Concerto di Giacomo Deiana all'Ex orfanotrofio Suor Emilia
Sabato 8 giugno alle 20, nell' ex orfanotrofio Suor Emilia di Gonnosfanadiga, nell'ambito degli eventi collaterali a Monumenti Aperti a cura di G elevato 2, si esibirà Giacomo Deiana. Lo spettacolo "Tra il primo e il secondo atto" prevede l'esecuzione di alcuni brani dal suo primo disco "Pochi istanti prima dell'alba" e la presentazione in anteprima di brani del secondo, ancora inedito. ...
Leggi di piùIl libro di Antioco Floris sul film di Vittorio De Seta “Banditi a Orgosolo”
di Marcello Atzeni “Banditi a Orgosolo” film di Vittorio De Seta, uscito nel 1961, è fondamentale quando si parla di cinema. Tra i mille pareri, uno per tutti. Quello di Martin Scorsese. Pellicola celeberrima quella del cineasta siciliano. È un classico della cinematografia mondiale. In molti lo hanno visto e rivisto, e chi ancora non è riuscito ad ammirare il capolavoro di De Seta è ancora in tempo. Se in un primo momento l’uscita del libro di Antioco Floris (56 anni, di Busachi, professore universitario, di cinema, ovviamente), poteva essere visto come una ripetizione, in realtà non lo è. [caption id="attachment_41626" align="alignleft" width="500"] Antioco Floris[/caption] Floris, aldilà del suo punto di vista da studioso e anche da cineasta (ha fondato il Celcam, giusto per dirne una), non solo ri-analizza il film, ma aggiunge una miriade di notizie che quasi nessuno sapeva. Anni fa, quando si occupava, per lavoro, di Orgosolo, venne contattato da De Seta. Il regista non avrebbe voluto andarsene senza svelare i suoi segreti. La nascita del film è preceduta da due corti, apripista al lungometraggio di qualche anno dopo. Nel libro emergono gli appunti presi sul set dal regista meridionale. Appunti scansionati e pubblicati in “Banditi a Orgosolo - Il film di Vittorio De Seta” Rubbettino editore. Un lavoro corposo, ricco, pieno di memorie. Memorie di un regista e di un popolo: quello sardo. Che poi era anche il suo. De Seta un po’ come Gigi Riva e Fabrizio De André, per certi versi più sardi di noi. Nelle oltre duecento pagine, Floris, tra sceneggiatura originale, foto di scena e di set, ripercorre a ritroso il lavoro del genio siciliano. Il 1961 arriva dopo quindici anni dalla nascita del neorealismo, ma siamo sempre, con alcuni distinguo, su quella lunghezza d’onda. Uno in particolare: si parla della Sardegna, sentiero non battuto dai registi e dai produttori, perché di scarso interesse per il botteghino. Fellini non investì un centesimo. Curioso, no? Ben poco lungimirante. Tra libro e presentazioni, Floris è in giro per l’isola, si sussegue una carrellata di diamanti finiti. Il De Seta che dorme negli ovili per farsi amica la popolazione. Mangia e beve con loro. I protagonisti, presi dalla strada, sono succubi della troupe. Così vengono mandati a casa. Troppa gente intimorisce i protagonisti. Così, racconta Antioco Floris, il regista rimane con altre due persone. Che parlano poco, come i protagonisti. De Seta lascia liberi gli attori del Supramonte e verga su un quaderno i loro dialoghi. In base ai pochi movimenti delle labbra, costruisce gli scarni ma efficaci SCAMBI DI PAROLE. Bocciata l’idea di usare il sardo e ricorrere ai sottotitoli, via libera all’italiano. E poi spazio ai doppiatori, tra i quali un giovane Gian Maria Volontè, ancora lontano, ma per poco, dai set cinematografici. Floris e Rubbettino investono in cultura, per meglio dire fanno un regalo alla cultura stessa. Un libro che ...
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