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Villacidro, il 6 ottobre sarà presentato il libro Lost in Kàralis dell’architetta Sara Collu
Il prossimo 6 ottobre, a Villacidro, nel Caffè Letterario, dalle 19, sarà presentato il libro Lost in Kàralis - Percorsi della città di Cagliari sospesi nel tempo, dell’architetta Sara Collu, pubblicato da Nootempo X Books (www.nootempo.net). Moderatrice la dottoressa Federica Piroi, laureata in Scienze dell'Educazione all'Università di Cagliari. Lost in Kàralis è un viaggio, una ricerca fotografica e architettonica di luoghi perduti o sospesi nel tempo e nella memoria. Edifici e architetture abbandonati o semplicemente in attesa di una nuova vita. Un percorso tra angoli di una Cagliari insolita, accompagnato dalla preziosa collaborazione di alcuni artisti e autori sardi indipendenti che, nell’ottica di uno scambio tra arte e cultura, hanno interpretato il tema del perdersi e dell’essere sospesi attraverso le loro parole tratte da riflessioni, canzoni o poesie originali. ...
Leggi di piùPabillonis, Angelo Zurru l’ultimo Mestu ‘e Pannu del paese
di Dario Frau ________________________________________ [caption id="attachment_106050" align="alignleft" width="449"] Angelo Zurru[/caption] In paese, negli anni 60, chi all’inizio chi alla fine, quasi tutti i sarti avevano chiuso l’attività perché il boom economico aveva cambiato le abitudini e le consuetudini dei consumatori e gli abiti già confezionati si trovavano ormai, non solo nei negozi in città, ma anche nei paesi. La carenza di ordinazioni, gli introiti sempre esigui, non permettevano, infatti, di mantenere questa attività professionale. L’unico a resistere e tenere testa alle novità consumistiche, fu Angelo Zurru. Nato nel 1939, l’artigiano apparteneva a una famiglia della piccola proprietà terriera. «Mio padre possedeva diversi terreni, buoi e animali da tiro, non erano molti, ma in quel tempo permetteva di vivere in modo dignitoso», racconta Angelo Zurru. Con l’andar del tempo, però, questo tipo di economia agricola, come in tutto il paese, entrò in crisi e non permetteva di avere entrate solide e sicure come nel passato, e qualche appezzamento fu anche venduto. «Mio padre, però, con il suo lavoro delle terre rimaste, assicurò alla famiglia, composta da mamma, io e una sorella, una vita, se non agiata certamente distinta per quei tempi», precisa il sarto. Dopo la scuola elementare, sebbene Angelo dimostrasse una buona predisposizione allo studio, non poté continuare, a quei tempi bisognava andare fuori paese per studiare ed era problematico viaggiare poiché i mezzi pubblici non c’erano. PRIMO APPRENDISTATO «Dovevo fare una scelta, per intraprendere un’attività accettabile, che non fosse il solito lavoro in campagna; alla fine, tra fare l’apprendista barbiere e il sarto, scelsi di andare nella sartoria di Francesco Cossu che prima lavorava nella casa paterna, poi trasferì il locale in via Lamarmora. Era una piccola casa composta da una stanza, una cucina, un solaio e un cortiletto. Avevo tredici/quattordici anni, quando incominciai con mestu Franciscu, classe 1928 era una persona tranquilla e competente, seguivo le sue indicazioni e apprendevo facilmente. I primi tempi m’insegnò come prendere e usare l’ago, per questo motivo mi legava il ditale (bucato) al dito, e poi piano piano i primi elementi di cucitura. Mi piaceva fare il sarto, bisogna essere portati per questo lavoro: o hai la passione, altrimenti non riuscirai mai, infatti, altri ragazzi abbandonarono e andai avanti solo io», precisa Angelo. Pazienza, abilità, elasticità mentale, colpo d’occhio, intelligenza e un particolare talento è d’obbligo per diventare un bravo sarto e Angelo Zurru tutto questo l’aveva. «Ricordo anche un mio compagno di bottega, Salvatore Lai, era bravino, venne con me anche da Antonangelo Cao, un altro sarto del paese, ma dopo un po', Salvatore lasciò e partì a Genova per fare il cameriere in un ristorante», racconta Angelo. Alla domanda, se da apprendista fosse assicurato, il sarto sorri ...
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