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Su coccoi e su frommentu de is janas

di Roberto Loddi ___________________________   [caption id="attachment_95352" align="alignleft" width="142"] Roberto Loddi[/caption] Si narra che le fate, janas o gianas, erano affascinanti, eleganti e amavano indossare abiti sgargianti di color rosso e solitamente si coprivano il capo con fazzoletti dai colori floreali, infine per completare lo splendore della femminilità usavano agghindarsi con originali collane e bracciali d’oro massiccio. Le fate erano lontane nel tempo, piccole, magiche donne sarde, che dimoravano nelle domus o domos de janas, e, come racconta la leggenda erano abitazioni esigue scavate nelle pareti delle montagne. Queste incantevoli figure femminili della mitologia popolare erano generose e sempre disponibili ad andare in soccorso alle persone che ne avevano bisogno. Parecchie sono le leggende raccontate sulle janas fra le tante, una parla delle fate che vivevano sulla sommità dei nuraghi, sedute sulle pietre a intrecciare fili di lana con un telaio d’oro. La leggenda riporta una curiosa storia; chiunque dissotterri uno dei tanti telai usati dalle janas e caduti in disuso, la dea Fortuna, provvederà a ricompensarli con salute e ricchezza. Un’altra leggenda narra che le janas fossero fate legate alle antiche usanze sarde e apparissero come api instancabili e minuscole creature divine nate da un’intuizione celestiale, come celestiale era la loro voce che si udiva melodiosa nell’aria mentre tessevano al telaio. Un antico proverbio sardo racconta che, essendo le fate minuscole erano ritenute molto belle e soavi, tant’è vero che ancora oggi se si vuole fare un complimento ad una donna si dice: “sei bella come una, jana”. Si racconta inoltre che le fate erano molto ricche, in possesso di immensi tesori e potevano eseguire ogni lavoro domestico in leggerezza avendo a disposizione ogni comodità. Sempre secondo le leggende, le fatine erano presenti in tutto il territorio isolano prima ancora dell’arrivo dell’uomo e si racconta che loro potessero assumere diversi aspetti in base all’umore, al contegno e al comportamento degli abitanti del luogo. Nelle loro piccole caverne, le janas impiegavano la maggior parte del loro tempo a intrecciare arazzi e a confezionare tessuti con fili d’oro e d’argento. Le janas agivano sempre di notte in modo non visibile, perché la luce del giorno poteva essere letale per loro. Avevano la capacità di soddisfare ogni desiderio e attraverso la loro voce potevano esercitare incantesimi sugli uomini. Altre leggende fanno apparire le janas come esseri piuttosto scontrosi, si dice ancora che avessero il potere di ammaliare i bambini, per rapirli senza che nessuno potesse osservarle. Si racconta pure che le fatine fossero molto ordinate e curassero con scrupolo la loro igiene ed erano solite stendere la biancheria ad asciugare su cespugli di cisto, di corbezzolo, di lentisco e di mirto per profumarla e una volta sbrigate le faccende, riordinata la dimora, si incamminass ...

Sindacato Medici Italiani: “Entro 5 anni metà della popolazione non avrà un medico di famiglia”

I tagli alla sanità ridurranno i medici di famiglia in Sardegna e in Italia. Entro 5 anni metà della popolazione non avrà un medico di famiglia. _____________________________________ Dichiarazione di [caption id="attachment_121936" align="alignleft" width="360"] Luciano Congiu[/caption] Luciano Congiu, Segretario Regionale Sindacato Medici Italiani Sardegna I tagli alla sanità ridurranno i medici di famiglia in Sardegna e in Italia. È un’emergenza ormai all’ordine del giorno e nel mentre la formuliamo, moltissimi cittadini sardi subiscono già le pesanti conseguenze di una carenza di medici di medicina generale che interessa molte aree dell’isola. Secondo l’Osservatorio Conti Pubblici Italiani (CPI) che ha redatto uno studio nazionale e per regioni, ipotizzando  che in Sardegna, analizzando gli indicatori dei pensionamenti  di medici  e   quelli delle assunzioni,  si sta delineando uno scenario per prossimi sette anni (2022 -2028) che vede in uscita per limiti di età 719 medici, mentre i nuovi medici convenzionati dovrebbero essere solo 70 con un passivo di 649 unità. Il numero di medici attualmente operanti in Sardegna è di poco meno di 1000 (a fronte di una popolazione sarda di circa 1.400.000 abitanti in età non pediatrica ). Per cui se andranno via più della metà dei medici di famiglia attualmente impegnati, non sostituiti dai nuovi medici, perché questi ultimi stanno scegliendo sempre più spesso altri tipi di impiego con migliori condizioni di lavoro e  se questa tendenza non verrà invertita, con politiche serie ed efficaci, almeno metà della popolazione sarda rimarrà senza un medico di famiglia. Questa è una prospettiva  drammatica per il diritto alla salute dei cittadini sardi, perché la possibilità che si riduca  notevolmente la presenza sul territorio degli ambulatori dei medici di famiglia rappresenterà la fine della medicina di prossimità, del Servizio Sanitario pubblico e  universalistico.  Dietro l’angolo ci aspettano soluzioni preparate nel corso di questi ultimi  venti anni da politiche di privatizzazione  e spoliazione  della sanità pubblica. Non a caso, per esempio,  in Veneto, in provincia di Padova, si affrontano  le carenze dei medici di medicina generale di quella regione non tanto con scelte di sostegno alla professione, che favoriscano nuove assunzioni di giovani leve, ma bensì  prevedendo l’impiego di medici di famiglia afferenti a  società  sanitarie private, con un costo medio di 50 euro a visita per i pazienti. Come si è arrivati a tutto questo? Le ragioni  sono tutte da ricercare nel continuo  indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale e  cioè dello strumento che dovrebbe essere il garante del diritto  dalla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione per tutte e tutti i cittadini del nostro paese. Le cause che hanno determinato la crisi del SSN sono chiare e vanno ricercate nelle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni che, nel tentativo ...

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