Quartu S. Elena: presentato “Un amore socialista”
Al centro della narrazione c'è il lungo e intenso rapporto tra Anna Kuliscioff e Filippo Turati, due protagonisti assoluti del socialismo italiano
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In questa categoria parliamo di cultura
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Leggi di piùI sette cortometraggi proposti compongono un mosaico di linguaggi e visioni che restituiscono un'immagine dell'isola diversa dagli stereotipi sole mare e vacanze caratterizzandosi...
Leggi di piùLa collina, spesso battuta dal vento, sembra essere stata più un punto di controllo che un luogo di insediamento stabile
La collina di Sant’Antiogu si innalza a nord di Villamar, allungata in direzione nord-sud, dominando il paesaggio della Marmilla. Ancora oggi conserva il fascino di un luogo sospeso tra natura, storia e tradizione. Sulla sua sommità si trovano i resti di una struttura rettangolare, che la tradizione locale identifica come l’antica chiesa dedicata a Sant’Antiogu. Di quell’edificio rimangono poche tracce, ma sufficienti a raccontare una presenza che per secoli ha segnato la vita della comunità. La collina, spesso battuta dal vento, sembra essere stata più un punto di controllo che un luogo di insediamento stabile. Non sono stati individuati nuraghi, ma emergono tracce di frequentazioni antiche: frammenti di ceramica del periodo calcolitico e resti riconducibili all’epoca romana, segno di un utilizzo continuato nel tempo. Ma Sant’Antiogu non è solo storia: è anche paesaggio, e soprattutto memoria naturale. Un tempo questa collina era ricca di ginepri, piante resistenti e silenziose, capaci di adattarsi al vento e alla siccità. Il ginepro faceva parte dell’identità stessa del luogo, contribuendo a definirne l’aspetto e l’equilibrio naturale. Oggi, invece, quella presenza è quasi scomparsa. In paese restano pochissimi esemplari, come quelli presso casa di Augusto Casula e a scuola, piccoli segni di ciò che un tempo era molto più diffuso. La loro rarità rende evidente la perdita di una parte importante del nostro paesaggio. Le specie della macchia mediterranea, come lentisco, corbezzolo, ginestra, mirto e lavanda, fanno già parte del nostro territorio e rappresentano una ricchezza naturale che spesso diamo per scontata. Per questo, con la parrocchia, è stato avviato un progetto dedicato alla valorizzazione e tutela delle piante autoctone, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità e ambiente. Nonostante il dono di 250 piante da parte della Forestale, tra queste non è presente il ginepro. E proprio la sua assenza rende ancora più evidente quanto questa pianta, un tempo diffusa sulla collina di Sant’Antiogu, sia oggi diventata rara. Recuperare il ginepro significherebbe restituire alla collina una parte della sua identità originaria, ricucendo un legame tra passato e presente. Accanto alla storia e alla natura vive anche la tradizione. Fino agli anni Sessanta si svolgeva una processione dedicata al santo, con cavalli e buoi che salivano verso la collina, testimonianza di una devozione profonda legata al mondo pastorale. Nella memoria popolare, Sant’Antiogu è anche luogo di racconti e leggende, dove il sacro si intreccia con il mistero. Si narra delle cogas, figure antiche e affascinanti, custodi di saperi e tradizioni tramandate nel tempo. Oggi tutto questo vive ancora, nelle pietre, nei racconti e nel paesaggio. Sant’Antiogu non è solo una collina: è un simbolo. Un luogo in cui storia, natura e memoria continuano a dial ...
Leggi di piùDopo gli appuntamenti di Torino e Sassari, venerdì 19 giugno, alle 18.30, si terrà un nuovo incontro di presentazione del libro a Quartu Sant'Elena
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Leggi di piùDomenica 14 giugno alle 18,30 nella Casa Museo parteciperanno all’iniziativa lo scrittore Stefano Piroddi e “Sothis-Ra Association”
Leggi di più«La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia» Era il richiamo all’Adunata Generale
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Leggi di più“Arbus, un patrimonio di memorie” di Giovanni Martis, cinque secoli di vita amministrativa raccontati in un prezioso libro
Leggi di piùDomenica 31 maggio a Baressa si conclude lo “Zau 72 ore” Verranno premiate le opere migliori
Leggi di piùLa manifestazione, che si svolge dal 12 al 16 giugno, propone un nutrito calendario di incontri che mette insieme narrativa, saggistica divulgativa, giornalismo di inchiesta, fumet...
