparto turistico, si chiede al Sindaco e alla Giunta Comunale di revocare la delibera di giunta n. 64 del 15 aprile 2020 e in via del tutto eccezionale prevedere per l’estate 2020 che i parcheggi di tutta la costa arburese siano di accesso libero. [caption id="attachment_67735" align="alignnone" width="1000"] Piscinas, area parcheggio[/caption] «La proposta verrà sicuramente esaminata - dice il  vicesindaco Michele Schirru - aspettiamo in ogni caso di capire in quale modo si evolverà  la situazione e quali misure verranno prese per quanto riguarda la ripresa delle attività lavorative nel settore turistico-ricettivo. In ogni caso abbiamo anche il dovere di non dimenticare i costi che ricadrebbero comunque per la dovuta vigilanza e che  con il nuovo piano parcheggi per le marine  ne abbiamo già individuato in aggiunta a quelli già esistenti tantissimi altri di libero accesso».   ...

Collinas-Forru, rapporti di lavoro subordinato nell’agricoltura d’altri tempi

di Francesco Diana _____________________ Agli inizi del secolo scorso, il lavoro subordinato era incentrato su una contrattazione verbale fra “Su Mesaiu mannu” o “Su Meri” e il contadino privo di terra o con pochissima terra.  I termini contrattuali erano così chiari che nessuna delle parti sentiva l’esigenza di ricorrere alla sottoscrizione formale degli accordi, poiché la “Parola” assumeva ampio valore a tutti gli effetti di legge. Usufruendo degli studi compiuti dal Prof. Giulio Angioni, già docente di Antropologia culturale presso l’Università degli Studi di Cagliari, e pubblicati nel libro dal titolo “Sa laurera - Il lavoro contadino in Sardegna”, oltre che in conformità a numerose testimonianze raccolte in abito locale, cercheremo di descrivere i rapporti di lavoro subordinato in agricoltura, testimonianza di un passato sufficientemente remoto. I rapporti di lavoro subordinato erano classificati in tre categorie: contratti annuali, contratti stagionali e contratti giornalieri. RAPPORTI DI CONTRATTO ANNUALE La scala gerarchica aziendale di quei tempi era costituita, in ordine decrescente, dalle seguenti figure professionali: “Su Srebidori” - “Su Sotzu” - “S’omini mannu” - “Su mes’omini” - “Su boinarxiu” e “Su boinarxeddu”, con differenziazioni zonali che non contemplavano le figure intermedie di “S’omini mannu” e “Su mes’omini”. SU SREBIDORI La specifica mansione del suddetto dipendente era quella della gestione del bestiame da lavoro e dell’esecuzione di tutti i lavori di campagna o nell’aia, di sua specifica pertinenza. Il contratto annuale fra “Su Meri” e “Su Srebidori”, decorreva in genere dal primo settembre, anche se a Collinas il contratto partiva dal sedici agosto, data dei festeggiamenti in onore di San Rocco. Il buon fine degli accordi contrattuali si conseguiva col reciproco impegno al rispetto delle clausole consolidate nel tempo, previa valutazione delle capacità professionali del futuro “Srebidori”, delle sue condizioni fisiche, delle sue doti morali e comportamentali specie nei riguardi del “Su Meri” e degli altri collaboratori. Dal canto suo “Su Srebidori, oltre a valutare attentamente le doti morali del suo futuro datore di lavoro, specie nei rapporti umani col dipendente, teneva  conto, in modo particolare, delle caratteristiche e della potenzialità produttiva dei terreni che costituivano l’azienda, ben sapendo che una consistente fetta della sua remunerazione, sarebbe derivata dai frutti derivanti dalla quota relativa a “su trigu aràu”, clausola importantissima del contratto verbale. Il compenso annuale di “Su Srebidori”, per consuetudine consolidata nel tempo, era, infatti, così costituito: a) 15 starelli di grano per il suo sostentamento; b) 20 litri di fave e 20 di avena; c) 2 carri di legna; d) dai frutti di una parte prestabilita del grano seminato in azienda: in genere da 3 a 5 starelli di “trigu ...

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