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Rossella Pinna: "A San Gavino molti pazienti e pochi medici"

a cura di Maurizio Onidi _________________ Dopo le note stampa delle organizzazioni sindacali, dopo i rilievi mossi in sede di confronto diretto con il direttore sanitario Sergio Pili, non solo la situazione del presidio non è migliorata ma è addirittura peggiorata. [caption id="attachment_24529" align="alignleft" width="158"] Rossella Pinna[/caption] “Sappiamo che il problema della carenza di personale medico specializzato riguarda, con differenti criticità, tutta l’Isola, la situazione del P.O. “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino, è già stata ripetutamente segnalata durante gli interventi nel dibattito consiliare e nelle numerose interrogazioni alla giunta regionale nelle quali si evidenziava la grave carenza di organico del Reparto di medicina, dei medici di base, il progressivo sguarnire il distretto di Guspini di specialisti, le guardie mediche di continuità assistenziale e turistiche non attivate, la mancanza di strutture di lungodegenza e di hospice, che non hanno ancora trovato risposta. Oltre al reparto di Medicina dove da tempo il personale è ridotto e il carico di lavoro sempre in crescita, la difficoltà riguarda anche i reparti di Radiologia, dove dalla scorsa settimana non è garantito il turno notturno e il servizio Tac, e il Pronto Soccorso dove da tempo si fa sempre più difficile per il personale in servizio coprire le 24 ore. È vero - scrive l’onorevole democratica - che il direttore Sanitario del Presidio ha annunciato, relativamente all’U.O. di medicina, l’arrivo di un medico nelle prossime settimane e di un altro a dicembre, però non ha tenuto in adeguata considerazione la mobilità in uscita dei medici spostati dal presidio del Medio Campidano ad altri P.O. quasi che all’ospedale di San Gavino ci fosse un esuberò di personale medico. Non è affatto così. E mentre per sopperire alla carenza di personale medico in altri presidi, ATS ha ritenuto di poter derogare alle disposizioni di blocco della presa di servizio del personale da immettere in ruolo dalle graduatorie, blocco attivo fino al 31-12-2021, per San Gavino sembra che la mobilità sia in uscita e solo raramente in entrata. "Il Medio Campidano –  prosegue la nota - soffre da tempo di una grave mancanza di integrazione tra ospedale e territorio in cui sono assenti strutture di lungodegenza e di Hospice, pur programmate nella legge di riordino della rete ospedaliera del 2017, e che potrebbero alleggerire il carico dei convalescenti e dei lungodegenti sul presidio ospedaliero sangavinese". Perché la struttura Santa Maria Assunta di Guspini, individuata nella legge per il riordino della rete ospedaliera, come stabilimento complementare per la riabilitazione e l’hospice del Dea di 1 Livello del P.O. sangavinese resta ancora inspiegabilmente chiusa? Cosa si intende fare per assicurare l’immediata integrazione del personale medico trasferito ad altre Assl dal reparto di medicina, di radiologia e del pronto soccorso del P. O. No ...

La fede sarda e la leggenda dell’intreccio fatato

di Cinzia Mereu __________________ La fedina sarda è uno tra i gioielli più diffusi e apprezzati della tradizione isolana, ma in pochi conoscono l’origine magica attribuita al caratteristico anello in filigrana che impreziosisce le mani di tante donne sarde e non. Secondo un’antica leggenda, ambientata in epoca nuragica, a fabbricare le fedi erano le Janas, le mitiche fate o streghe sarde che abitavano nelle Domus de Janas. Erano creature minuscole e meravigliose, che uscivano dalle loro grotte soltanto la notte, per timore che il sole bruciasse la loro delicatissima pelle. Popolavano i boschi della Sardegna e indossavano abiti rosso porpora assieme a scialli ricamati con fili d’oro. Si riteneva che avessero un particolare legame con la terra. Inoltre erano abilissime tessitrici, tant’è che ancora oggi si narra che durante la notte, in prossimità delle loro dimore si senta il rumore dei telai. Era proprio nelle loro case scavate nella pietra che, secondo la leggenda, le fatine intessevano metalli preziosi come fossero tessuti. Ricamavano e intrecciavano fili d’oro e d’argento e incastonavano in essi le pietre preziose. Dai loro abili lavori nascevano  is prendas, ossia i gioielli sardi. Così come erano abilissime nell’intrecciare i metalli preziosi, si riteneva che le Janas fossero anche in grado di intrecciare tra loro i destini degli uomini, per questo motivo si narra che molti di loro si rivolgessero a esse per mettere in atto un incantesimo d’amore. Le fatine, con le loro abili mani, si impegnavano nella creazione di un anello che, una volta indossato dalla donna amata all’anulare sinistro, dove secondo la credenza popolare passerebbe la vena collegata direttamente al cuore, la vena amoris, avrebbe legato in maniera indissolubile il destino dei due amanti. Questa e altre leggende ruotano attorno a questo gioiello, antichissimo e meraviglioso, caratteristico della tradizione sarda, che con la sua peculiare lavorazione continua ad affascinare anche al di fuori della nostra isola.     ...

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