Leggi di piùUna raccolta di documenti dalla relazione di Gonario Pinna al congresso del Partito Sardo d’Azione del 1922 fino allo Statuto Speciale vigente
“Chi decide per la Sardegna?” non uno slogan e nemmeno una suggestione identitaria. Una domanda politica precisa, che attraversa la storia dell’isola almeno dal 1793 e che oggi torna dentro un contesto mutato, ma ancora segnato dalla distanza tra i luoghi della decisione e quelli delle conseguenze.È qui che si inserisce Tramas de Soberania, testo curato da Danilo Lampis ed Enrico Lobina, edito dalla Fondazione Sardinia (consultabile nel sito internet della Fondazione) e presentato il 27 aprile scorso a Cagliari. Un appuntamento nell’ambito delle riflessioni legate a Sa Die de sa Sardigna, che riapre un nodo politico mai risolto.Il volume non è un saggio nel senso tradizionale, ma una raccolta ragionata di 22 documenti che coprono un arco temporale ampio, dalla relazione di Gonario Pinna al congresso del Partito Sardo d’Azione del 1922 fino allo Statuto Speciale vigente. In mezzo, passaggi fondamentali dell’elaborazione autonomista e sardista, come la “Questione Sarda” di Pietrino Soddu e la Carta dei Federalisti Sardi di Mario Melis. Ne emerge una stratificazione di pensiero che consente di leggere il presente dentro una continuità storica.Le “Cinque domande”, riproposte anche il 28 aprile in Consiglio Regionale, non sono un esercizio retorico ma un tentativo di riportare il tema dei poteri su un piano concreto: la posizione della Sardegna nel Mediterraneo; la crisi demografica; un modello di sviluppo ancora segnato da servitù militari, energetiche e industriali; il rapporto tra identità e innovazione, dentro una trasformazione tecnologica che può accentuare dipendenze o aprire spazi di autonomia; infine, l’assetto istituzionale. La domanda che le attraversa tutte è una sola: chi decide per la Sardegna? È su questo punto che il ragionamento incrocia lo Statuto Speciale, non come riferimento simbolico ma come architettura concreta dei poteri. Lo Statuto vigente, pur riconoscendo spazi di autonomia, si è rivelato insufficiente a garantire una reale capacità di indirizzo nei settori strategici, anche per l’assenza di una pratica politica capace di utilizzarne fino in fondo gli strumenti.Da qui la proposta di avviare un percorso costituente, fino all’ipotesi di un’Assemblea Costituente sarda. Una proposta che si colloca fuori dall’ordinamento vigente, ma che proprio per questo evidenzia l’assenza di strumenti adeguati a consentire al popolo sardo di esprimersi direttamente sul proprio assetto istituzionale. La stagione autonomistica appare in questo senso esaurita. Non perché l’autonomia sia un tema superato, ma perché la sua attuazione si è fermata a un livello che non incide realmente sui processi decisionali. In questo quadro, Tramas de Soberania ricostruisce le condizioni per riportare al centro la questione dei poteri. Il contesto è cambiato, ma il problema di fondo resta. La Sardegna può continuare a subire decisioni prese altrove, oppure provare a diventare un luogo che decide per sé. ...
Leggi di piùTredici studenti dell’Accademia d'arte di Cagliari coinvolti nel progetto “Steampunk e inclusività”. Opere in mostra sabato e domenica durante la manifestazione a Cagliari “La Gra...
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Leggi di più*“La vita come un’opera d’arte”* invita il lettore a considerare la propria esistenza come un percorso creativo, fatto di incontri, scelte e trasformazioni.
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