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San Sperate celebra la Festa europea della musica

La Scuola Civica di Musica di San Sperate partecipa alla Festa europea della Musica, inserendosi nel solco delle celebrazioni di livello nazionale e internazionale: dopo il grande successo della prima edizione 2017,  al Giardino Sonoro di Sciola, quest'anno il giorno giovedì 21 giugno sarà la volta di “Un Inno alla Gioia”, una serata volta ad unire studenti, professionisti ed appassionati in un abbraccio musicale, proprio come auspicato da Ludwig van Beethoven nel brano che dà il nome alla manifestazione.           Alle 17, presso la sede della Civica in via Sassari,  avrà inizio  "Stanze sonore" , laboratorio che coinvolge i giovanissimi studenti di propedeutica musicale della fascia 0-6 anni e le loro famiglie -  mentre dalle 20 tutti in Piazza San Giovanni per l'esibizione degli studenti dei laboratori di musica di insieme e per l'attesissimo concerto della Civica Big Band, diretta dal M° Paolo Carrus, che avrà come gradito ospite il sassofonista Marco Argiolas. La partecipazione è gratuita e rientra nel ciclo di manifestazioni organizzate per il 50° anniversario del muralismo. L’evento, patrocinato dal Comune, è organizzato dalla Scuola Civica di Musica di San Sperate in collaborazione con l’Associazione San Sperarte e la Pro Loco; si ringraziano inoltre gli sponsor Conforama, Mondo Musica, Agid Cad San Sperate. La serata sarà seguita da Unica Radio, media partner di “Un Inno alla Gioia”. ...

Autobiografia di un sardo che ha scelto il mondo

In controtendenza rispetto alle narrazioni che vedono i sardi emigrare perché costretti dalla povertà, alla ricerca di lavoro e fortuna oltremare, e sempre divisi tra la terra di accoglienza nella quale si sono integrati e hanno potuto crescere lavorativamente, sfruttando quei talenti che nella loro terra sarebbero destinati a restare sopiti, e la forte nostalgia per la propria terra d’origine, in Nassara e la guerra dei poveri si parla di un sardo che sceglie di lasciare la propria terra. Che rinuncia alla possibilità tangibile di un posto fisso, magari in “Regione”, per seguire la sua passione, quella di viaggiare, di conoscere il mondo, entrare in contatto con genti di culture e lingue differenti. Nassara e la guerra dei poveri  rappresenta per Gianni Andrea Deligia, alto funzionario ONU oggi in pensione, una riflessione sul proprio passato, sugli anni che hanno segnato maggiormente la sua vita, quelli in cui ha deciso quale fosse la sua strada, pur senza sapere dove lo avrebbe portato. Nato in una casa cantoniera al centro della Sardegna, vivrà isolato con la propria famiglia lontano dai centri abitati, uno dei pochi contatti con il mondo è il treno, che passa regolarmente due volte al giorno. Forse sarà proprio la solitudine e la curiosità di scoprire e incontrare altre persone, il sentimento di lontananza dalla società ad alimentare il desiderio di lasciare la casa e la famiglia e partire alla scoperta del mondo. Dopo la laurea in Scienze Politiche, siamo nel 1975, Gianni Andrea decide quindi di non prestare servizio militare, e chiede di partire come volontario del Servizio Civile Internazionale. Questa scelta e la conseguente partenza per il Ciad, rappresentano la prima tappa importante del percorso di vita di un ragazzo che non voleva essere solo sardo, ma desiderava varcare i confini del mare e mettersi in gioco. Quando si comincia qualcosa non si può mai valutare la reale portata delle proprie scelte, perché il caso, il destino o chissà quale entità insondabile, può aprirci delle porte che non immaginiamo. Così è successo a Gianni Andrea, ed è proprio per questo che la sua storia è diventata una storia da raccontare. Il progetto umanitario per il quale è partito con una ONG con sede nei dintorni di Napoli naufraga dopo poche settimane, Gianni Andrea rischia di dover tornare a casa e indossare la divisa militare, ma la persona che dirigeva l’unica rivista pubblicata in Ciad gli propose una soluzione, sarebbe dovuto partire per un altro lavoro e gli chiese di prendere lui in mano le redini della rivista, il «Tchad et Culture». E così lui, a soli 25 anni, Gianni Andrea si trovò ad accettare questo incarico, un po’ perché non aveva alcuna voglia di tornare a casa per essere intruppato in un esercito, un po’ per incoscienza.   Questo lavoro lo porterà a viaggiare per il Paese, conoscere tanti ciadiani e ciadiane, distinguerne le differenze culturali. Il Ciad è uno stato creato a tavolino dopo la ...

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