Nuovi marciapiedi in via Maria Carta, strada di accesso alla stazione dei treni
di Gian Luigi Pittau Pedoni più sicuri a San Gavino nel tratto di via Maria Carta che porta alla nuova stazione ferroviaria. Infatti è in via di completamento il nuovo tratto di marciapiedi di questa strada di collegamento che ogni giorno viene percorsa dai tanti pendolari che si recano a Cagliari o ad Oristano in treno e dai tanti studenti delle scuole superiori del paese. «I lavori - spiega il sindaco Carlo Tomasi - fanno parte delle opere di completamento dell'area antistante la nuova stazione e comprendono in futuro la copertura della zona del centro intermodale (per lo scambio autobus-treno) che consentirà di spostarsi dalla zona di sosta degli autobus alla stazione stando al coperto». In questo modo il paese si presenta più accogliente a chi ogni giorno arriva dai paesi vicini ma anche da quelli della Marmilla e della Trexenta per motivi di studio o di lavoro. I lavori per la copertura dell’area di sosta degli autobus con le nuove pensiline sono stati ultimati ed ora sarà creata una nuova sala d’aspetto di oltre 200 metri quadrati: «In questo modo - aggiunge il primo cittadino - ci saranno nuovi e confortevoli spazi per la sosta dei passeggeri che potranno collegarsi gratuitamente ad Internet ed usufruire di servizi come il bancomat e l’ infopoint a disposizione di tutto il territorio. San Gavino può essere il punto di partenza di un itinerario che va dal mare alla scoperta dei percorsi archeologici, naturalisti ed enogastronomici passando per le terme di Sardara e la rete regionale ciclabile che ha nel nostro paese uno dei suoi punti di riferimento: puntiamo su in turismo verde ed ecosostenibile. A San Gavino sono già state realizzate diverse piste ciclabili ed ora sarà ripristinata quella del trenino delle miniere che da Montevecchio portava al nostro paese». Per la realizzazione di questo moderno centro intermodale il Comune ha ottenuto un finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro. ...
Leggi di piùSant’Antioco, alla scoperta di artigiani di una volta e antichi mestieri
di Giovanni Contu L’isola di Sant’Antioco è uno scrigno di ricchezza, sott’acqua e nella terraferma. Archeologia e artigianato, storia e cultura convivono nel settore ricettivo; una combinazione efficace per visitatori e turisti. Navigazione e tradizione marittima si fondono nell’offerta vacanze e costituiscono una valida opportunità per i viaggi di istruzione. E così anche un breve soggiorno può diventare occasione interessante per conoscere persone di altri tempi. Il Museo del Mare (MuMA) ad esempio - allestito nei locali ristrutturati dove un tempo si trovava l’ex mattatoio - propone un viaggio virtuale nel tempo passato, attraverso il racconto dalla viva voce dei protagonisti accompagnata dalla testimonianza dei maestri d’ascia, i costruttori delle imbarcazioni in legno. Si tratta esperti artigiani nel taglio, nella lavorazione e nell’assemblaggio delle diverse parti che compongono lo scafo; persone capaci di applicare con estrema precisione una tecnica molto antica. Con il MuMA, dopo un video documentario e l’esposizione di nasse, lampare e teche ricche di piccoli manufatti, vi è modo di far conoscenza con un pescatore sul lungomare. In piedi sulla sua barca - in legno - rimette in ordine la rete, dopo aver separato il pescato destinato alla vendita – chilometro zero, superfluo precisarlo - dal cibo per i gabbiani, ai quali porta regolarmente da mangiare mentre gli svolazzano intorno. Nel frattempo, senza fermarsi, parla con un gruppo di studenti in viaggio di istruzione. Ragazzi e docenti gli rivolgono domande di ogni genere, alle quali puntualmente risponde. Il suo nome è Agostino Cauli; capelli ricci e lunghi, la pelle cotta dal sole, fisico asciutto, occhi piccoli e verdi, abituati a proteggersi dalla luce. Lavora da quando aveva 14 anni, imbarcato in un peschereccio a Livorno, quindi in diverse navi come dipendente impiegato per diverse mansioni. Poi la scelta del lavoro autonomo e da allora e per tanti anni, quello del pescatore è stato ed è il suo mestiere, come lo fu del padre e dei suoi famigliari. Devotissimo di frà Lorenzo da Sardara, fino a qualche anno fa si è impegnato come barelliere volontario nell’Unitalsi e oggi racconta la propria esperienza di vita. Pioggia, vento forte, mare mosso, caldo, grandine, bonaccia non fa differenza; è necessario guadagnarsi da vivere e sopravvivere in tutte le condizioni, perciò la regola diventa: mano al timone, prendere il largo e mantenere la rotta. Recentemente, in questo periodo di forti precipitazioni, sotto un diluvio gli è capitato di rimanere in panne, a diverse miglia dalla darsena. Il motore appena acquistato improvvisamente si spegne; forse un falso contatto o un guasto meccanico. «Come hai risolto ?» gli domanda un alunno. Per qualche secondo si ferma, concentra l’attenzione sulle parole e risponde: «Ragazzi, la cosa più importante, per tutti nelle difficoltà e in tutto ciò che può capitare, è la calma. Contate fino a dieci, ...
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