Ecco i premiati del concorso “Raccontiamo la preparazione de S'acqua de Froris e della Barca di san Pietro“

di Anna Luisa Garau __________________ [caption id="attachment_91447" align="alignleft" width="150"] Claretta Cabitza[/caption]   [caption id="attachment_91448" align="alignleft" width="146"] Michela Carta[/caption] [caption id="attachment_91450" align="alignleft" width="247"] Elisabetta Cossu[/caption] [caption id="attachment_91452" align="alignleft" width="149"] Mara Feroldi[/caption]         [caption id="attachment_91455" align="alignleft" width="150"] Marilena Indavuru[/caption]       [caption id="attachment_91457" align="alignleft" width="148"] Elisa Locci[/caption]           [caption id="attachment_91459" align="alignleft" width="147"] Stefania Mattera[/caption] [caption id="attachment_91461" align="alignleft" width="148"] Teresa Podda[/caption] [caption id="attachment_91463" align="alignleft" width="149"] Bruna Uccheddu[/caption] È ora di premiare i lettori de La Gazzetta che hanno partecipato al concorso “Raccontiamo la preparazione de S'acqua de Froris e della Barca di San Pietro“, conclusosi il 5 luglio scorso, che aveva la finalità di far conoscere vecchie tradizioni del Medio Campidano. Numerosi i partecipanti, tra cui anche alcuni residenti nella penisola (informati dal sito del giornale), evidenziando quanto tuttora si senta il bisogno, il desiderio di riproporre tradizioni legate all'infanzia, tramandate dai nonni, dai genitori. Al concorso hanno contribuito anche alcuni sponsor dotando ulteriormente il montepremi. I nomi dei premiati sono in ordine alfabetico, tra parentesi i premi che ricevono, Claretta Cabitza (libro), Michela Carta (trattamento massaggio e confezione miele), Elisabetta Cossu (ceramica artigianale “sa tzia”),  Mara Feroldi (borsa artigianale in tessuto sardo), Marilena Indavuru (trattamento riflessologico), Elisa Locci (trattamento di maxibustione  e  confezione miele), Stefania Mattera (libro), Teresa Podda (set mattarello e spianatoia  personalizzato) e Bruna Uccheddu (libro). Chi ha inviato le foto sia per S'acqua de Froris sia per la Barca di San Pietro, con la descrizione della preparazione, riceverà anche un abbonamento annuale alla Gazzetta del Medio Campidano. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in diverse vesti hanno collaborato per la buona riuscita del concorso. ...

Lo chiamavano di maturità

di Antonio Loru ______________________________ [caption id="attachment_91361" align="alignleft" width="299"] Antonio Loru[/caption] Faccio l’insegnante. Qualcuno con pieno diritto potrebbe dire: e basta, lo sappiamo, perdindirindina, l’hai detto, scritto tante volte, in queste pagine. Ci hai seccato. Poi, riprendo il controllo, razionalizzo, cartesianamente mi dico: tranquillo! Chi vuoi che ti legga? Nessuno. E Allora? Allora posso riprendere il filo ingarbugliato, come sempre, dei miei discorsi, che partono per la tangente, come felicemente ebbe a dire, con immeritato affetto nei miei confronti, una di quei tanti sfortunati giovani, maschi, femmine o cantanti, che il caso, il destino bieco e cattivo, ha assegnato, in un momento fortemente drammatico, nel senso originario della parola, della loro vita,  alle mie cure, così come avrebbe, per questo gioco di bussolotti che è il destino, o quello che soliamo chiamare destino, potuto essere più benevolo con loro e averli assegnati, perché se ne prendesse cura, a un maestro insegnante di maggior valore. La vita per la maggior parte è fatta di cose che capitano, non sappiamo e non sapremo com’è che, tanto meno perché. Cura, tenetela presente questa parola, nel nostro mondo, quello della formazione è fondamentale. Freud sosteneva convinto che al mondo, i due mestieri sicuramente più difficili e impegnativi, sono quelli di genitore e insegnante. Guarda guarda, proprio quelli che per statuto sociale, hanno l’incarico, e il dovere morale, di prendersi cura di coloro, che per legge, per sviluppo psico-fisico ed esperienza del mondo, non possono, ragionevolmente, cavarsela da soli. L’ho detto e lo ripeto, a dispetto di chi e basta, e lo sappiamo, acciderbolina, e, faccio l’insegnante, un mestiere, nel migliore dei casi un’arte, ma quelli sono pochi, mai però, nella maniera più assoluta un lavoro, che è cosa da schiavi: l’Italia è una Reppublica fondata sul lavoro? La più bella Costituzione del mondo fondata su un principio d’irresponsabilità operativa! L’Italia è una Repubblica, fondata sull’opera consapevole e cosciente, e libera dalle imposizioni del bisogno, di tutti i suoi cittadini attivi, nati o no in Italia, che consapevolmente, co- e -scientemente operano per il bene generale di quella piccola parte di mondo-terra che chiamiamo Italia, e per il progresso, quello vero, non lo sviluppo, di tutto il resto del mondo, e ovviamente dei suoi abitanti. Faccio l’insegnante e non posso sottrarmi, e non devo, al rito annuale dell’Esame di Stato. Un gioco delle parti, oramai al limite della pantomima, tra il disinteresse delle parti, insegnanti, studenti famiglie, e il fastidio di un rituale stanco, che non aggiunge né toglie nulla a una preparazione palesemente insufficiente, per la maggior parte dei diplomati, per poter consapevolmente, criticamente, affrontare tutti i problemi, politici, di società complesse come le nostre attuali, dominate dal più sfrenato lib ...

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