Sa Pasca Manna di Cuglieri tra fede e tradizione

di Antonio Obinu La Settimana Santa in Sardegna è sinonimo di fede e tradizioni, manifestazioni di origine spagnola risalenti al 1600 che si combinano con i costumi e le usanze locali per dare vita ad uno spettacolo suggestivo che coinvolge l’intera popolazione. Vengono rievocati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, dal suo ingresso trionfale a Gerusalemme nella Domenica delle Palme alla notte dell’Ultima Cena sino alla Crocifissione ed alla sua Resurrezione. Tramandata da generazioni, ogni anno si ripete sempre con la medesima sacralità e partecipazione. Un ruolo fondamentale è quello svolto dalla Confraternite, organizzazioni religiose anch’esse di origine ispanica che sfilano nelle vie del paese vestiti con i loro caratteristici costumi accompagnati da Su Cuncordu, coro maschile a quattro voci che privi dell’accompagnamento musicale intonano canti religiosi della tradizione latina (Stabat Mater) e Sos Gosos. [caption id="attachment_37359" align="alignleft" width="567"] Cuglieri. Interno della basilica Santa Maria della Neve[/caption] Tra le manifestazioni più importanti va sicuramente annoverata la Settimana Santa di Cuglieri, paese in provincia di Oristano tra i pendii del Montiferru e il mare della costa occidentale. Qui l’Arciconfraternita della Madonna delle Grazie e quella di Santa Croce insieme alla Confraternita del Carmelo, di S. Giovanni Battista e della SS. Vergine del Rosario organizzano le manifestazioni ripetendo gesti e riti conservati inalterati sino ai nostri giorni. Tutto inizia la Domenica delle Palme, ma è il Giovedì Santo con la rievocazione dell’Ultima Cena in basilica che le cerimonie assumono il loro aspetto religioso più solenne e profondo. Infatti sebbene la morte di Gesù avvenga il Venerdì, terminata la celebrazione della Coena Domini durante la quale si assiste al Lavabo dei piedi e alla benedizione dei pani e dei pesci, vengono rivissuti i momenti successivi alla sua morte con la processione de Sas Chircas, durante la quale si accompagna la Madonna in processione nelle diverse chiese del paese alla ricerca suo corpo. Il Venerdì mattina viene rievocata la Crocefissione, s’Ingravamentu, nella chiesa di Convento; da qui parte la processione verso la basilica preceduta da un penitente che porta a spalle sa contra rughe, un’altra croce in legno che farà da supporto a quella con cristo in croce. La sera al termine dell’omelia due confratelli che rappresentano le figure di Nicodemo e di Giuseppe D’Arimatea comandano la deposizione dalla croce del Cristo morto, s’Isgravamentu; il corpo viene disposto su una lettiga e con una processione solenne durante la quale il simulacro della Madonna è accompagnato dai cori dello Stabat Mater, si fa rientro alla chiesa di Convento. I canti sono l’unica voce a testimoniare il dolore e la disperazione del momento. [caption id="attachment_37361" align="alignleft" width="500"] Cuglieri. Santa Maria della Neve.[/caption] Il sabat ...

Alice nel paese delle brutte meraviglie: il monologo di Anna Steri contro il femminicidio

Anna Steri, scrittrice di Villacidro, scende in campo contro il femminicidio. Affida ad un monologo pensieri e parole dedicate alle donne vittime di violenza, donne che non sempre hanno la forza di reagire, donne che sperano e non sanno più volersi bene, annullate sin dentro l’anima da una violenza ingiusta che le toglie il respiro. Un monologo triste che scuote tutti,  pubblicato sul profilo facebook della scrittrice. In poche ore ha raccolto oltre 3 mila consensi ( i mi piace)  e oltre 2 mila condivisioni. Per lei, una valanga di commenti, tra cui molti uomini che prendono le distanze dalla violenza e donne che hanno confidato di essere uscite da quell’incubo vissuto in passato dentro le mura di casa.  (step) Per chi volesse condividere la notizia: ecco il monologo "Alice nel paese delle brutte meraviglie"   Mi chiamo Alice, ho 27 anni, e domani mi sposo. Mi trema il cuore dalla felicità. Sento tutte le farfalle nello stomaco, di tutto il mondo, tutte dentro. Sposo Luigi, l'amore della mia vita, l'amore che arriva e ti ci butti dentro. Ed è bellissimo. Mi chiamo Alice, ho 30 anni, e sono incinta. Ho la nausea alla mattina, appena mi metto seduta sul letto dopo aver aperto gli occhi. E la sera mi viene una fame, una fame di cose introvabili nel frigo, così Luigi deve farsi un paio di supermercati prima di accontentare il piccolo che mi vive in pancia e che reclama cibo. Luigi dice che sono bellissima, io mica gli credo, sono ingrassata di dieci chili, ma mi faccio coccolare lo stesso. Mi chiamo Alice, ho 31 anni, e da qualche mese stringo fra le braccia Francesco. È buono Francesco. E sa di latte dappertutto, sui capelli, manine, piedini. Lo guardo con meraviglia. Ma, per davvero, l'ho fatto io? Ma, per davvero, e' venuto fuori da me? Mi commuovo per ogni cosa. Luigi, no. Luigi alza la voce. "Fallo smettere di piangere, Cristo.". Ieri gli è scappata una mano sulla mia faccia. L'ho perdonato subito. È stanco. Questa paternità lo trova impreparato. Mi chiamo Alice, ho 32 anni, e, oggi, guardandomi allo specchio ho notato un livido sul braccio destro, uno su uno zigomo, e uno vicino al labbro. Ora mi trucco per bene e sparisce tutto. Mi chiamo Alice, ho 33 anni, e, stasera, sono finita al pronto soccorso. Tre costole rotte. Luigi mi ha mandato un calcio su un fianco. Ma non è colpa sua. Non è colpa sua. Lui è così stanco, ed io così distratta che sono caduta in cucina, mentre gli portavo in tavola il piatto e le posate. "Mio marito ha provato ad aiutarmi a rialzarmi, invece mi è caduto addosso.", così ho detto in ospedale. "Sicura?". "Sicura.", ho risposto piano, col dolore che mi tagliava il respiro. Mi chiamo Alice, ho 35 anni, e, stamattina, Luigi mi ha ficcato un coltello in gola. Ho sentito la lama entrare nella carne. Per qualche secondo ho trattenuto il fiato, e ho pensato "ma sta capitando a me? per davvero sta capitando a me?". Sono morta dopo qualche ora. Senza più sangue. Mi chiam ...

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