La villacidrese Alessia Pero sostiene l'esame di licenza media con l'abito tradizionale sardo
di Stefania Pusceddu ______________________ Ha sostenuto l'esame per la licenza media con l'abito tradizionale sardo. Alessia Pero, 13 anni, di Villacidro, si è presentata davanti agli esaminatori nella scuola media Loru con l'abito del gruppo folk Gippi del quale fa parte da quattro anni. Ha esposto la tesina sulla Sardegna. Tra gli argomenti trattati nella tesi la storia, la cultura, la geografia della Sardegna, Pinuccio Sciola, is Coggius, i dolci tipici sardi in cucina e Grazia Deledda. ...
Leggi di piùSu trigu e su pani de is anticus
La coltivazione del frumento risale ad un'età molto remota. Da alcuni ritrovamenti fossili sembra che qualche tribù dell'Europa preneolitica abbia cominciato la coltivazione del frumento ed è accertato che la cerealicoltura preistorica nelle regioni dell'Europa occidentale si sviluppò nella fase avanzata di transizione fra l'età paleolitica e quella neolitica (mesolitico, 10.000-8.000 a. C.). Testimonianze risalenti a circa 10.000 anni fa e reperite nella zona dei laghi svizzeri rivelano come sin d'allora l'uomo avesse sviluppato la lavorazione del pane. In Palestina sono stati rinvenuti attrezzi agricoli per la mietitura, del periodo che va dall'8.000 al 3.000 a.C. (neolitico). Residui di frumenti coltivati sono stati scoperti nelle caverne neolitiche del Belgio. In Italia la coltura cerealicola nell'età neolitica è accertata dai ritrovamenti delle palafitte lacustri attorno alle rive meridionali dei laghi alpini e nel basso piano padano. La prima testimonianza scritta, dove si parla di pane e di birra, la ritroviamo nel codice di Hammurabi, un sovrano della prima dinastia di Babilonia, vissuto intorno alla metà del 1.700 a. C. Sembra che, ad iniziare per primi la coltivazione del grano, siano stati gli antichi abitatori della Siria e della Palestina e da qui passò poi in Egitto dove già si produceva l'orzo. Ben presto fu preferito il grano perché consentiva una migliore panificazione, al punto di produrre diverse qualità di pane di farina bianca per le classi superiori e di orzo o pelta (un tipo di cereale oggi estinto) o durra (pianta simile al miglio, coltivata in Asia e in Africa) per le classi meno agiate. Anche gli Ebrei, durante la loro prigionia si nutrivano di pane nero non lievitato detto pane azzimo, (così come scrive Francesco Bonomi nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana), pane fatto senza lievito, che gli ebrei sogliono mangiare durante i sette giorni della grande solennità di Pasqua, già istituita per eternare il passaggio dell’angelo sterminatore sull’Egitto. Sempre in Egitto sono stati ritrovati, in alcune tombe lungo il corso del Nilo, affreschi che ritraggono la coltivazione del grano, la raccolta, la macinazione, la miscelatura e la cottura al forno. In una tomba è stata ritrovata una forma di pane a focaccia piatta di circa 3.500 anni fa. Sembra che siano stati gli egiziani a scoprire che lasciando fermentare l'impasto di farina si sviluppa gas capace di far gonfiare il pane. Anche gli antichi Greci e Romani furono grandi consumatori di pane. Durante il periodo di Roma capitale del mondo, il pane è stato l'alimento base per la popolazione. Il primo negozio di pane fu aperto a Roma nel 150 a. C., proprio a Roma le arcaiche confraternite di fornai erano chiamate “Pistores”. Il pane prodotto era del tipo azzimo (mazzero, così si chiamava anticamente il pane mal lievitato e duro), tanto è vero che era secco, cotto due volte (biscottato), preparato in questo modo per poter durare ...
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