Guspini, com'era una volta il mercato civico

di Maurizio Onidi ___________________ Come tutti i racconti che si rispettano anche questo comincia con la tipica espressione "c'era una volta" il mercato, quello spazio in cui si manifestano e si ritrovano gli usi, i costumi e le consuetudini di una popolazione. Un autentico tripudio di colori, profumi e voci che animavano il vecchio mercato della cittadina mineraria, nella splendida cornice del centro cittadino proprio sotto la piazza XX Settembre, rimasto in attività fino agli anni ottanta. Una decina di piccole stanze "loggette" come venivano comunemente chiamate, dedicate alla frutta e verdura, una alla macelleria comunale mentre un locale molto piu ampio era destinato ai banchi del pesce. Con l'aiuto di chi vi ha operato o comunque li ha vissuti quegli anni, abbiamo cercato di ricostruire alcuni momenti dell'attività di questo storico mercato partendo proprio dalla pescheria. Elisa Steri [caption id="attachment_86458" align="aligncenter" width="695"] Elisa Steri[/caption]   [caption id="attachment_86459" align="alignleft" width="233"] Gianluca Casula[/caption] Gian Luigi Casula, 74 anni, figlio di Elisa Steri, pescivendola «Ho cominciato ad accompagnare mia madre al mercato che ero ancora bambino. Ricordo molto bene la struttura dell'ampio locale dove erano predisposti i banchi, cinque postazioni realizzate con strutture in tubo di ferro sul quale erano fissati dei piani inclinati in marmo bianco con delle scanalature per sgocciolare l'acqua. Alle prime luci dell'alba l'attività cominciava ad animarsi e le voci aumentavano con l'arrivo dei fornitori. Carretti che portavano la verdura e la frutta. Mi tornano in mente i blocchi di ghiaccio che venivano scaricati insieme alle cassette del pesce che ogni rivenditore predisponeva sul banco in bella mostra. Cominciava la vendita e con essa le grida nella loggetta del pesce dove le pescivendole la facevano da padrone nei confronti dei loro concorrenti uomini (Elisa, Sebastiana, Carmina, Ciccittu e Baroi ndr). I toni di voce erano alti per richiamare l'attenzione dei clienti che cominciavano ad affluire. Si scatenava la gara a decantare la freschezza e la bontà di quanto esposto e che data la tipologia di prodotto si prestava a infiniti doppi sensi senza scadere nella volgarità. Nonostante siano trascorsi parecchi anni, molti ricordano ancora gli sfottò tra mia madre che invitava i clienti ad avvicinarsi al suo banco per verificare la freschezza del suo prodotto, al quale rispondeva a tono, in dialetto Baroi Tiana decantando la bontà dei serri».   Baroi Tiana [caption id="attachment_86463" align="alignleft" width="298"] Caterina e Paola Tiana[/caption] «Di nostro padre», raccontano le figlie Caterina e Paola, due delle dieci figlie di Vitalia Piras e Salvatore "Baroi” Tiana «abbiamo dei bellissimi e teneri ricordi. La nostra famiglia definirla numerosa non basta, 17 gravidanze di mamma, tredici figli di cui tre maschi e dieci donne con la gioia di avere avuto con noi anc ...

Las Plassas: Paolo Zedda, postino figura di riferimento per la comunità

di Simone Muscas _______________________ Quando il lavoro si trasforma in una sorta di missione sociale. È il caso di Paolo Zedda, 37 anni, portalettere dipendente di Poste Italiane sia a Barumini e sia a Las Plassas, comunità, quest’ultima, di appena duecento abitanti. Ed è proprio lì, nel più piccolo dei due paesi, che il senso del suo operato assume maggior valore. «A Las Plassas - spiega il postino - non c’è quasi nulla se non l’ufficio postale, un bar, un museo, la chiesa e il Comune. Nel paese mi conoscono tutti e nel tempo si è creato un rapporto confidenziale e di stima reciproca con tanti». Soprattutto per gli anziani la sua presenza è molto importante: «Hanno spesso voglia di scambiare due chiacchiere - racconta Paolo Zedda - e talvolta capita che ti raccontino cose personali, curiosità o che chiedano il mio parere su alcune loro scelte da prendere». Il rapporto fra cittadino e portalettere è quindi anche confidenziale: «Alcune signore anziane - spiega con piacere - si rivolgono a me chiamandomi addirittura “fillu miu”». E non mancano gli episodi curiosi: «Qualche anno fa una signora alla quale stavo consegnando la posta mi chiese di darle una mano a sistemare la sua antenna TV in modo da poter riprendere a vedere il suo programma preferito del quale si era già persa qualche puntata di troppo. Lo feci con molto piacere e per quel gesto mi ringraziò tantissimo». Aneddoti come questi la dicono lunga sui rapporti che si possono creare nella quotidianità dei piccoli centri abitati. Ed è proprio in quei contesti che per molti cittadini il postino rappresenta un vettore per i contatti con il mondo esterno. E soprattutto ora che le norme anti Covid sono state inasprite, figure come quelle di Paolo assumono una valenza ancora maggiore rispetto a prima: «Oggi - spiega il portalettere - si avverte più che mai la necessità delle persone di parlare con qualcuno. Prima dell’avvento del virus non mancavano certo le manifestazioni di affetto nei miei confronti quali una stretta di mano o una pacca sulla spalla. Speriamo di tornare quanto prima ai tempi passati per riappropriarci di quei piccoli gesti di gratificazione che tutti noi, chi più chi meno, inseguiamo nella nostra quotidianità». ...

Vai a tutti i contenuti