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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Serrenti, meno vicoli per i centri storici dei piccoli comuni

di Fulvio Tocco ____________________ La questione delle case abbandonate, o dei ruderi dimenticati, ci induce a pensare che sull’urbanistica dei centri storici qualcosa bisogna cambiare per incentivare le ristrutturazioni e il conseguente utilizzo. Le regole attuali, o le forme di attuazione adoperate, non facilitano i recuperi e i titolari lasciano crollare l’immobile, senza che nessuna istituzione (di fatto) possa impedirglielo, causando ulteriore degrado in un quartiere in cui ci sono già delle case disabitate. Continuando di questo passo, interi quartieri saranno disabitati, e coloro che hanno la responsabilità politica e tecnica non si potranno giustificare dicendo che hanno attuato correttamente la normativa edilizia vigente! La conoscenza degli studiosi e dei tecnici va utilizzata anche per suggerire delle nuove soluzioni per cambiare in meglio e non per la conservazione (anche se legale) dello status quo che porta al degrado edilizio prima e allo svuotamento di interi quartieri dopo. Per i centri storici, abbiamo bisogno di meno vincoli, tempi più brevi e regole più flessibili per i cittadini che devono ristrutturare la propria casa. Se in un comune sono presenti numerosi immobili transennati, cadenti o semplicemente in stato di abbandono da oltre trent’anni, è anche vero che ci sono persone che, avendo più di un’abitazione, trascurano i propri stabili favorendone la fatiscenza prima del tempo. Il disinteresse di questi può comportare dei rischi per il legittimo titolare e per i cittadini che abitano nelle case adiacenti.  Addirittura, c’è la probabilità di dover pagare il risarcimento nel caso di danni. Ma neanche questa forma di responsabilità spinge i possessori al recupero (o alla vendita) dell’immobile, evidentemente c’è qualcosa che non va nella normativa vigente. Sulla questione, prima che sia troppo tardi, abbiamo bisogno di una vera e propria svolta nel concetto urbanistico dei piccoli comuni. Di conseguenza i sindaci, che hanno consolidato un interessante patrimonio di saperi sul tema, dovranno farsi carico di sottoporre l’argomento in sede regionale affinché si trovino le formule per incentivare i possessori (o i nuovi acquirenti) al riuso degli immobili disabitati. Il recupero degli edifici vuoti è un tema centrale per le zone interne e per i piccoli comuni. La scommessa è capire come e cosa fare.  E non è solo una questione tecnica. È il cambiamento delle politiche con le quali dobbiamo far rivivere quartieri interi e paesi interi.  La Sardegna, con delle soluzioni originali, può rilanciare i comuni rurali. È una questione di programmazione che deve partire dalla costatazione che non è necessario consumare ulteriormente suolo.  L’urbanistica dei comuni rurali è ancora legata alla Pianificazione attuativa, ma sono modelli da ripensare per evitarne la scomparsa. È un dovere da parte degli Enti locali lanciare l’allarme sulla gravità della situazione (sui fenomeni di spopolamento ...

Villacidro, Fabio Aru riparte dal fango del ciclocross: “Sono rinato, ora voglio il mondiale”

di Gian Luigi Pittau _____________________ Il ciclista Fabio Aru ha ritrovato la forza e la grinta di un tempo dopo tre anni difficili. Pur non essendo la sua specialità, con il ciclocross Fabio Aru ha recuperato la voglia di pedalare e di competere. «Sono rinato - ha detto in un’intervista alla Gazzetta dello Sport - sono veramente spensierato e ho trovato il piacere di correre. Gareggiare e rimettermi il numero mi fa star bene». In dieci giorni Fabio Aru ha disputato alcune gare dopo tre anni difficili e il suo obiettivo è quello di ritrovare la gamba dei giorni migliori in vista della stagione su strada. Fabio Aru vuole ritrovare la grinta di un tempo e diventare di nuovo il cavaliere dei quattro mori come ricorda nel suo sito ufficiale: «Come un cavaliere ho combattuto. Gli intensi allenamenti di ogni giorno e le corse erano le mie battaglie. Il mio vessillo, i quattro mori. Talento, passione e orgoglio le mie armi. Ogni sforzo venne così ripagato da gratificanti successi. Nel 2011 vinsi il Giro della Valle d’Aosta, dove riuscì a ripetermi l’anno successivo. Nel 2012 da U23 conquistai anche la Coppa delle Nazioni e sfiorai la vittoria finale al Giro Bio. Imprese che mi valsero il passaggio nel mondo dei professionisti. Il 1 agosto 2012 approdo alla corte dell’Astana Pro Team. Il debutto in corsa, avvenne il 20 agosto al Tour of Colorado, dove nella sesta tappa mi piazzai secondo. La prima stagione vissuta interamente da professionista fu il 2013. Nel mio programma, subito il Giro d’Italia che avrei dovuto correre in appoggio a Vincenzo Nibali. Il 2014 è stato per me un anno fantastico. Il mio primo successo da professionista è stato memorabile: al Giro d’Italia, a Plan di Monte Campione, in una delle tappe più impegnative. Seguì un secondo posto nella cronoscalata del Grappa, alle spalle di Quintana, vincitore di quell’edizione, sul cui podio c’ero anch’io, terzo in classifica generale. Il mio nome iniziava a non essere più uno tra i tanti per il popolo del grande ciclismo, che in quella stessa stagione ho potuto deliziare con altre due perle. Entrambe in un altro Grande Giro, la Vuelta a Espana. In corsa quasi tutti i big del ciclismo internazionale, come il vincitore Contador, mio idolo. Per me, oltre alle vittorie, la soddisfazione di essere tra i migliori cinque di quell’edizione. La stagione si concluse con un quarto posto alla Milano-Torino e un nono al Lombardia. In mezzo la maglia azzurra a Ponferrada, la prima per me da professionista su strada». Fabio Aru nella sua Sardegna e nella sua Villacidro avrà sempre un grande sostegno e tantissime persone che credono in lui. Poco più di un mese fa in tanti hanno potuto vederlo in opera in strada in allenamento nella sua terra. ...

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