Archivio

Archivio

In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Deposito scorie, insediato il comitato tecnico-scientifico

Si è insediato, questa mattina in videoconferenza, il Comitato tecnico-scientifico incaricato di predisporre un documento con le osservazioni alla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che ha individuato quattordici siti in Sardegna. "Grazie al coinvolgimento di esperti di grande professionalità ed esperienza - ha ricordato il presidente della Regione, Christian Solinas - la Sardegna fornirà argomentazioni di natura tecnica e scientifica per supportare e dare ulteriore forza alla posizione chiara e netta di contrarietà, già espressa dai Sardi e dalle Istituzioni regionali, all’ipotesi di realizzare nell’Isola il sito di stoccaggio delle scorie nucleari”. Il Comitato, coordinato da Andreina Farris, direttore generale dell'Assessorato regionale della Difesa dell’ambiente, è composto da Massimo Cappai e Roberto Lonis (Arpas, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna), Antonio Funedda e Biagio Saitta (Università di Cagliari), Vincenzo Pascucci e Michele Comenale Pinto (Università di Sassari), Giancarlo Carboni (Ordine dei Geologi), Riccardo Locci e Monica Stochino (Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Cagliari), Gabriella Gasperetti e Daniela Scudino (Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Sassari) e si potrà avvalere anche di eventuali collaborazione di altri assessorati regionali. Dopo l'approvazione del regolamento del Comitato, è stato deciso di costituire alcuni sottogruppi di lavoro per approfondire specifiche materie: aspetti geologici; trasporti; insediamenti antropici; valenze ambientali. Il prossimo appuntamento del Comitato è in programma lunedì 8 febbraio. (f.m.) ...

Il cane, fedele amico dell’uomo

di Francesco Diana ______________________________ [caption id="attachment_69684" align="alignleft" width="382"] Francesco Diana[/caption] “Fissa il tuo cane negli occhi e prova ancora ad affermare che gli animali non hanno un’anima” (Victor Hugo) Il citato aforisma offre lo spunto per tornare sul tema riguardante l’animale che da secoli è considerato il migliore amico dell’uomo. Lo facciamo nel momento in cui l’umanità intera soffre per effetto di un nemico invisibile di nome “Covid-19”, apportatore di sofferenze e lutti. Lo vogliamo fare principalmente perché riteniamo che la serenità che è capace di trasmetterci il nostro amico a quattro zampe sia superiore a quelle che potrebbe regalarci qualunque altro essere vivente, uomo compreso. Lo facciamo, infine, perché quanti soffrono il triste isolamento imposto dalle vigenti norme anti Covid, trovino adeguata compensazione nell’affetto incondizionato che ricevono quotidianamente dal loro amico convivente a quattro zampe o, in sua assenza, trovino conforto nei ricordi dei momenti vissuti in sua compagnia. Non tutti gli anziani, purtroppo, costretti dagli eventi a vivere isolati, hanno l’opportunità e la fortuna di poter contare sulla compagnia del fedele amico! Ovviamente a nessuno è preclusa la possibilità di dotarsene, ma proprio per coloro i quali la reversibilità dell’affetto col proprio cane risulta particolarmente radicata, la sola prospettiva di doverli lasciare soli e abbandonati venendo a mancare, costituisce un pesante fattore limitante. Proprio a costoro vogliamo dedicare in modo particolare quanto in appresso, nella speranza che ciò possa compensare, almeno in parte, i loro disagi e le inevitabili sofferenze. Partendo dai noti riferimenti scientifici, il cane e il lupo appartengono alla medesima specie animale “Canis-Lupus”, ma con la sostanziale differenza che, mentre il Lupo ha mantenuto la caratteristica naturale della Specie, mal adattandosi ai reiterati tentativi di domesticazione da parte dell’uomo, il cane avrebbe subito delle mutazioni genetiche tali che l’hanno portato a diventare il miglior amico dell’uomo. Secondo una tesi scientifica abbastanza accreditata, il cane avrebbe subito consistenti mutamenti genetiche, assimilabili a quelle riscontrate in qualche caso sull’uomo, associate alla nota “Sindrome di Williams-Baurer”. Tale sindrome, conosciuta come disordine comportamentale dovuto alla mutazione del cromosoma 7, con perdita di materiale genetico, mentre nell’uomo costituisce una grave handicap, nella specie in riferimento avrebbe portato alla radicazione nel cane di caratteristiche comportamentali simili a quelle di un bambino, tali da indurlo a stringere un particolare rapporto di affetto e di amicizia con l’uomo.  Quando tale rapporto è di tipo simbiotico, ciascuna delle parti avverte immediatamente i sentimenti dell’altro e assume spontaneamente gli atteggiamenti necessari a sancire il rapporto di reciproca ...

Vai a tutti i contenuti →