Agricoltura d’altri tempi: sa spigadrisci
di Francesco Diana ___________________ Prima dell’evento della raccolta meccanica mediante l’impiego della “Mietilega”, prima, e della mietitrebbia, poi, la mietitura delle graminacee, e del grano in particolare, avveniva grazie all’impiego di provetti mietitori, impiegati sia in forza ai noti contratti ”a scaràda”o semplicemente come giornalieri. Ogni mietitore, indipendentemente dalla forma contrattuale, aveva diritto a portarsi appresso una “Spigolatrice”, che in genere era la moglie, o la fidanzata, oppure la sorella, col compito di raccogliere le spighe perse o volontariamente lasciate cadere dal mietitore. Il grano spigolato apparteneva in genere alla spigolatrice la quale, però, aveva l’obbligo di partecipare ai lavori dell’aia senza compenso alcuno, salvo eventuali doni da parte del padrone. Quando la spigolatrice non aveva alcun rapporto familiare o affettivo col mietitore, quest’ultimo poteva pretendere una parte del grano spigolato. Altrettanto poteva succedere quando la spigolatrice era impiegata tutto l’anno nell’esecuzione dei lavori domestici presso famiglie del posto; in questo caso la Padrona, a compensazione dei mancati servigi durante il periodo della mietitura, poteva pretendere fino al 50% delle spighe raccolte. Ovviamente, a compensazione della benevola concessione, le spigolatrici avevano l’obbligo, a turno, di assistere i mietitori durante il lavoro, fornendo a loro richiesta l’acqua da bere con “su fràscu” in terracotta, tenuto in fresco in una zona d’ombra, unitamente a tutto “su strèxiu”. Durante tale operazione, le altre spigolatrici non direttamente impegnate, non potevano continuare la raccolta delle spighe lungo “sa tenta” del mietitore cui erano associate. Gli indumenti personali indossati dalle spigolatrici non differivano, per funzionalità, da quelli del mietitore, poiché la finalità era quella d’impedire eventuali danni causati dalla puntura delle stoppie. Indossavano perciò gonne molto lunghe, due paia di calze grosse e i classici “manascìbis”. Il capo era protetto con grandi “muncadòris”per evitare indesiderate abbronzature. Sul davanti veniva sistemata la grossa sacca “sa sacchìtta”, all’interno della quale venivano riposte le spighe (liberate dai culmi per mezzo di un falcetto: “sa pudazza”), che all’occorrenza venivano trasferite all’interno di un apposito sacco giacente in prossimità di “su strèxiu”. Caratteristica la chiusura del sacco contenente le spighe, a fine giornata: ogni sacco veniva legato ai due angoli superiori, tanto da formare due caratteristici corni! Altrettanto caratteristico era il rituale adottato in genere a “fin’è messa”, che coinvolgeva tutte le figure impegnate durante le operazioni di mietitura, partendo dal proprietario, ai mietitori, alle spigolatrici e a “su carradori”, partendo da quello riguardante il classico ultimo covone “urtima maghia”. Prima d ...
Leggi di piùAl palazzo vescovile la rassegna di film "Libertà di poter scegliere"
Domani, a Villacidro comincerà una nuova rassegna cinematografica dal titolo "Libertà di poter scegliere". Dal 7 ottobre all' 11 novembre per sei lunedi al palazzo vescovile, in via Vittorio Emanuele 15. La rassegna è organizzata dall''associazione Centro Culturale e di Alta Formazione Onlus col supporto della Cei. L'ingresso è gratuito. Si parte con la proiezione del film Fuocoammare, un documentario del 2016 diretto da Gianfranco Rosi, premiato nello stesso anno con l'Orso d'oro per il miglior film al Festival di Berlino, che ha per oggetto l'isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che la interessano. Il film ha ottenuto una candidatura a Premi Oscar, quattro candidature a David di Donatello, ha vinto un premio ai European Film Awards, una candidatura a Cesar, tre candidature e vinto un premio ai London Critics. ...
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