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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Lunamatrona, un albero genealogico della propria famiglia: il lungo lavoro di Giorgio Malloci

di Simone Muscas _________________________________________________________ Nel corso dell'ultima sagra del melone a Lunamatrona presso i locali dell'ex Comune, oggi museo Dea Luna, Giorgio Malloci ha presentato al pubblico il risultato di un lungo lavoro sulla ricerca dei propri avi. Tema dello studio è stata la genesi del proprio cognome, Malloci appunto, per il quale il ricercatore lunamatronese è arrivato a identificare coloro che lo hanno avuto risalendo sino ai propri antenati vissuti nel diciassettesimo secolo. «È un progetto - spiega Malloci - iniziato quasi vent’anni fa. Sono un semplice appassionato e ho deciso di cimentarmi in questo campo per capire se mio padre e mia madre, che portavano entrambi "Malloci" come cognome, avessero un antenato comune». Il lungo lavoro lo ha portato non soltanto a scoprire che, pur molto lontana, esisteva una parentela fra i suoi genitori, ma persino quasi a riagganciare il filo conduttore dei Malloci presenti in Sardegna. «Ho scoperto che esistono tre grandi famiglie che hanno vissuto nell’Isola. Ho, però, il sospetto, molto fondato ma non avvallato da un documento che lo accerti, che i tre rami siano legati da un parente comune che al momento rappresenta l'anello mancante del mio lavoro». Un progetto lungo, laborioso e svolto non senza qualche difficoltà: «Sono andato alla ricerca di documenti presenti nelle chiese, nei Comuni e nelle curie. Ringrazio tutte le persone che nel corso di questi anni mi hanno dato una mano permettendomi, fra l'altro, di applicarmi in un'attività iniziata per semplice curiosità e oggi diventata una bella passione». La ricerca genealogica non si è però fermata sulla semplice conoscenza dei propri antenati, ma ha pian piano spaziato verso altri rami familiari, fra questi quello delle persone con il cognome “Setzu”, che a Lunamatrona è uno fra quelli più diffusi. «È opinione comune il fatto che nel mio paese non tutti i “Setzu” siano legati da rapporto di parentela: eppure una mia ricerca ha permesso di sfatare questa credenza e scoprire che, pur a distanza di secoli, tutti abbiano un'origine comune». Tanti i buoni propositi per il futuro viste le tante sorprese che spesso capitano a coloro che intraprendono questa particolare attività. «La costruzione degli alberi genealogici mi appassiona per tanti motivi: su tutti il fatto che, oltre alla ricerca fine a sé stessa, talvolta si scoprano aspetti curiosi della vita dei nostri antenati che fotografano come si vivesse un tempo nelle comunità del nostro territorio e, spesso, il perché di alcune dinamiche attuali». Non mancano i sogni: «Mi piacerebbe tornare ancora più indietro, oltre il limite del 1600, nella ricerca degli avi che portano il mio cognome e che erano senz’altro di origine ebrea. Per far questo - conclude Giorgio Malloci - sarebbe necessario consultare i documenti presenti nella Real Academia di Barcellona, visto che in quegli anni vi era la dominazione spagnola in Sardegna» ...

Spariscono le api, crolla la produzione del miele nel Medio Campidano

di Gian Luigi Pittau _______________________________________________________________   I cambiamenti climatici, le stagioni impazzite e l‘uso dei pesticidi in campagna. Sono queste tra le cause che stanno portando a un crollo della produzione di miele che nel Medio Campidano è diminuita di almeno il 50 per cento. Le api sono sempre di meno e così si produce meno “oro giallo”, un prodotto di qualità che ha ottenuto molti riconoscimenti a livello nazionale. Da San Gavino Monreale a Guspini, da Villacidro a Segariu passando per Serrenti il problema è sempre lo stesso: si rischia di sentire sempre di meno il ronzio emesso dalle api e con la loro scomparsa sono ormai a rischio tantissime piante, fiori e alberi da frutto. [caption id="attachment_106564" align="alignleft" width="471"] Maura Mascia[/caption] MAURA MASCIA Lo sanno bene i produttori che raccolgono il miele nel periodo che va da marzo a luglio. Lo evidenzia Maura Mascia  di San Gavino che alcuni anni fa ha ricevuto il primo premio ( le tre gocce d’oro ) per il suo miele di eucaliptus nella fiera di Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna: <Il caldo, la mancanza di piogge e le stagioni non più definite sono stati un grande nemico della produzione del miele.  Gli ultimi anni del Covid-19 non ci hanno certo aiutato con la chiusura delle fiere e delle sagre>.         [caption id="attachment_106566" align="alignleft" width="387"] Sandra Pascalis[/caption] SANDRA PASCALIS Un calo della produzione è stato avvertito anche da Sandra Pascalis di San Gavino che in estate, a causa di un incendio nelle campagne del paese,  ha perso 11 arnie in cui sono rimaste senza vita 550mila api; “Abbiamo subito una grande perdita ma pian piano la mia azienda si sta riprendendo e siamo riusciti a produrre le qualità del miele millefiori, eucalipto, cardo, agrumi e cisto. Il troppo caldo ha portato alla poca fioritura delle piante. Ho 30 arnie in località “Campu Linus”. In Sardegna purtroppo importiamo grandissime quantità di miele”. ALESSIA PALMAS Ha iniziato tre anni fa a conoscere il magico mondo delle api Alessia Palmas di Segariu, che ha le arnie nel cuore del paese in un grande giardino: “Sono amante del miele e della natura: ho 10 arnie e in ognuna di queste ci sono anche 60mila api. Produco il miele mille fiori e di eucalipto per i quali ho avuto dei riconoscimenti di qualità alla sagra di Montevecchio. I cambiamenti climatici influiscono tantissimo nel calo della produzione, anche se devo dire che sono meno penalizzata perché stando all’interno del paese le mie api non sono a rischio come quelle della campagna che si trovano spesso in mezzo ai pesticidi che ne causano la morte. Nei miei vasetti di miele vi è un messaggio sociale “Salviamo le api, dipende anche da te”. Nel mio orto ci sono solo fioriture spontanee”. [caption id="attachment_106568" align="alignleft" width="426"] Gabriele Virdis[/caption] E l’apicultu ...

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