Panem et circenses
di Antonio Corona _____________________________ Per tutto il periodo estivo le innumerevoli manifestazioni sportive hanno tenuto la ribalta delle cronache coinvolgendo l’attenzione e la vita degli italiani. Solo il ritiro delle truppe della coalizione dall’Afghanistan e la diatriba continua su vaccino e green pass hanno stemperato ma mica tanto gli avvenimenti sportivi che perdurano tuttora sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo iniziato con il campionato europeo di calcio vinto alla fine dalla nazionale italiana con le tante partite trasmesse alla Tv, che hanno tenuto incollati al mezzo televisivo milioni di telespettatori. Poi è stato il turno delle olimpiadi e delle paralimpiadi a cui hanno fatto seguito i campionati europei di pallavolo e le partite di qualificazione ai mondiali di calcio. Ma nel contempo ha avuto inizio il campionato di calcio nazionale, le corse automobilistiche di formula 1, le gare di motociclismo e di ciclismo e molto altro ancora. Di fronte a questa marea di eventi, gli atleti italiani hanno ben meritato con vittorie significative nei vari ambiti sportivi ed un medagliere di tutto rispetto riscuotendo il plauso anche del Presidente della Repubblica e del Consiglio dei Ministri e ritrovando una certa unità ed un certo orgoglio nazionale sopito. Certo fintanto che perdurano le competizioni sportive alle quali tutti per amor patrio siamo interessati, gli altri problemi che non mancano rimangono sotto traccia. I problemi irrisolti torneranno a farsi sentire ed è proprio per questo che in questa lunga estate è venuto da pensare, ma non solo a me, all’espressione latina panem et circenses evidenziata nelle Satire dal poeta latino Giovenale. Panem et circenses significherebbe pane e giochi da circo. Chi gestiva il potere soprattutto nella Roma imperiale cercava il consenso popolare attraverso donazioni di grano erogate ai clientes che bussavano alla loro porta quasi quotidianamente. Nel contempo venivano organizzati grandi spettacoli pubblici di ogni genere (circenses), si può dire quasi giornalieri: combattimenti fra gladiatori, corse di cavalli, lotte fra animali, battaglie navali etc. Il popolo, come lamentavano anche altri autori oltre a Giovenale, si preoccupava solo delle vettovaglie e degli spettacoli. In effetti sia il pane che i giochi rappresentavano uno strumento politico. Era la via, come affermava Giovenale, per soddisfare i bisogni primari ed i desideri del popolo per tenerlo lontano dai problemi quotidiani. Questo nel periodo romano, ma forse in modo inconsapevole o meno è così anche oggi, non più con elargizioni di grano ma con i clientes che ancora bussano alle porte dei potenti non fosse altro che per ottenere un lavoro seppur temporaneo. Anche le diverse forme di assistenzialismo a pioggia e i grandi e diffusi avvenimenti sportivi odierni sono riconducibili al detto latino. I problemi tuttavia per chi li vive sulla propria pelle emergono, tornano a galla immancabilmente. Si chia ...
Leggi di piùCagliari, studenti in piazza per lo sciopero generale: contro classi pollaio, scuola-azienda e pnrr
Oggi, 11 ottobre, a Cagliari, come in decine di altre città in tutta Italia, gli studenti si sono mobilitati per lo sciopero generale indetto dalle principali sigle sindacali di base. Al centro della protesta studentesca c’è la richiesta di un rientro in sicurezza e l’opposizione ai piani di riforma scolastica presenti nel PNRR. Gli studenti infatti attaccano il governo Draghi per il sovraffollamento in aule, treni e pullman, per il costo di libri e trasporti, contro la crescente aziendalizzazione della scuola pubblica e lo sfruttamento in alternanza scuola-lavoro. «Per garantire un rientro a scuola in sicurezza è stato fatto poco o nulla», dichiara Mattia del Fronte della Gioventù Comunista, tra le organizzazioni che hanno promosso la protesta, «l’anno scorso sono stati circa 216.000 gli studenti contagiati e più di 1,4 milioni quelli sottoposti a quarantena. Il ministro Bianchi nega l’esistenza di classi pollaio, ma dimostra di non conosce la realtà che viviamo a scuola, che è ben diversa. Non basta qualche briciola per cancellare miliardi di tagli alla scuola». «Oggi scioperiamo con i lavoratori, perché non vogliamo un futuro di precarietà e sfruttamento», continua Mattia, «Le aziende che licenziano e impongono contratti con salari da fame e condizioni inaccettabili sono le stesse per cui milioni di studenti come noi lavorano gratis, in alternanza scuola-lavoro. Il governo Draghi vuole rafforzare questo modello di scuola-azienda, dove ci insegnano ad essere futuri schiavi: il PNRR infatti prevede la creazione di stretti legami tra scuole e aziende, una riforma peggiorativa in istituti tecnici e professionali che va a solo vantaggio dei padroni e non di noi studenti. Noi semplicemente non ci stiamo!» Gli studenti in sciopero chiedono «classi da 15 persone per garantire salute e qualità della didattica, assunzioni e stabilizzazioni dei docenti, un piano di trasporto pubblico efficiente, gratuito e continuativo per contrastare il pericolo di contagio nelle scuole e nel percorso casa-scuola». «Oggi è soltanto l’inizio», conclude Mattia, «questo governo non rappresenta gli interessi di studenti e lavoratori: non saremo noi a pagare il costo della crisi» ...
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