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La Gazzetta del Medio Campidano del 15 dicembre è in edicola

La Gazzetta del Medio Campidano numero 22 del 15 dicembre è in edicola. L'ultima edizione del 2022 esce con sei pagine dedicate al Natale senza trascurare i fatti più importanti accaduti nei paesi del Medio Campidano come ci racconta la prima pagina del quindicinale, presente in edicola da oltre vent'anni. In evidenza la corrispondenza da Arbus, sostenitrice e prigioniera dei vincoli ambientali e da San Gavino il grido d'allarme dei produttori di zafferano che registrano un forte calo di produzione a causa delle intemperie climatiche. Da Villacidro, il resoconto dell'udienza con Papa Francesco dell'istituto comprensivo Giuseppe Dessì e da Sanluri segnaliamo l'importante riconoscimento a livello nazionale assegnato alla scuola primaria in virtù della pubblicazione del giornalino scolastico "Scuolaelettrizzante". A Villamar continua la polemica sulla conservazione dei leoni nella piazza della chiesa. Guspini festeggia i dieci anni di attività del coro polifonico "In ... cantu de Coro", da Pabillonis il racconto dei 70 anni del cinema Verdi e da Gonnosfanadiga la notizia della ristrutturazione dei campi da tennis. Non poteva mancare la pagina dedicata allo sport con il punto sui tornei di eccellenza, promozione e prima categoria. Si ricorda che il giornale può essere acquistato oltre che nelle edicole anche dai collaboratori che effettuano “il porta a porta”. Coloro che desiderano riceverlo a casa possono telefonare al 329 4878330. Dalla redazione e dai corrispondenti del nostro giornale tanti cari auguri di Buon Natale e sereno Nuovo Anno a tutti in serenità e pace.   ...

Emozioni e aggressività

di Alice Bandino* _________________________________________________________   [caption id="attachment_49148" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Come ogni anno, in questi giorni di fine novembre si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Esattamente un anno fa (il 3 Dicembre 2021), era stato proposto un provvedimento dalle allora ministre del Governo Draghi contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, un Disegno di Legge che prevedeva l’arresto per gli uomini violenti non più solo in flagranza di reato, la procedibilità d'ufficio per i maltrattamenti domestici e il braccialetto elettronico. Inoltre, le pene previste per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento sarebbero state aumentate "…se il fatto è commesso nell'ambito di violenza domestica da soggetto già ammonito". In dodici mesi l’iter di quel DdL si è fermato: la Legge non è stata approvata, il Governo è cambiato, la Corte Europea per i diritti umani per ben quattro volte ha condannato l’Italia per non aver protetto donne e madri vittime di violenza e i loro figli; su quasi 100 donne uccise, un’ottantina hanno perso la vita per mano di un proprio caro. Serve una Legge organica che partendo da quel DdL, più volte rinviato e poi decaduto, aiuti a contrastare questo fenomeno che non riguarda solo la donna vittima, ma anche i bambini che assistono ai maltrattamenti. Le segnalazioni da parte di scuola, servizi sociali o CAV vengono viste come un oltraggio alla famiglia, come un abuso di potere e non come una mano tesa per un lavoro di rete per spezzare la spirale di violenza. E’importante soprattutto il primo impatto che le donne hanno con gli operatori: le forze dell’ordine, il personale nei P.S., il personale scolastico e tutti gli educatori che hanno a che fare con la donna e/o i minori dovrebbero essere formati per rendere efficace questi piani di intervento. Una donna che decide di reagire alla violenza e di chiedere aiuto, ha bisogno di trovare davanti a sé persone che sappiano soprattutto dare risposte certe. Una donna che chiede aiuto non si aspetta di rispondere a domande sul proprio stile di vita, sul modo di rapportarsi con il violento, sulla propria moralità: una donna vittima di violenza (a volerne trovare per forza una) ha solo una colpa, non andarsene al primo segnale di violenza; giustificare, sperare, attendere che i comportamenti o il linguaggio violenti spariscano magicamente col tempo è l’intimo desiderio di ogni vittima, pur di evitare interrogatori e processi. Soprattutto quando la violenza è perpetrata da un familiare, la tendenza è quella di coprire, sperare (magari pregare) che si risolva tutto per il meglio e per tutti. Le vittime spesso non denunciano perché hanno paura di non essere credute; inoltre allo stato attuale della Legge, mentre viene presa in carico la vittima e gli eventuali figli, il maltrattante resta nel ...

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