Maria Stella Mirasola: “Vestiamo bambini da quarant’anni”

di Antonio Obinu In un periodo come questo di continui report di aziende che chiudono o che dislocano in altri paesi alla ricerca di nuovi mercati, mi fa piacere raccontare l’avventura della signora Maria Stella Mirasola che da oltre quarant’anni gestisce a Cagliari il suo negozio/laboratorio di abbigliamento per bambini, rigorosamente made in Italy. Come nasce la sua attività? «La mia esperienza inizia alla fine degli anni settanta quando aprii un negozio di abbigliamento nel quartiere Marina, un’attività che superato il periodo iniziale mi stava un po' stretta. Mi ero infatti avvicinata al mondo della sartoria grazie al corso seguito presso la Scuola Torinese, un atelier molto conosciuto in città. Decisi quindi di comprare la stoffa e inizia a produrre i primi accessori. Da lì mi sono trasferita in via Santa Margherita, inizialmente nella parte alta per poi stabilirmi dove mi trovo tutt’ora quasi in Piazza Yenne. Lavoro insieme ai miei figli Giuseppina e Antonino Montalbano: io prevalentemente mi occupo degli abiti da cerimonia, mio figlio della linea maschietto gestendo anche la contabilità mentre Giuseppina è impegnata negli accessori e articoli sportivi». Ha qualche aneddoto da raccontare? «Una ragazza tedesca arrivata a Cagliari con il progetto Erasmus aveva scelto le vetrine del nostro negozio come tappa abituale delle sue passeggiate in città. Conclusa la sua esperienza è tornata in Germania dove ha concluso gli studi: si è fatta la sua vita, ha conosciuto il futuro marito, un autotrasportatore che per motivi di lavoro viene spesso in Italia, con il quale ha avuto una bambina. Trascorsi circa quindici anni approfitta di una spedizione qui in Sardegna per imbarcarsi anche lei allo scopo di comprare uno di quegli abitini che quotidianamente si fermava a guardare, pensando che un giorno l’avrebbe indossato la propria figlia (figlio)». Quali sono stati i momenti difficili della vostra attività? «Sicuramente la chiusura della clinica pediatrica e dell’Ospedale civile San Giovanni di Dio, il presidio più antico in città, sono stati degli episodi fortemente critici per la nostra attività. A questo si aggiunge la mancanza di parcheggi soprattutto in relazione alla tipologia della nostra clientela, genitori con bambini piccoli che spesso sono costretti a lasciare la macchina in via Roma e raggiungerci con i passeggini». Una via d’uscita alla crisi potrebbe essere l’e-commerce, voi come vi organizzate? «In una società sempre più globalizzata, il mercato delle vendite online è un settore che non possiamo permetterci di trascurare ed infatti stiamo valutando di entrare a breve anche nel commercio via internet. Sfruttiamo molto la nostra pagina Facebook, intesa soprattutto come vetrina virtuale dove esporre i prodotti ed entrare così in contatto con la nostra clientela in tutta la Sardegna». Quali articoli caratterizzano la vostra produzione? «Diciamo sempre “non sono abiti, sono nostri figli” ...

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