Cagliari Capo Sant’Elia, un promontorio ricco di storia e di natura

di Antonio Obinu _____________________ Il 1943 segnò alcune tappe fondamentali per le sorti dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, prima fra tutte l’Armistizio firmato l’8 Settembre con le forze alleate. Nei mesi precedenti la Sardegna in ragione della sua posizione strategica nel Mediterraneo, era stata oggetto di una serie di incursione aeree da parte dell’aviazione americana ed inglese che soprattutto nella prima metà di quell’anno colpirono duramente la parte meridionale dell’isola. A testimonianza di quel triste periodo rimangono i ricordi degli scampati, le targhe commemorative e quel che resta delle postazioni fortificate a difesa della città di Cagliari e delle coste; importanti installazioni militari antinave e antiaeree costruite a sorveglianza dello spazio aereo e marittimo della città. Alcune in buono stato di conservazione altre quasi mimetizzate nella macchia mediterranea, sono spesso meta di curiosi e appassionati di storia della Sardegna: C. 146, C. 135 e C. 165 sono alcuni esempi del codice identificativo alfanumerico che veniva loro attribuito. Parliamo rispettivamente della batteria Corrado Poggio posizionata a Pula, Roberto Prunas a Cagliari e Carlo Faldi a Capitana. Per raggiungere la batteria C. 135 si deve prendere la strada per Calamosca e proseguire in direzione del faro di Capo Sant’Elia: proseguendo a piedi in direzione del fortino di Sant’Elia, costruito alla fine del 1700 per meglio fronteggiare gli attacchi dal mare da parte dei francesi, troviamo quasi mimetizzate nella bassa vegetazione 6 postazioni tutte di forma circolare e posizionate ai vertici di un poligono regolare; alcune collegate tra loro da passaggi interrati in cemento. In rete si trova tanta documentazione grazie al lavoro di associazioni e semplici volontari; da qui si potrebbe partire con progetti di riscoperta e manutenzione di questi siti di elevata importanza storica. Alla ricaduta culturale si potrebbe collegare anche una proposta turistica e naturalistica.     Antonio Obinu ...

San Gavino, quattro milioni e 600mila euro per rinnovare il pronto soccorso

di Gian Luigi Pittau _________________________ Un finanziamento regionale da 4 milioni e 600mila euro permetterà di mettere a nuovo l’attuale pronto soccorso dell’ospedale ‘Nostra Signora di Bonaria’ di San Gavino Monreale. Un intervento di fondamentale importanza soprattutto in questo periodo in cui il servizio di emergenza viene assediato sia dai pazienti Covid-19 che da altri che hanno un urgente bisogno di cure. [caption id="attachment_82372" align="alignleft" width="450"] Sergio Pili[/caption] Lo rimarca il direttore sanitario dell’ospedale Sergio Pili: «Con questi soldi il pronto soccorso sarà completamente rimodernato, ampliato rispetto ai suoi attuali spazi e reso più funzionale. In particolare gli spazi della ex diabetologia, dove ora stazionano i pazienti Covid-19 in attesa di trasferimento, saranno riservati all’osservazione breve del pronto soccorso mentre la postazione del 118 sarà trasferita in via Pascoli nei locali messi a disposizione dall’amministrazione comunale di San Gavino». Nell’attesa della costruzione del nuovo ospedale si cerca di correggere le carenze della vecchia struttura e di potenziare l’area dell’emergenza: «Alcuni interventi - aggiunge Sergio Pili - sono già in corso come l’estensione e il potenziamento dell’impianto dei gas medicali e l’acquisizione di una nuova Tac. È stato inoltre già progettato il rifacimento delle aree esterne e dei parcheggi. Contiamo infine di risistemare i prospetti esterni, sostituire gli infissi e realizzare un secondo ascensore monta-letti che colleghi tutti i piani. Altri interventi sono stati progettati e sono in fase di aggiudicazione dei lavori, come la nuova anatomia patologica, la ristrutturazione e l’adeguamento dei reparti di ostetricia e medicina». ...

Vai a tutti i contenuti