Se sei ore vi sembran poche
di Rinaldo Ruggeri ____________________ [caption id="attachment_77066" align="alignleft" width="194"] Rinaldo Ruggeri[/caption] In questo periodo di Coronavirus è andato di moda il lavoro a casa o fuori sede, lo Smart Working (lavoro intelligente). Il lavoro a casa, o fuori sede, o il lavoro in genere non mi pare sia un’attività umana intelligente, forse lo è per chi trae i frutti del lavoro altrui. Il lavoro di solito è considerato un peso fisico e intellettuale, poco piacevole. Andando a ritroso nella storia, le testimonianze scritte descrivono il lavoro come una fatica disumana; addirittura la Bibbia, nella Genesi, parla di lavoro come punizione Divina: “…maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.” Non credo, che gli schiavi o i servi della gleba, costretti ad un lavoro bestiale, considerassero il loro operare un lavoro intelligente. Il lavoro è sempre stato una costrizione, operata con la forza delle armi o con la forza del bisogno. In tempi moderni, la letteratura e la saggistica si è incaricata di dare al lavoro quella patina di sentimentalismo romantico. Il lavoro intelligente, quello creativo, è un oggetto raro o meglio una chimera. Pochi, anzi pochissimi: artisti, scienziati e ricercatori possono considerarsi veri lavoratori intelligenti, perché il loro lavoro non è un lavoro ma una concretizzazione della loro personalità, in libertà. Le altre persone di questo mondo sono schiave dei luoghi comuni, del conformismo imperante e vittime dei poteri forti. La stampa, la letteratura, la televisione fa opinione che spesso viene assimilata, senza nessun filtro, per mancanza di coscienza critica. In passato, ma anche nel recente corso della storia, vi è un dominio dei conformismi, inoculati, nei secoli, dalle classi dominanti. Sul lavoro, spesso, rivolti al lavoratore si sentono frasi del genere: “quello è un gran lavoratore” oppure in senso negativo: “quello è un poltrone patentato”. Giudizi, opinioni che nascono da chi ha interesse e trae profitto dal lavoro altrui. Queste valutazioni sul lavoro altrui, spesso coinvolgono, anche, i lavoratori che operano gomito a gomito con il “poltrone” di turno. Questa è la forza del potere che riesce a far passare luoghi comuni come idee forti. Per superare questi stereotipi, bisogna partire dall’essenza del problema: il lavoro, intelligente o stupido, è fatica, e il peso della fatica va ripartito. Per questo motivo non si capisce perché tre milioni di disoccupati, soprattutto giovani, non vengano inseriti nel mondo produttivo. Introdurre queste forze lavorative fresche permetterebbe di realizzare la tanto auspicata riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, a sei ore. Permetterebbe, grazie a questa introduzione, di aumentare significativamente la contribuzione verso l’Inps e quindi pensare a pensionamenti meno punitivi. Purtroppo tutto ciò non si fa perché in questa società non si produce per g ...
Leggi di più“Fai le mosse giuste”, la campagna di comunicazione dell’università di Cagliari sul covid-19
Al via in questi giorni una campagna di comunicazione dell’Università degli studi di Cagliari con l’obiettivo di fronteggiare l’emergenza Coronavirus ricordando i comportamenti corretti da adottare per evitare il contagio. Si tratta di un progetto improntato sull’originalità dell’universo gaming, e destinato al mondo dei più giovani – prima di tutto le studentesse e gli studenti dell’ateneo cagliaritano, ma più in generale tutti i ragazzi - con un potenziale di diffusione che va oltre gli spazi accademici. Nelle prossime settimane il video della campagna sarà mostrato in apertura delle lezioni di tutto l’ateneo di Cagliari, sarà diffuso sui canali social con una possibile diffusione anche nell’ambito delle scuole superiori di secondo grado e, successivamente, lo sviluppo di un vero e proprio game ispirato alla campagna. L’obiettivo è sensibilizzare il maggior numero di persone verso forme di comportamento sempre più responsabili e consapevoli, in modo da arginare la diffusione massiva del Covid-19 e fare, ognuno, la propria parte: cittadini, istituzioni, scuole, università. Con un imperativo: proteggere se stessi per proteggere gli altri. L’iniziativa, fortemente voluta dal Magnifico Rettore Maria Del Zompo, è stata ideata e realizzata dall’agenzia di comunicazione Relive Communication (Andrea Iannelli regista, Massimo Moi direttore creativo, Riccardo Atzeni art director, Alessandro Calamida graphic design), e si declina in più formati destinati ad una propagazione social e digitale: un video da tre minuti, con moduli da 15 secondi per la pagina facebook di UniCa, e un sito dedicato failemossegiuste.unica.it “La comunicazione scientifica è importante per capire la gravità della pandemia in atto – commenta Maria Del Zompo, Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari – ed è fondamentale che il linguaggio utilizzato sia comprensibile al più alto numero di persone. Per questo il nostro Ateneo ha sentito la necessità e l’esigenza di fornire ai propri studenti e alle proprie studentesse, ma anche a tutta la popolazione, il modo più semplice per informarsi sul virus e sulla patologia che innesca. Facciamo questo da sempre: in questo momento storico è anche un modo per rinsaldare la vicinanza tra UniCa e la nostra gente”. Alla base della campagna c’è un vero progetto scientifico, realizzato con la collaborazione di un gruppo di docenti e ricercatori che in questi mesi hanno contribuito anche al lavoro di divulgazione scientifica sul tema realizzato dall’Ateneo grazie alla costante relazione con i media. Il team è coordinato dal professor Paolo Contu ed è composto da Enzo Tramontano, Aldo Manzin, Sofia Cosentino, Francesco Marongiu, Gabriele Finco, Marco Pistis, Caterina Chillotti e Maria Erminia Stochino. All’interno del sito è possibile accedere a tutti gli approfondimenti sul tema COVID-19 a cura del gruppo scientifico. L’Università degli studi di Cagliari ha scelto di svinco ...
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