San Gavino, presentazione del libro Su Sardu Standard

di Andrea Lanterna __________________________________ È stato presentato, nella sede della Pro Loco di San Gavino Monreale, il libro “Su Sardu Standard”. L’evento è stato organizzato dalla Pro Loco insieme all’associazione S’Acadèmia de su Sardu. Il libro, edito da Alfa Editrice, oltre ad essere una grammatica contiene una proposta per scrivere tutto il sardo, campidanese e logudorese, seguendo le stesse regole ortografiche. Ha introdotto la serata la presidente della Pro Loco, Antonella Caboni, che ha ricordato l’importanza di parlare il sardo anche ai più piccoli, come si faceva una volta. Hanno poi portato il saluto dell’amministrazione comunale il sindaco Carlo Tomasi, l’assessora alla Lingua Sarda Giusi Chessa e l’assessora alla Cultura Silvia Mamusa. Spazio poi ai relatori Massimo Madrigale, presidente de S’Acadèmia de Su Sardu, e Giampaolo Pisu del Comitato Scientifico per Su Sardu Standard. Ha coordinato il dibattito Lorenzo Argiolas, attivista e appassionato di Lingua Sarda. «Questo libro - ha affermato Massimo Madrigale - nasce anche grazie all’impulso del compianto professor Eduardo Blasco Ferrer e Oreste Pili, oltre che di Paolo Pillonca, personaggi di primo piano nello studio della Lingua Sarda. S’Acadèmia nasce nel 2009 e da allora abbiamo cominciato a lavorare per la tutela, la valorizzazione e la divulgazione del sardo». È stato Giampaolo Pisu a illustrare il contenuto del volume e in cosa consiste questa proposta ortografica. «Si tratta di una proposta moderna che tiene conto delle diverse parlate - ha spiegato Pisu - e si rifà alla lingua utilizzata da is cantadoris». Il numeroso pubblico ha seguito con attenzione e curiosità, ponendo numerose domande ai relatori. Dal dibattito è emersa la necessità di declinare al presente e al futuro la lingua sarda, come arrivare ai giovani e come veicolare lo studio del sardo nelle scuole. Una serata senz’altro incoraggiante per apprendere meglio e per perseguire un obiettivo caro a tutta la comunità sarda. ...

“Si viaggiare, ma responsabili: nuovi modelli e nuove strategie per lo sviluppo dei territori”

“I viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni (e i loro pregiudizi, ndr) a casa, i turisti no”, scrive il saggista inglese Pico Iyer. Da questa differenza ho tratto sempre spunto per riportare con me, nel cuore, le esperienze fatte durante i miei viaggi. Con questo articolo prende inizio un racconto - che durerà per qualche numero del giornale - delle mie esperienze di lunghi periodi molto intensi passati in Sardegna negli ultimi quattro anni, in particolare nella zona del Campidano e dintorni. di Graziella Falaguasta ____________________________   Premessa: il concetto di mobilità e il significato del viaggio   Sono tornata a fine di luglio di quest’anno, a distanza di 10 mesi, per quello che ormai chiamo il mio cambio-casa, a Portu Maga, la frazione marina di Arbus tra le meno popolate, che mi è servita come base per le mie escursioni per conoscere meglio e più approfonditamente questa regione che amo. Infatti, come ho avuto modo di scrivere anche sui social media, per me la Sardegna non è solo mare, perché l'abbronzatura passa, mentre il resto... resta: luoghi, storie, sensazioni e, soprattutto, persone, tante, amici vecchi e nuovi e tanto altro ancora. Vale la pena sottolineare che questo periodo storico - quello della pandemia da Covid-19 - sarà ricordato da tutti noi con grande emozione, avendo dovuto drasticamente modificare, forse per la prima volta in assoluto in 100 anni (cioè dopo la prima guerra mondiale e la famosa “spagnola” del 1918-1920) quasi totalmente il nostro modo di lavorare, di consumare, di viaggiare, di gestire le relazioni umane, insomma di vivere. La pandemia ci ha fatto comprendere - e personalmente sostengo per fortuna - tutta la nostra fragilità e precarietà, riportandoci anche a una necessaria riduzione dei consumi, dovuta moltissimo alla perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro, ma anche a nuove riflessioni sui modelli di sviluppo più in generale. Non ho la pretesa di affrontare qui tutte le tematiche economiche e sociali relative all’attuale situazione, che permane e ha lasciato segni indelebili in tutta la società, ma ciò che vorrei cercare di spiegare è l’ipotesi di un modello “diverso” del viaggiare, che riguarda quindi il settore dell’accoglienza turistica anche di questa regione, così ricca di bellezze naturali e storico-culturali, quello del turismo responsabile, che avrà sempre più spazio e senso, alla luce proprio delle nuove consapevolezze acquisite. Senza soffermarmi sulle ancora presenti difficoltà della Regione Sardegna in termini di continuità territoriale, va sottolineato che la notevole varietà di soluzioni di trasporto anche a costi bassi della nostra epoca, sia per lavoro sia per piacere, ha reso accessibile a un gran numero di persone la possibilità di aumentare la propria mobilità e di vedere/visitare luoghi che in passato potevano essere soltanto sognati o immaginati. “Il giro del mondo in 80 giorni”, di Jules Vern ...

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