Le emozioni che insegnano
della dottoressa Alice Bandino* ___________________________ [caption id="attachment_42400" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Dopo la rubrica dello scorso numero, abbiamo chiesto a qualche adolescente di raccontarci le proprie emozioni sulla situazione sociale e personale che stanno vivendo, in riferimento a questa pandemia in corso. Spesso son i loro genitori a raccontarci le loro difficoltà, i loro comportamenti incomprensibili, le loro accuse, i loro silenzi; noi psicologi possiamo seguire i genitori, offrire diverse soluzioni sul come convivere coi tempi e modi dei loro figli, con la vita che cambia, con le modificazioni del corpo, della voce, delle amicizie, delle idee sulle relazioni umane, sui valori, sui confronti coi propri pari; spingiamo sempre gli adulti a parlar loro con maturità e comprensione, evitando di fare gli amiconi moderni, perché educarli è il nostro compito, non imporre regole come in altri tempi o ancora peggio non darne nessuna. Ricordiamo ai genitori che se evitano i confronti/scontri generazionali, i loro figli cercheranno altri adulti di riferimento cui affidare le loro emozioni, nella migliore delle ipotesi potrebbe essere un parente che li ama e li comprende, magari un docente, uno sportello d’ascolto offerto dalla scuola o dal Comune, dalla società sportiva, da un’Associazione o un sacerdote; ma chi più di un genitore dovrebbe ascoltarli, guidare, anche punire al bisogno? A volte ci dimentichiamo che i nostri figli non sono come noi e educarli come siamo stati educati noi trent’anni fa potrebbe essere anacronistico, di contro fare tutto il contrario di quello che hanno fatto con noi, potrebbe essere un boomerang e far nascere conflitti ancora più duri; il genitore non è un mestiere: è un ruolo che muta col mutare del tempo storico, degli eventi della vita e dalla comunità sociale dove viviamo. Le risposte che abbiamo ottenuto dai loro figli ci offrono degli spunti educativi mirati, almeno ci fanno capire se e dove stiamo sbagliando, ci fanno conoscere l’altra faccia della medaglia: volevamo indagare l’adolescenza ai tempi della pandemia, vista dal loro punto di vista e per capirlo ho scelto le risposte di ragazzi e ragazze che vivono situazioni familiari e sociali differenti, per avere un quadro più vario, senza generalizzare e senza stigmatizzarli, semplicemente dando la possibilità a noi di conoscere meglio le loro emozioni e a loro di condividerle, senza giudizi. “Vedo i miei compagni di classe più decenti meno di prima, non tutti viaggiano e anche coi proff non ho tempo di spiegarmi come facevo prima; mio padre non lavora più e mia madre è sempre nervosa che si lamenta per tutto e urlano molto più di prima. Ho scarpe vecchie e ho usato il giubbotto di mio fratello ma se mi bocciano andrò a lavorare, a cosa serve vivere così?” “Non mi dispiace fare le lezioni miste, a volte vado a volte no, tanto non ci bocciano, mi dispiace solo non poter vede ...
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