Medio Campidano cenerentola italiana riguardo l’Isee

Quasi il 15 per cento (ben 107 mila) delle famiglie sarde hanno un Isee sotto i 9 mila e 360 euro. Tra queste a stare peggio sono le famiglie residenti nel Medio Campidano con il 18,6 per cento (ben 7500 famiglie, dunque). Questo lo specchio offerto da un’indagine condotta dal quotidiano economico nazionale “Il sole 24 ore”. Dopo il Medio Campidano, il Sulcis segue con il 16,8 per cento delle famiglie, l’Ogliastra (15,3 per cento con 4 mila famiglie), il Sassarese (15,2) e l’Oristanese sempre al 15,2 con 10 mila e 400 famiglie. Tutte e cinque queste province rientrano tra le prime venti in Italia dove viene registrata la più alta percentuale di Isee al di sotto dei 9 mila e 300 euro di reddito. Tra i più ricchi in Sardegna i residenti della Gallura con l’11,5 per cento pari a 8 mila e 500 mentre Cagliari si attesta al 14,5 per cento (35 mila famiglie). Lo studio statistico effettuato dal “Sole 24 ore” è stato effettuato per stabilire quali regioni in Italia avrebbero beneficiato maggiormente del reddito di cittadinanza introdotto dal Governo.   ...

Investiamo in progetti collettivi per rimettere in moto l’economia rurale

Per riavviare l’economia della Sardegna sono necessari progetti collettivi straordinari, di pronta implementazione e a ritorno immediato. Possibile che non si sia compreso che tramite le province era, volendo lo è ancora, possibile attuare progetti collettivi finalizzati alla produzione di ricchezza e di nuove opportunità di lavoro? Se non si agisce con determinazione attraverso azioni non comuni che incoraggino l’economia, continueremo a vivere nel Paese delle non decisioni e delle norme che soffocano le imprese e il lavoro locale. L’economia territoriale deve essere riconsiderata da subito, perché può contribuire decisamente ad invertire la tendenza negativa creata dalla terribile crisi nazionale ed internazionale. Crisi che in Italia ha preso un piega ancor più grave a causa delle norme del Patto di stabilità che ha bruscamente frenato l’economia locale danneggiando soprattutto l’edilizia e con essa le imprese e i lavoratori. Quel Patto, così come codificato, ha impedito alle province e ai comuni di aprire cantieri e realizzare opere necessarie con i fondi, che risultano giacenti nelle loro casse e inutilizzabili. Chi ha sostenuto l’abolizione delle province, senza valutare le conseguenze negative connesse allo smantellamento dei servizi pubblici, ha la responsabilità del gran caos che ne è scaturito.  Era noto  che si trattava di una campagna contro il territorio e contro chi lo abita: chi ha posto al centro la questione del superamento delle province come necessaria per porre fine allo spreco delle risorse pubbliche, sapeva bene che in realtà il peso più grave nel sistema della pubblica amministrazione  è quello dello Stato centrale e delle Regioni. Stato e Regioni che, pur avendone la competenza, poco  hanno fatto per riavviare l’economia del paese. Ancora oggi si ripetono le solite questioni ma non emerge una proposta precisa che ponga al centro del dibattito politico la questione della ripartenza dell’economia reale. Dalle campagne può scaturire il futuro sostenibile, eppure nessuno affronta il tema in modo propositivo. Non c’è argomento che possa avere la precedenza rispetto alla questione del lavoro. La proposta serve oggi e non domani, perché chi non ha lavoro vive in modo drammatico la sua esistenza. Quando il numero dei poveri si assesta su otto milioni di persone, le forze politiche hanno il dovere di mettere al centro dei programmi e del dibattito l’educazione al lavoro e l’individuazione della via della ripartenza. E’ necessario dare spazio alle politiche ambientali, agricole e del lavoro partendo dall’idea che è doveroso coltivare la campagna, conservare l’ecosistema e produrre quanto è necessario per l’alimentazione zootecnica, senza ricorrere, come sta avvenendo,  alle massicce importazioni di derrate. Per far questo occorre cambiare prospettiva e proporzioni degli interventi pubblici rinnovando la politica e ponendo al centro dei programmi di sviluppo il territorio, l’uom ...

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