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San Gavino, le maschere di Claudio Arixi girano il mondo unendo tradizione e originalità
di Federica Salis ________________________________________ “Siamo artigiani che amano la loro terra e le loro tradizioni”. Questa frase descrive al meglio l’attività della famiglia Arixi di San Gavino Monreale, che dagli anni Settanta si occupa della realizzazione delle maschere in legno, tipiche del Carnevale sardo. Una produzione artigianale ormai consolidata nel Medio Campidano e nel resto della Sardegna, che mantiene vivo l’amore per le tradizioni più antiche della nostra terra. La storia di Arixi Artigianato comincia con Giovanni “Nino” Arixi, la cui passione per la lavorazione del legno è stata tramandata al nipote Claudio. Negli ultimi venticinque anni, è stato soprattutto quest’ultimo a gestire l’attività di famiglia portando avanti la produzione artigianale, che comprende le famose maschere, ma anche mobili intagliati e oggettistica in legno di vario tipo. [caption id="attachment_111153" align="alignleft" width="403"] Claudio Arixi[/caption] «È da mio nonno che ho imparato il mestiere - ha raccontato Claudio - riusciva a trasformare in arte anche le cose più anonime». Fin da piccolo, Claudio osservava l’operato del nonno e lo aiutava nei passaggi meno complicati, come la verniciatura degli oggetti. A volte, lui stesso lavorava il legno per realizzare maschere più piccole o cofanetti, ereditando lo spirito d’inventiva da suo nonno. La maggior parte delle tecniche d’intaglio, invece, le ha imparate da autodidatta, così come le nozioni artistiche più avanzate. Nonostante la sua bravura nel disegno, però, Claudio preferisce di gran lunga intagliare, perché è così che riesce a sfogare la sua vena artistica; tenendo il pezzo di legno in mano dall’inizio alla fine della lavorazione, stabilisce un contatto con l’opera d’arte e capisce come rendere particolare il prodotto finale. Con l’aggiunta di piccoli dettagli, spesso simboli legati alla cultura sarda, trasforma le sue maschere in pezzi unici e difficilmente replicabili. Infatti, Claudio sostiene che «non esistono maschere uguali, perché nella fase di realizzazione perfino una piccola variazione può cambiare il risultato finale». In questo modo, anche le maschere più tradizionali del Carnevale, come Boes e Merdules, Sa Filonzana e i Mamuthones, diventano innovative. Grazie al loro stile, che unisce tradizione e originalità, attraggono clienti da tutta l’Italia e, addirittura, dall’Austria e dal Regno Unito. La meta più lontana che le maschere abbiano mai raggiunto? Il Giappone. «Le persone le scelgono come bomboniere per le ricorrenze, oppure semplicemente vogliono portarsi a casa qualcosa che ricordi la Sardegna. Le maschere dicono di più sulla nostra terra rispetto a un normale souvenir», ha spiegato Claudio. Anche dopo tanti anni di mestiere, Arixi Artigianato non si adagia su tecniche e stili già diffusi; al contrario, a Claudio piace sperimentare per realizzare maschere sempre più originali, in modo da sorprend ...
Leggi di piùLa preoccupazione di Confartigianato Sud Sardegna per la crisi dei poli industriali di Portovesme e San Gavino
Il mondo delle imprese del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, 13mila realtà di cui 5mila artigiane con più di 14mila dipendenti, esprime solidarietà a tutti i lavoratori della Portovesme srl e dell’impianto di raffinazione di San Gavino Monreale ma anche alle piccole micro imprese degli appalti, a quelle indirettamente collegate nei due territori e, in particolar modo, a tutti i lavoratori e alle loro famiglie impegnate nella difesa del lavoro e nella salvaguardia del sistema produttivo del Sud Ovest Sardegna e del centro dell’Isola. “Sono lavoratori come noi, che soffrono come noi e che da tanti anni come noi combattono per assicurare un futuro onesto e dignitoso alle loro famiglie e ai territori in cui vivono – affermano Fabio Mereu, Norella Orrù e Pietro Paolo Spada, Presidente, Vicepresidente e Segretario di Confartigianato Sud Sardegna – per questo come artigiani siamo umanamente vicini a tutti coloro che saranno impegnati in una lotta che, senza alcun dubbio e attraverso ogni lecito strumento, dovrà coinvolgere i 2 territori, a partire dai singoli cittadini per arrivare alla politica, alle Organizzazioni Sindacali e Datoriali, ai rappresentanti istituzionali. Come avviene per ogni crisi territoriale e settoriale, in ogni angolo della Sardegna, questo è un problema che ci investe tutti, anche fuori i confini delle aree direttamente interessate”. Un anno e mezzo fa, quasi in tempi non sospetti e senza l’emergenza caro-energia di questi ultimi mesi, l’Associazione Artigiana del Sud Sardegna lanciò l’allarme esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze socio-economiche che il costo dell'energia, privo di un tangibile controllo da parte del Governo, avrebbe potuto avere su territori già provato come quelli del Sulcis e del Medio Campidano e che offre lavoro a circa 80mila persone, tra diretti e indotto. “L’allarme, come possiamo amaramente constatare adesso, è caduto nel vuoto – continuano Mereu, Orrù e Spada – e se la disastrosa situazione dei 1500 dipendenti dei poli di Portovesme e di San Gavino dovesse trasformarsi in qualche cosa di più grave dal punto di vista lavorativo, c’è il rischio che diverse centinaia di imprese di fornitura indiretta, rappresentate principalmente da piccole realtà, potrebbero dover chiudere per sempre la loro attività, con un gravissimo rimbalzo negativo sull’occupazione e sull’economia dei rispettivi territori”. Gli effetti devastanti del caro-energia che oggi colpiscono i poli industriali, da più di un anno e mezzo lo subiscono le piccole imprese, realtà molto dinamiche ma anche molto fragili e indifese soprattutto energetico. Secondo i dati più recenti dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, oggi, a causa del caro energia, sono sotto attacco circa 95mila micro e piccole imprese della Sardegna, principalmente quelle sotto i 10 dipendenti; questa situazione perso le PMI ha fatto registrare nel 2022 un aggravio di quasi 850 milioni di euro ...
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