Attualità

Attualità

In questa categoria parliamo di attualità

Crisi agricola nel Medio Campidano, vertice in Prefettura

Il sindaco di Guspini Marco Pala ha partecipato a un tavolo tecnico in Prefettura per affrontare la crisi agricola del Medio Campidano e chiedere interventi al Governo

Si è svolto lunedì 15 giugno,  nella Prefettura di Cagliari, un tavolo tecnico dedicato alla grave crisi che sta interessando il comparto agricolo del Medio Campidano. All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Guspini, Marco Pala, insieme agli amministratori locali e a una delegazione della Confederazione Italiana Agricoltori.Nel corso della riunione è stato rappresentato al Prefetto il rischio di una duplice emergenza: da un lato le difficoltà economiche provocate dal crollo del prezzo del grano, dall’altro le possibili conseguenze sociali legate allo spopolamento delle aree interne.Secondo quanto emerso dal confronto, il Prefetto ha accolto le preoccupazioni espresse dagli amministratori e dal settore agricolo, assumendo l’impegno di portare le istanze del territorio all’attenzione del Governo nazionale.L’Amministrazione comunale di Guspini conferma la volontà di proseguire il lavoro condiviso con enti e associazioni di categoria per sostenere l’agricoltura locale, considerata un presidio strategico per la tenuta demografica, economica e idrogeologica del territorio. ...

Arbus, Arrestiamo il degrado

L’iniziativa, organizzata dall’associazione “Rimettiamo radici”, si è tenuta nella Casa circondariale di Is Arenas

Sono le otto e trenta del mattino. La mia macchina è la prima della fila davanti alla prima sbarra, unica via d’accesso al carcere di Is Arenas. La guardia di turno dice che bisogna ancora aspettare. A un certo punto, però, la sbarra si solleva: esibisco i documenti, un rapido controllo alla mia auto e, infine, posso ripartire. Ma proprio mentre si solleva la seconda sbarra, passa un mezzo all’interno del quale ci sono i detenuti pronti ad avviarsi verso il tratto di costa della spiaggia di Is Arenas, il luogo dove si svolgeranno le nostre operazioni di pulizia.Uno dei detenuti mi riconosce, si consulta con altri e, in quel momento, timidamente sollevano la mano per salutarmi. Io ricambio e aggiungo un sorriso, perché sì, sono felice di rivederli, ma ogni volta mi auguro che, nel frattempo, qualcuno sia uscito e abbia definitivamente scontato la propria pena.Nel carcere di Is Arenas ci sono stato diverse volte negli ultimi anni; tuttavia, è solo la mia seconda esperienza da volontario per questa iniziativa dal nome “Arrestiamo il degrado”, arrivata ormai alla sua decima edizione e ideata dall’associazione “Rimettiamo Radici”.«L’associazione nasce nel 2012 da una battaglia vinta. Grazie a un presidio spontaneo durato ben tre mesi e alla vittoria di un ricorso al TAR, con il quale si è impedito che su un promontorio a Capo Pecora si impiantasse un radar». A parlare è Massimo Liscia, uno dei soci fondatori e marito di Maria Rosaria Preite, presidente dell’associazione. «L’incontro di tanti di noi, uniti da un obiettivo comune, ci ha fatto scegliere di associarci e continuare l’impegno per la tutela e la valorizzazione del territorio».Ed è forse questa una delle questioni più importanti dell’iniziativa: «Arrestiamo il degrado», prosegue Massimo, «nasce infatti dall’esigenza di coniugare l’impegno sociale con quello ambientale e all’interno del carcere era perfetto».Pasquale Bronzo, docente di Diritto penitenziario all’Università La Sapienza di Roma, in un intervento su Gramsci e il carcere sosteneva che il sistema carcerario deve essere volto a un processo di riabilitazione e risocializzazione dei detenuti, ma allo stesso tempo poneva un importante quesito: come pensiamo, infatti, di risocializzare un individuo escludendolo dalla società stessa?Ecco quindi che il grande lavoro svolto dalla direzione, dalla polizia penitenziaria e dagli educatori trova un valore aggiunto in queste manifestazioni che arrivano dal mondo esterno: volontari che diventano parte integrante del processo, ponti affinché questo importante passaggio avvenga.Il lavoro è stato duro: per circa quattro ore i volontari, insieme ai detenuti e agli operatori del carcere, hanno pulito più di un chilometro di costa, sferzati da un vento di maestrale e da un mare indomito che ha fatto sentire la propria voce. Dopo le operazioni di raccolta c’è stato un pranzo condiviso, un modo per stare insieme e raccontarsi, in parte attraverso i ...

Vai a tutti i contenuti →