Arbus, il dopo elezioni analisi e prospettive, Michele Schirru: sarà un'opposizione dura ma collaborativa

di Gianni Vacca ____________________ Michele Schirru, 29 anni, laureato in Scienze Politiche è il nuovo capogruppo di Arbus Bene Comune. A lui il compito per i prossimi 5 anni di guidare l’opposizione consiliare. Vice Sindaco di Arbus e Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione dal 2015 al 2020, nel 2015 ha ottenuto 406 preferenze e nel 2020 450, risultando entrambe le volte il candidato più votato. Nel 2019 ha aderito al Partito Democratico. La sua  eccezionale performance  non è bastata. Soddisfazione per il successo personale ma delusione per la mancata  vittoria. Quasi un paradosso. Cosa è successo? E’ un grande orgoglio aver ottenuto tanti voti di preferenza ed essere il candidato più votato. Purtroppo non è bastato. Chi ha costruito la lista a noi avversaria è stato abile a camuffare la destra di Fratelli d’Italia in un gruppo civico, inserendo persone riferibili all’area del centrosinistra, invadendo il nostro campo. La sommatoria dei voti del centrodestra e di pezzi del centrosinistra ha fatto prevalere la lista Esserci per Arbus, seppur di poco. Hanno vinto senza idee e programmi, mettendo insieme tutti coloro che avversavano la nostra amministrazione. Noi non siamo esenti da colpe. Dobbiamo ricostruire e allargare il nostro campo, che è quello del centrosinistra e dei progressisti. Sempre più difficile trovare nelle amministrative  liste che utilizzano i simboli dei partiti. Secondo lei perché  avviene, non crede che questo possa generare nell'elettorato una certa confusione. L’elezione diretta dei Sindaci, in vigore dal 1993, ha “personalizzato” la politica. In questo contesto hanno presto forza i singoli, favorendo la nascita di liste civiche senza alcuna ideologia e identità, di amministratori locali deboli. La differenza tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti, esiste. Cinque anni di amministrazione: quali le iniziative che maggiormente vi inorgogliscono e a quali invece col senno di poi avreste dovuto dedicare  maggiori attenzioni? Siamo molto orgogliosi di aver dato al paese il Palazzetto dello Sport e altri impianti sportivi, la biblioteca, l’info point, l’eco-centro, le borse di studio con scuole moderne e a norma, tante opere pubbliche, l’approvazione del PUC, un’ottima promozione turistica, politiche sociali attente a tutti e non clientelari, eventi culturali. E’ mancato qualcosa nello sviluppo del territorio: il Villaggio di Portu Maga ancora chiuso, la Colonia di Funtanazza, il grande patrimonio immobiliare comunale non utilizzato, ma parliamo di problematiche vecchie di oltre 30 anni.  Parliamo di continuità amministrativa: quali secondo lei le iniziative da voi poste in essere che  non vanno ne trascurate ne abbandonate? I numerosi finanziamenti: oltre 1,5 milioni di euro della Programmazione territoriale, 2 milioni di euro per l’Eco Parco di Piscinas, il completamento di Piazza San Lussorio e del campo sportivo Mario Peddis e di altre opere già avviate, i ...

Pietre sull’acqua per vivere il nuovo presente

L’autore, pur rispettando le scelte dei suoi confratelli, durante il primo lockdown ha preferito condividere con i suoi studenti, amici e sui social contenuti filosofici, teologici, spirituali, letterari e artistici facendo attenzione agli eccessi. Riflessioni e post che ora sono diventati un libro.  di Gian Piero Pinna ________________________ Il nuovo libro di don Giuseppe Pani, Pietre che rimbalzano sull’acqua. Cerchi di teologia del limite per vivere in nuovo presente (Effatà Editrice), è un buon esempio di come la scrittura sul web possa poi diventare un libro cartaceo profondo e mai scontato. Non a caso, l’autore è docente di teologia ma anche direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Universitaria, la Cultura e l’Evangelizzazione digitale dell’Arcidiocesi di Oristano. Pur rispettando le scelte dei suoi confratelli, durante il primo lockdown ha preferito condividere con i suoi studenti, amici e sui social contenuti filosofici, teologici, spirituali, letterari e artistici facendo attenzione agli eccessi: «L’ostentazione del clero, molto apprezzata nei primi giorni di confinamento, si è spenta fortunatamente col passare del tempo per lasciare spazio, salvo rari casi, alla sobrietà evangelica» (p. 15). Don Pani lancia tredici pietre sull’acqua: «Senza stravolgere il senso di una nota pagina evangelica ho scagliato pietre (le parole occorre “lanciarle” perché le cose accadano) per creare cerchi di etica (una micro-lezione per i miei studenti, una meditazione oppure un post sui social) capaci di dilatarsi nella rete il più possibile» (p. 17). Pietre e cerchi concentrici che ora sono diventati un saggio. Prive di autocensure le prime pietre-riflessioni analizzano l’attuale situazione ecclesiale. L’autore accenna anche a una “bipolarità” (la separazione tra cultura teologica e vita spirituale) presente da secoli all’interno del mondo ecclesiale, ma venuta tragicamente a galla durante il lockdown attraverso quella che definisce la «liturgodemia digitale con abusi di ogni tipo o religiosità popolare da remoto con ritorno indiscriminato a devozioni del passato. Senza dimenticare, anche prima della pandemia, il «prete modaiolo che s’inventa l’aperimessa, canta Bella Ciao o quello “ballerino” convinto di essere un concorrente di Ballando con le stelle» (p. 16). Il teologo sardo si rivolge così ai sacerdoti: «Nel lockdown abbiamo perso l’occasione di vivere come monaci senza regola, come moderni eremiti in grado di cogliere gli abissi della nostra e altrui fragilità: la contemplazione e il silenzio generano la creatività, la più alta espressione dell’azione» (p. 25). Sarebbe stato opportuno usare il tempo sospeso come tempo di autocritica e riflessione: le chiese erano vuote o chiuse anche prima della pandemia (cfr. p 65). Preambolo perfetto alle “pietre” preziose sulla fragilità e la vulnerabilità è la prefazione affidata al noto teologo Martin Lintner: «L’esperienz ...

Vai a tutti i contenuti