Pabillonis, Festa della Befana alla Casa Museo

di Dario Frau _________________________________________     È stata la Casa Museo a ospitare il sei gennaio, la festa della Befana. La generosa vecchia con il “naso adunco” tanto attesa dai bambini ha fatto tappa nell’antica casa padronale di vico Tasso. Il cesto ricolmo di dolci ha fatto la felicità di tanti bambini che hanno ricevuto caramelle, cioccolatini e altri tipi di dolci. E così nelle sale della domus, e nell’antica cucina, la Befana ha distribuito i suoi doni. Ma non solo. L’ultima iniziativa del periodo natalizio è stata una festa anche per gli adulti: pane appena sfornato, salumi tipici, formaggio e piatti di malloreddus con salsiccia locale hanno allietato la serata, il tutto accompagnato da musica sarda. Tanti visitatori hanno partecipato alle iniziative predisposte e hanno anche potuto visitare la casa museo dove è presente una mostra etnografica, che rappresenta una sintesi della cultura agricola del paese, del costume sardo e di altri prodotti dell’artigianato pabillonese. I locali sono gestiti dal gruppo folk Santu Juanni, che, grazie all’impegno di Rita Cossu e del marito Franco Ladu, vengono organizzati durante l’anno diverse iniziative come la preparazione del pane come si faceva un tempo, il ricamo di preziosi corpetti, scialli e gonne del costume sardo, la lavorazione del formaggio con su caddasciu su un fuoco fatto all’aperto e manifestazioni musicali tradizionali della Sardegna. Queste iniziative sono state riproposte, anche in occasione della festa della Befana 2023 e grazie anche al patrocino dell’amministrazione comunale e al contributo dell’associazione culturale Officine Sonore, particolarmente attiva in questo periodo di feste natalizie, tante persone hanno potuto trascorrere una tranquilla serata all’insegna di momenti di socializzazione e di vita comunitaria. ...

Villacidro: Sergio Curridori, giovane esploratore

di Gian Paolo Marcialis ___________________________________________   Per Sergio Curridori, giovane di Villacidro, un sogno ricorrente: mollare tutto, comprare un biglietto di sola andata e partire. Un sogno concretizzato in Sud America. Un viaggio tragicomico, tra paesaggi mozzafiato, personaggi incredibili e sapori lontani alla ricerca di ciò che c'è dietro l'angolo, in costante conflitto con l'Io più profondo. Perché la verità su noi stessi la conosciamo solo quando lasciamo la nostra comfort zone. Racconta in breve l’origine del tuo interesse per i viaggi. «Tutti noi cresciamo con il desiderio della scoperta. Fin da piccoli siamo portati a conoscere cose nuove, fare esperienze con le nostre mani e con i nostri sensi per imparare. I piccoli errori, le cadute, gli sbagli, non fanno altro che indirizzare la nostra conoscenza, spingendoci a ricorrere a stratagemmi, inventare trucchi e scorciatoie per affrontare questi imprevisti e finalmente arrivare a capire ciò che stiamo cercando. Questo senso cresce per i primi anni della nostra vita, finché non attraversiamo quella barriera invisibile che ci definisce adulti e smettiamo di spingerci oltre. Affrontiamo i problemi di ogni giorno con la consapevolezza di saperli risolvere perché lo abbiamo già fatto in precedenza e ci adagiamo sulla routine, perdendo quel desiderio di scoperta che anni prima ci divampava dentro. Questa storia parla di quel periodo in cui il fuoco brucia così tanto dentro che non riesci e non vuoi spegnerlo tanto da volerlo alimentare finché non ti conquista e ti fa fare cose di cui non ti pensavi capace». Com’è nato il tuo primo viaggio? «Così una bella sera, con il pretesto di andare a far visita ad un amico che si sposava, ho dato le dimissioni, ritirato tutti i miei risparmi e comprato un biglietto di sola andata per Rio de Janeiro. I miei colleghi dell’ospedale non ci potevano credere, la mia famiglia sperava fosse uno scherzo, i miei amici erano lividi di gelosia, ma erano dei fattori esterni che non riuscivano a capire quanto fosse potente la fiamma dentro me. Ho trovato un compagno di viaggio che fosse abbastanza folle per seguirmi e siamo partiti. Era un sogno che si avverava, una dimostrazione agli altri e a noi stessi che eravamo in grado di cavarcela anche da soli, lontano da tutto e da tutti. Ovviamente non era esattamente come ce lo immaginavamo». Descriviamolo, allora, questo viaggio… «Trascorsa la settimana del carnevale a Rio abbiamo incominciato il vero viaggio. I nostri piani erano piuttosto vaghi, volevamo visitare le attrazioni più famose del sud America, io volevo conoscere il paese natale di mio nonno che era nato in Argentina, per il resto l’idea generale era quella di improvvisare, vivere la giornata. Così, partendo da Rio, siamo scesi giù e poi inoltrati verso il centro, per vedere le maestose cascate di Iguaçu. Abbiamo trascorso due settimane in Paraguay e poi siamo entrati in Argentina, il paese più straordinario ch ...

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