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Guspini, quattro aneddoti sull’Assunta

di Sandro Renato Garau ____________________________________ I guspinesi hanno sempre considerato Santa Maria Bella oltre che una santa da venerare una compaesana, la più nobile, importante e con molto potere. Maria è un dono del cielo. Una compaesana alla quale sono attribuiti tratti tipici della quotidianità: moglie, mamma, figlia, nonna, e così viva nel sentire popolare. DELL’ARRIVO DELL’ASSUNTA A GUSPINILe donne anziane, con molti si dice, raccontavano le vicende relative all’arrivo della statua della “Dormiente” a Guspini. “La Santa è arrivata a Guspini proveniente chissà da dove”. D’oltre mare come molti santi venerati in tutta l’isola? Qualcuno, soprattutto gli uomini di chiesa e gli studiosi, hanno sempre ipotizzato che possa provenire addirittura dall’Oriente perché la posizione della statua è “supina”. Così come è venerata nella tradizione bizantina. “Santa Maria è arrivata sopra un carro trainato da un giogo di buoi che s’è fermato lì dov’è stata costruita la chiesa. La statua non la poteva e non la può toccarla nessuno. Quella statua dalla chiesetta usciva solo per la sua festa. In antico l’Assunta era sistemata in una cassa di Aritzo, una di quelle intagliate, riposava dentro questa cassa chiusa, era tutta coperta. Era sistemata per terra, appoggiata alla parete di fronte all’ingresso. La tiravano fuori solo per la sua festa. Quando è arrivata a Guspini, dicevano che chi conduceva il carro volesse continuare sino ad Arbus ma che i buoi si siano rifiutati di riprendere il cammino. Bisognava costruirle la chiesa dove si erano fermati gli animali. Una notte è stata portata via, ma la notte successiva è tornata alla sua chiesetta a piedi scalzi, sola, scendendo dal monte Santa Margherita e attraversando le vie della Guspini vecchia. Molte donne dicevano che quei buoi avevano portato la Santa come un dono. Avevano fatto la volontà della Madonna”. Forse per questo in processione, sino a non molti anni, la statua era trasportata su un carro trainato da un giogo di buoi. DEL MONASTERO E DEL CAMPOSANTO [caption id="attachment_104459" align="aligncenter" width="867"] Foto Sandro Renato Garau[/caption] Attorno alla chiesa sono fioriti i racconti tramandati soprattutto dalle donne anziane, quelle che da sempre hanno abitato in su Bixinau de Santa Maria: “Dove c’è la chiesa c’era un camposanto. Quando hanno scavato per costruire la chiesa hanno trovato anche ossa. Lì seppellivano i morti. Dicevano che c’era anche un monastero attorno alla piazzetta. Sotto la chiesa, poi ci sono due cunicoli, uno va verso il monte Santa Margherita e l’altro finisce sotto la chiesa di San Nicolò”. DELLE PROCESSIONI VOTIVE [caption id="attachment_104460" align="aligncenter" width="865"] Foto Rinaldo Ruggeri[/caption] Ancora storie di consuetudini tramandati oralmente: “Sai come facevano nei tempi passati? Quando la Santa era nella sua chiesetta, nel periodo tra l’inizio della sua fes ...

Arbus, oltre alla costa un patrimonio storico-archeologico che aspetta di splendere

di Cinzia Mereu ________________________________________________ Il territorio di Arbus è noto ai più per gli oltre sessanta chilometri di costa che possiede (considerando gli appartenenti al poligono di Capo Frasca), all’interno dei quali spicca l’eccezionale distesa sabbiosa di Piscinas, perla indiscussa della costa occidentale dell’isola. Meno noto è invece il patrimonio storico-archeologico di cui questo comune dispone, vantando al suo interno la presenza di oltre trenta nuraghi censiti, tra i quali assume particolare rilevanza il nuraghe Cugui. Ritenuto un protonuraghe, questo presenta una struttura a tre torri, delle quali solo una è accessibile. Situato in un’altura in posizione panoramica in direzione Fluminimaggiore, da esso è possibile scorgere il paese di Arbus e la catena del Linas. È stato più volte oggetto di interesse da parte di studiosi provenienti da tutta l’isola. Di ulteriore rilevanza a livello storico è la località marina della Costa Verde di “Su Pistoccu”, la quale durante la seconda guerra mondiale subì un bombardamento che causò la morte di alcuni soldati. Ma ancor più importanti sono le scoperte che a partire dagli anni ottanta del ‘900 sono state fatte in questa zona, portando alla luce alcuni scheletri appartenenti a migliaia di anni fa. Al 1985 risale il primo ritrovamento, i frammenti dello scheletro di un uomo di circa quarant’anni ricoperto di ocra rossa con vicino una grande conchiglia di Trion e frammenti di Prolagus sardus, animale simile all’odierno coniglio. All’uomo venne dato il nome di Beniamino, ma a causa dell’assenza di collagene non fu possibile datare in maniera precisa i suoi resti. Ai primi anni del nuovo millennio appartiene la straordinaria scoperta, sempre nella stessa località, di un altro scheletro, ribattezzato col nome di Amsicora dagli studiosi e meglio conservato di Beniamino, con tutta probabilità risalente a ben nove mila anni fa, al periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico. Qualora la datazione di quest’ultimo venisse confermata sarebbe lo scheletro sardo più antico mai ritrovato. A queste testimonianze di età prenuragica e nuragica si aggiungono poi gli innumerevoli segni che i dominatori di epoche differenti hanno lasciato in questo territorio, come la villa romana situata nei pressi della frazione di Sant’Antonio di Santadi o la torre spagnola di Flumentorgiu, situata a pochi passi dalla spiaggia di Torre dei Corsari. Oltre a questa immensa ricchezza storico-culturale il comune di Arbus può vantare tra le sue fortune anche uno straordinario patrimonio di archeologia industriale, costituito dall’imponente complesso delle ex-miniere di Ingurtosu, Montevecchio e Genn’e mari, con edifici simbolici come l’ex Laveria Brassey, ai più nota col nome di Naracauli, o Pozzo Gal, che assieme arricchiscono il vecchio borgo di Ingurtosu, segno di un’epoca di splendore ormai svanito. ...

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