Arbus, cercando Sant'Antonio
di Sandro Renato Garau _______________________________ Poi, capita che, cercando di raggiungere Sant’Antonio, non si può fare a meno di prendere la macchina fotografica e documentare un episodio molto triste. Sullo stesso tratto di strada, poco prima del luogo dove i pellegrini avrebbero fatto il loro momento di riposo prima di riprendere il cammino verso la chiesetta di Santadi, qualcuno, con fare maldestro si è lascito andare a una leggerezza, o forse no!!!???. Provocando un incendio. La contraddizione, o normalità… è che sullo stesso tratto di strada, al rogo, alla desolazione per le balle di foraggio che bruciavano si contrapponeva il biondeggiare del grano che per tutti è vita. ...
Leggi di piùGuspini, un grano antico: il Quarantinu
di Sandro Renato Garau ________________________________________________ Anche quest’anno il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con il decreto del 25 febbraio 2022, ha aggiornato l’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali delle varie regioni italiane. Leggendo la tabella ci si accorge che il territorio del Medio Campidano è inserito in questo elenco con una serie di prodotti di uso quotidiano che da sempre hanno alimentato e caratterizzato le sue comunità. Tra i liquori, per esempio, troviamo il Villacidro Murgia; nell’elenco delle carni e frataglie sarda: il Capretto da latte, al Porcetto da latte, il sanguinaccio. L’altra nota positiva che riguarda il territorio è il Formaggio di pecora nera di Arbus. Poi prosciutti, tra questi anche quello di pecora, la coratella allo spiedo, questi ultimi annoverati tra prodotti di origine animale di vario tipo. I mieli sono ormai un’eccellenza e le varietà riconosciute sono quelle che riguardano l’infiorescenza di gran parte della flora sarda. Nel gruppo dei formaggi sono presenti tutti quelli che si confezionano in ogni parte della Sardegna dalla notte dei tempi: pecorini e vaccini. Alcune gustose particolarità: il caglio di capretto, is casadas, su casu marzu. Continuando la rassegna si scopre la presenza di un prodotto molto usato nei primi decenni del 1900 e poi superato dal progresso, l’olio di lentischio, chiamato nella variante della lingua locale Ollu de stincu. Le bacche prodotte dal lentischio, arrivate a maturazione sono colte, spremute, per estrarre l’olio che anche in passato veniva usato per le lampade che si usavano nelle famiglie e a detta dei minatori anche per illuminare le gallerie nelle miniere della vicina Montevecchio o per altri usi. Tra gli altri prodotti c’è anche dell’asparago selvatico e una varietà di grani che da sempre sono stati coltivati nelle pianure attorno a Guspini. Ai tipi di grano duro non menzionati, perché patrimonio di tutta la nazione, si affiancano e vengono riconosciuti, come varietà sarda tradizionale e tipica di alcuni territori altri grani duri: Trigu Cossu, Trigu Denti de Cani, Trigu Moru, Trigu Quarantinu, grano duro Quarantino. Di quest’ultimo grano si era persa la memoria anche a Guspini, ma grazie all’impegno di un’azienda locale è stata recuperata. La consulenza dei tecnici di Laore e qualche agricoltore hanno ricostruito la storia di questo grano che è stato inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali delle varie regioni italiane. Molto diffuso intorno agli anni ’50 in tutto il bacino del Mediterraneo, in Sardegna soprattutto nel Campidano e la Trexenta, il Quarantinu era un grano tardivo. Era detto anche a ciclo breve perché seminato tra gennaio e marzo, quando la stagione autunnale aveva impedito la semina di altri grani a causa delle forti piogge o dei lunghi periodi di siccità. Per le famiglie era una benedizione, dagli agricoltori er ...
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