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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Fainè thatharesa

Una curiosa storia narra che i romani nel corso di una prolungata operazione militare, laddove i soldati stremati e sfiniti per la mancanza di cibo, escogitarono uno stratagemma per cucinare quei pochi legumi che avevano in dotazione. Infatti adoperarono i propri scudi in sostituzione di recipienti adeguati per friggere la razione di ceci (pestati e sfarinati con l’ausilio di pietre piatte) in dotazione, assieme a del grasso di maiale e acqua, dando così origine a una sorta di torta somigliante vagamente alla farinata moderna. Quanto sia veritiera questa leggenda non si sa, sta di fatto che in passato, quando la farina di grano era un beneficio per sole persone agiate, la farina di ceci  era una degna sostituta alla portata di molti. La farinata di ceci, anche conosciuta come “fainà”, cecina o torta, è una torta salata molto bassa, preparata con farina di ceci, acqua, sale e olio extravergine di oliva. In Liguria si chiamava “scripilita” dal latino; non era sottile come quella odierna, ma come già detto era una sorta di torta piatta. Un decreto legge del 1447 ne tutelava l’originalità, mettendo al bando l’olio non di qualità impiegato per prepararla. Infatti per la riuscita di una buona farinata occorre una buona farina di ceci, acqua di fonte, sale e olio extravergine d’oliva. Il tutto miscelato insieme e il ricavato  fatto cuocere in forno  a legna, dentro a dei testi di rame, in  modo da renderla ben dorata e croccante. Narra la leggenda che le belle ragazze venivano chiamate “fainà di orli” (farinata dei bordi) e, i fornai che cuocevano la farinata appena la sfornavano usavano gridare: "bella cada sciortia d'into forno oua" (bella calda, uscita ora dal forno) e farsene dare “'na pappiâ” un cartoccio. Per i cultori nostalgici, la tradizione vuole che ancora oggi la farinata venga consumata ogni venerdì e nella cena di San Silvestro. La solita leggenda racconta che sia nata per una combinazione nel 1284, quando durante la battaglia della “Meloria”, i genovesi sgominarono i pisani. Facendo rientro in Patria, i  genovesi utilizzarono i prigionieri come rematori delle galee, ma per loro sfortuna s’imbatterono in una burrasca, creando una tale babilonia da far ruzzolare il  carico di derrate, così facendo sacchi di ceci con botticelle d’olio vennero a contato e  se ne impregnarono assieme all’acqua salata. Dato che le scorte cibarie rimaste, finirono in  poltiglia, non rimase altro che cercare di recuperarne il più possibile e di utilizzarle come pasto per la ciurma. Il rancio non si rivelò molto allettante, tant’è che la maggior parte decise di non mangiare quella poltiglia cremosa e la lasciarono  in disparte esposta al sole. Il fatto volle che il giorno dopo i marinai, sfiniti per i disagi subiti e dalla fame, decisero di mangiare il cibo rifiutato il giorno prima. Lo stupore fu eclatante nello scoprire che quella zuppa lasciata al sole, si asciugò formando una crosticina in superficie e ...

Tutto pronto per la “Sagra della Patata”

Già l’anno scorso alla prima edizione si era rivelato un successo. Il 17 e 18 marzo si prepara così la riproposizione della “Sagra della Patata”, una festa che si protrae per due giorni e che vede il prezioso quanto umile tubero simbolo dell’economia di Monastir protagonista tra degustazioni, show cooking e spettacoli. Una produzione non nuova perché nel 1833 Goffredo Casalis nel “Dizionario  geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di sua Maestà il re di Sardegna” ricordava la fiorente produzione della patata nei campi circostanti il centro abitato poi andata persa e soltanto in questi ultimi anni ripresa con grande vigore. Organizzata dall’amministrazione comunale insieme a Pro loco e il team Invitas, la manifestazione permette al paese di aprirsi ai visitatori per 48 ore all’insegna del divertimento, spettacoli e la cucina tipica del paese supportata anche dalla presenza di espositori agroalimentari e maestri dolciari provenienti da tutta la Sardegna. Nella due giorni di festeggiamenti in programma spettacoli di grande fascino come le maschere del Carnevale di Sardegna come gli Urthos e Buttudos di Fonni, I Mamuthones e Issohadores dell'associazione culturale Atzeni di Mamoiada e ancora la grande musica con i Loungedelica o il grande salto negli anni '80 e ' 90 attraverso il grande show di Dario Prefumo  Cesare Monni  Sandro Murru pronti ad esibirsi insieme. Gian Luigi Pala ...

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