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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Lardaiollu de Crannovalli o segarì pezza

[caption id="attachment_51089" align="alignleft" width="160"] Roberto Loddi[/caption] Saturno, la divinità romana dell’agricoltura lo adorava. Il Carnevale è stato da sempre identificato con banchetti e smisurate gozzoviglie a base di grassi, fritture dolci o salate e bevute esagerate. Il suo nome infatti deriva da “carnem levare”, eliminare la carne, ma anche da “carrus navalis”, che sta ad indicare l’inizio della Quaresima. Nei paesi di culto cattolico, da sempre bisogna astenersi dal mangiare carne o derivati e si inizia a rispettare il canone dei precetti. Il carnevale è una festa popolare le cui origini sono molto antiche e nascono da tradizioni e costumi pagani, che per secoli ha avuto come uso il lancio di cibi, una consuetudine che nei momenti di carestia e fame dei secoli passati provocava un sensazionale consenso e gioia da parte della gente. L’apice di successo si raggiunse in una storica “festa della porchetta” ideata per il Carnevale di Bologna nel 1279, per festeggiare la vittoria sui ghibellini e, a Roma nella famosa cinquecentesca “cuccagna del porco”. Durante queste due feste infatti vennero lanciati alla folla pezzi di carne di maiale. Il Carnevale trova la sua origine simbolica come rappresentazione della fine dell’inverno e l’inizio della primavera, la celebrazione del risveglio della natura e l’irrompere della luce. Maschere, scherzi, coriandoli, stelle filanti, carri allegorici, montagne di frittelle dolci e salate, da Venezia a Viareggio a Rio de Janeiro, in tutto il mondo o quasi si festeggia il Carnevale nel modo più bizzarro possibile. Ma il Carnevale più famoso del nostro paese, è certamente quello che si svolge a Venezia. Durante questa manifestazione, le piazze, le calli e i campielli della città lagunare si riempiono di maschere e turisti di ogni parte del mondo, che assistono alle sfilate e agli spettacoli che si organizzano ogni anno. Pare che le origini del Carnevale veneziano risalgano al X secolo, attraverso notizie storiche sappiamo che il giorno di Giovedì Grasso si ricordava la vittoria del Doge Vitale Michiel sul patriarca Ulrico di Aquileia, avvenuta nel 1162. Per ricordare la sconfitta subita, ogni anno i successori del Patriarca dovevano come pegno inviare al doge un numero cospicuo di maiali, che venivano macellati e la loro carne distribuita tra nobili, clero e popolo. La festa continuava con giocolieri e saltimbanchi, fuochi d’ artificio e il “Volo della Colombina”, eseguito da un artista acrobata che si arrampicava, con l’aiuto di una fune fino alla loggia del campanile di San Marco, per poi riscendere con un mazzo di fiori da offrire al Doge. Allora come oggi, il costume che simboleggiava il Carnevale era la “bautta” formato da un mantello, “tabarro”, una cappa di merletto ed un cappuccio di seta nero.  Tutti potevano mascherarsi a Carnevale, qualunque fosse il ceto o il sesso, non c’erano distinzioni, le maschere permettevano la massima libe ...

Cagliari, venerdì 12 febbraio, Marcello Atzeni incontrerà i suoi lettori

[caption id="attachment_71826" align="alignleft" width="301"] Marcello Atzeni[/caption] Marcello Atzeni venerdì 12 febbraio incontrerà i suoi lettori. Appuntamento in viale Trieste 59/b presso “L’angolo dell’arte”. Il giornalista e scrittore di Baradili si tratterrà dalle dieci del mattino sino a pomeriggio inoltrato. Parlerà dei suoi due libri: “Il miglio deve ancora venire” e “Nuotavo nel grano”. Non sarà una vera e propria presentazione, perché le regole anti-covid non lo permettono. Sarà un firma copie. L’autore parlerà anche del nascituro libro, “Donne”, che ha partecipato al concorso “Italian and american playwrights project”, unico sardo tra quindici concorrenti, classificandosi terzo. A “L’angolo dell’arte”, dove in questi giorni espongono gli artisti Romagnoli, Tidili, Sulis e Pusceddu, l’ingresso sarà contingentato. La cultura non si ferma, seppur sofferente, va avanti, in attesa di tempi migliori. ...

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