Maria Antonietta Macciocu ha esorcizzato il periodo di lockdown scrivendo due libri
di Sergio Portas _____________________ Cosa fa una scrittrice non più giovanissima in periodo di lockdown? Maria Antonietta Macciocu, sassarese approdata a Torino nel rigoglio della gioventù, mi scrive di aver esorcizzato il confinamento scrivendo: “Il risultato sono due libri che usciranno entrambi a maggio. “Mia stella caduta”, romanzo su una ragazza della mia generazione. “Una rete di fili colorati”, storia di dieci anni del gruppo femminile torinese “Senonoraquando?” Torino che si occupa dei diritti delle donne per una democrazia paritaria. Un percorso raccontato tra saggio e romanzo, con molte foto e acquarelli di Albertina Bollati”. La Macciocu ama virare tra i generi letterari senza predilezioni di sorta, come spinta dall'onda su tavola di windsurf, dalle poesie sulla Sardegna (Amore che non tocca) al romanzo para-storico: “Petalie” i 150 anni dell'unità d'Italia rivisti da due donne sardo-piemontesi, ma anche i gialli (Al momento opportuno, Con le migliori intenzioni, Finché morte) per finire col suo “Tango rosso”, un libro questo che davvero apre cortine di velluto scuro su palcoscenici di teatro di terribile attualità: gli assassini delle donne da parte dei loro compagni, fidanzati, mariti. Un libro che racconta come la tela di ragno che sembra unire destini di uomini e donne che “si innamorano”, possa trasformarsi nel tempo in una rete d'acciaio temprato che incapsula i protagonisti delle “storie” in comportamenti obbligati, che vanno a sfociare nei drammi che quotidianamente occupano le prime pagine dei giornali. Un libro che molto spiega ai maschi, esterrefatti dal comportamento di questi “fratelli che sbagliano”, perché, diciamolo chiaramente ognuno pensa fermamente che “a me questo non può capitare mai”, eppure… Bianca Pitzorno, un'altra tattarina di immenso talento letterario che ha scelto la palestra nazionale per i suoi cento e cento romanzi, scrive nella prefazione di “Mal'Amore No”, frammenti di un percorso amoroso, libretto di poesie che La Macciocu ha scritto nel 2015 con Stefano Vitale: “Quando Sergio Endrigo scrisse “Via Broletto 34” il Sessantotto doveva ancora arrivare ma noi studentesse eravamo “ragazze moderne”, o tali ci consideravamo, consapevoli dei nostri diritti, primo fra tutti di studiare come i nostri fratelli, e grazie allo studio di conquistarci l'indipendenza economica, indispensabile requisito per essere adulte libere, rispettate , padrone della nostra vita. Che non apparteneva a nessuno se non a noi stesse. Il fatto di non avere, e di non volere padroni ci era ben chiaro… Se in quei primi anni Sessanta qualcuno avesse criticato la canzone di Endrigo perché nobilitava un femminicidio sarebbe stato giudicato un fanatico. D'altra parte in Italia era ancora in vigore la vergognosa attenuante per i “delitti d'onore”, che sarebbe stata cancellata dal nostro codice solo nel settembre del 1981. Dodici anni dopo lo sbarco dell'uo ...
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