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Guspini: venerdì' 31 luglio torna "Inistrada"

Venerdì 31 luglio il centro storico di Guspini ospita la settima edizione della manifestazione "Inistrada", tra musica, street food e il live show di EroCaddeo

Guspini si prepara ad accogliere, venerdì 31 luglio a partire dalle 20, la settima edizione di “Inistrada”, l'appuntamento estivo promosso dal Comune che anima le vie del centro storico con musica, spettacolo e street food. La manifestazione, ormai un classico della stagione estiva guspinese, punta a coinvolgere pubblici diversi, dalle famiglie ai giovani, dagli appassionati di musica a chi cerca semplicemente una serata di festa.L'iniziativa, sostenuta da Regione, Fondazione di Sardegna, associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo e Pro Loco, si conferma un'occasione per valorizzare il centro urbano come spazio di incontro e partecipazione, contribuendo alla promozione culturale e turistica del paese.Dalle 20 alle 23.30 il percorso del centro storico ospiterà sei postazioni musicali dedicate ai grandi nomi della musica italiana e internazionale: i Vaghi renderanno omaggio ai Beatles, i Lords a Zucchero, Mercanti e Servi ai Nomadi, RadioQueen ai Queen e gli Highwaymen alla musica country, mentre la Ognissanti Blues Band chiuderà il cerchio con un set blues. Lungo il tragitto, da via Gramsci a via Santa Maria, sarà allestita un'area street food con oltre venti postazioni tra cibo di strada, birra e cocktail, mentre le associazioni locali cureranno l'animazione per i più piccoli per tutta la serata.Terminate le esibizioni nelle postazioni del centro storico, la festa si sposta in piazza XX Settembre per il gran finale: a mezzanotte è atteso il live show di EroCaddeo, il giovane artista reduce dalla recente esperienza di X Factor, ospite d'eccezione dell'edizione 2026. A seguire, dall'una alle due, la serata si chiude con il dj set di Norman Dj.L'ingresso a «Inistrada» è libero e gratuito. Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito ufficiale dell'evento. ...

Se il Parlamento entrasse nella scuola: più democrazia?

Se scrutinio segreto e sfiducia dei dirigenti entrassero nella scuola e nella Pubblica Amministrazione, renderebbero davvero il sistema più democratico?

Ogni volta che il Ministero dell'Istruzione e del Merito richiama il valore dell'educazione civica, della partecipazione democratica e della cittadinanza attiva, viene spontanea una domanda: quanto di questi principi trova realmente applicazione all'interno della stessa amministrazione scolastica? Il Parlamento italiano dispone di strumenti che garantiscono la libertà di coscienza dei rappresentanti. In alcune circostanze è previsto il voto a scrutinio segreto, proprio per consentire ai parlamentari di esprimersi senza subire pressioni da parte del proprio gruppo politico o del governo. Esiste inoltre uno degli strumenti più incisivi delle democrazie parlamentari: la mozione di sfiducia, attraverso la quale un governo può essere costretto a lasciare l'incarico quando perde la fiducia della maggioranza. Se trasportassimo questi principi nella scuola e, più in generale, nella Pubblica Amministrazione, cosa accadrebbe?Nei collegi dei docenti il voto segreto è previsto solo in casi limitati, soprattutto quando si deliberano questioni riguardanti persone. Per molte decisioni che incidono profondamente sull'organizzazione della scuola, invece, il voto è palese. Formalmente ogni docente è libero di esprimersi, ma è inevitabile che in alcune realtà possano pesare dinamiche relazionali, aspettative, timori di isolamento o la preoccupazione che una posizione critica possa compromettere i rapporti con il dirigente scolastico o con il suo staff. Uno scrutinio segreto più esteso eliminerebbe queste dinamiche? Certamente non sarebbe una soluzione miracolosa, ma potrebbe consentire ai docenti di votare secondo coscienza, riducendo il peso delle appartenenze e delle pressioni informali. La libertà del voto non coincide necessariamente con l'anonimato, ma l'anonimato, in determinati contesti, può rappresentare una garanzia della libertà. La riflessione diventa ancora più interessante se si considera il rapporto fiduciario tra il personale e la dirigenza. Nel sistema parlamentare un governo governa finché mantiene la fiducia dell'assemblea. Nella scuola, invece, il dirigente scolastico risponde principalmente all'amministrazione e alla valutazione prevista dall'ordinamento, non al collegio dei docenti. Non esiste uno strumento con cui la comunità professionale possa esprimere formalmente una perdita di fiducia nei confronti della propria dirigenza. Che cosa accadrebbe se il collegio potesse approvare, con maggioranze qualificate e procedure rigorose, una mozione di sfiducia? Non significherebbe automaticamente rimuovere il dirigente, ma potrebbe costituire un segnale istituzionale capace di attivare verifiche da parte dell'amministrazione. Analogamente, si potrebbe immaginare un sistema di valutazione periodica dei dirigenti e perfino dei direttori degli uffici scolastici regionali che attribuisca un peso significativo al giudizio espresso, in forma anonima, da chi lavora quotidianamente con loro. Naturalmente un simile modello comporterebbe anche ...

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