Statale 131: si avviano alla conclusione gli interventi di manutenzione delle pavimentazioni sul tratto oristanese

Si avviano alla conclusione gli interventi di manutenzione delle pavimentazioni programmati da Anas lungo il tratto oristanese della strada statale 131 “Carlo Felice”, in entrambe le direzioni. I lavori hanno riguardato lunghi tratti tra il km 88 e il 142 per un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro per la realizzazione del nuovo asfalto drenante e della segnaletica orizzontale. I lavori fanno parte di un più ampio progetto di manutenzione che coinvolge l’interno tracciato della statale 131, finalizzato all'innalzamento degli standard di sicurezza della strada. Il piano oltre alla pavimentazione riguarda il rifacimento della segnaletica, l’ammodernamento degli impianti tecnologici delle gallerie e il risanamento dei cavalcavia. ...

Vaccini: i richiami del passato per vivere il presente

di Francesco Diana ___________________________ Fra le attuali manifestazioni dei “no vax” e le contestazioni nei confronti del “Green pass”, di fatto reso obbligatorio in determinati settori della vita pubblica nella speranza di giungere quanto prima all’auspicata “immunità di gregge”, il cittadino comune è quotidianamente bombardato da notizie di segno opposto secondo la fonte, che in qualche caso generano profondo turbamento per l’incapacità di discernere su quali teorie scientifiche basare le proprie decisioni. Ovviamente ci riferiamo all’attuale pandemia generata dal Covid che, con le sue continue varianti, non accenna a significative attenuazioni della propria virulenza.  Tuttavia, dai dati pubblicati dal mondo scientifico attraverso i media, emerge l’efficacia della copertura vaccinale, specie nei soggetti fragili, che smentisce nei fatti le teorie “No vax”. A sostegno del sistema vaccinale, sembra più che mai opportuno richiamare i risultati conseguiti grazie ai vaccini fin dalla fine del XIX sec., dopo che nel Medioevo le epidemie di peste bubbonica, vaiolo, tifo e altri malanni avevano funestato l’intera Europa.  Cominciò per primo l’inglese Edwin Chadwick a tentare di evitare le epidemie, imponendo la costruzione di fognature e adeguate canalizzazioni per l’acqua potabile, nella convinzione che fosse proprio l’acqua non potabile la causa di molte pestilenze. La cosa, comunque, non impedì del tutto le epidemie di colera e tifo, dando con ciò il la a un sistema di prevenzione più adeguato attraverso i vaccini. Nel 1796 Edward Jenner scoprì per primo il vaccino contro il Vaiolo, che permise di eliminare completamente detta malattia nell’arco di due secoli circa. I sardi più anziani, ma anche i giovani, ricorderanno sicuramente “Sa Pabedda”, ossia quei graffietti fatti sul braccio in prossimità della spalla, sui quali veniva inoculato il vaccino prodotto attraverso la coltura del microrganismo che produceva il vaiolo, opportunamente attenuato. Quanti portano sul braccio i vistosi segni dell’immunità acquisita! Qualcuno porta addirittura i segni anche in altre parti del corpo, per aver inavvertitamente trasferito, semplicemente graffiandosi a causa del prurito che il microrganismo inoculato generava nei primi giorni. Dopo cinquant’anni furono però Louis Pasteur e Robert Koch a scoprire che le malattie infettive, fino allora considerate effetto dell’aria malsana, erano, di fatto, causate da microrganismi letali. In conseguenza di ciò si pensò di dare il la alla preparazione di una sorta di vaccino, mediante l’inoculazione dell’agente patogeno opportunamente attenuato in laboratorio. Ebbe origine in questo modo il vaccino contro il colera al 1880, quello contro l’antrace nel 1881 e quello contro la rabbia nel 1885, tutti per merito di Pasteur. Il principio su cui si basava la vaccinazione preventiva, era quello di dare origine a un’infezione controllata attraverso l ...

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