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Francesco Abate presenta il suo libro "Torpedone trapiantati"
Fermata a Villacidro, domani sera (giovedì 19 luglio), per il "Torpedone trapiantati" di Francesco Abate. Il giornalista e scrittore cagliaritano, accompagnato dalle letture di Giacomo Casti, presenta il suo ultimo libro alle 20 in piazza Zampillo nel corso di un appuntamento proposto dalla Fondazione "Giuseppe Dessì". Romanzo di ispirazione autobiografica, "Torpedone trapiantati" ruota intorno alla "rimpatriata" di una "comitiva di sopravvissuti", cento trapiantati con le rispettive famiglie, una gita cui Francesco viene invitato a dieci anni esatti dal suo trapianto di fegato. Tra acciacchi, fobie, farmaci indispensabili e piccole miserie, i protagonisti di questa gita condividono il fatto di essere nati due volte, che è un dono immenso, ma anche una responsabilità: quella di dover essere felici. Tra imprevisti, episodi esilaranti e attimi di tenerezza, uno scorrettissimo diario di bordo che diventa pagina dopo pagina un inno alla vita. Classe 1964, Francesco Abate ha esordito nel 1998 con il suo primo romanzo "Mister Dabolina" (Castelvecchi), seguito da "Il cattivo cronista" (Il Maestrale, 2003), "Ultima di campionato" (da un soggetto vincitore del premio Solinas; Il Maestrale, 2004/ Frassinelli 2006), "Getsemani" (Frassinelli, 2006) e "I ragazzi di città" (Il Maestrale, 2007). Con Einaudi ha pubblicato "Mi fido di te" (Stile libero 2007 e Super ET 2015), scritto a quattro mani con Massimo Carlotto, "Cosí si dice" (2008), "Chiedo scusa" (con Saverio Mastrofranco, ovvero l'attore Valerio Mastandrea; Stile libero 2010 e Super ET 2012 e 2017), "Un posto anche per me" (2013), "Mia madre e altre catastrofi" (2016) e, appunto, il più recente "Torpedone trapiantati" (2018). ...
Leggi di piùUna società che invecchia sempre di più
Gonnosfanadiga ha ospitato il Secondo Convegno di Pastorale della Salute. Come spiegato da don Giorgio Lisci, responsabile della Pastorale della Salute della diocesi di Ales-Terralba, responsabile per la Regione Sardegna dello stesso settore e parroco della chiesa del Sacro Cuore di Gonnosfanadiga, il tema del convegno è stato concepito dopo aver preso atto che la società di oggi va sempre di più verso la vecchiaia. Da ciò ne deriva la crescita delle case di accoglienza e, parallelamente, la chiusura di scuole e asili. I tempi di degenza all'interno dell'ospedale sono di circa cinque giorni, salvo casi particolari. Il malato viene poi rimandato a casa, ma la famiglia risulta sempre in grado di assisterlo? Da qui, l'intervento della comunità cristiana, e la nascita dello slogan della giornata: "La cura del malato dalle strutture sanitarie, alle famiglie, alla comunità parrocchiale". Esistono numerose figure che sono attive nel settore: i diaconi, le confraternite, le associazioni di volontariato. Purtroppo, queste non sempre sono bene organizzate. La riflessione fatta con don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute e docente al policlinico Tor Vergata di Roma, ha voluto aiutare nella scelta della strada che la comunità dovrebbe intraprendere in questo settore. "La pastorale della salute è una delle forme più complete di pastorale, perché per aiutare le persone anziane o malate bisogna sapere catechizzare, celebrare e amare nella carità, e questi sono i tre settori principali dell'azione della Chiesa; anche se si ha di fronte un malato, non bisogna dimenticare che si tratta soprattutto di una persona, con facoltà diverse ma non per questo da disprezzare", ha spiegato don Giorgio Lisci. Sulla base di questo concetto, come discusso durante il convegno, è importante non far sentire la persona anziana o malata come qualcuno da compatire o emarginare: occorre stimolare l'apertura verso questo mondo, che ormai è innegabilmente uno zoccolo duro della nostra società. All'interno del convegno è stato promosso anche il progetto "Accolti.it", volto a mostrare che le persone soggette a malattie psichiche possono essere accolte e possono sentirsi ancora persone vere. Tra le righe di questo progetto, risiede l'opposizione a un concetto che ricorda la legge Basaglia. Quest'ultima chiuse i manicomi nel 1978, quando la Chiesa aiutò le persone affette da malattie mentali, ospitandole nelle strutture di accoglienza. Sulla scia di questa legge, qualcuno afferma che tenere persone con tali problemi nelle strutture significhi privarle del loro diritto di libertà. Con l'iniziativa "Accolti.it" si propongono delle giornate in cui le persone potranno toccare con mano il mondo in cui gli ospiti delle strutture vivono e come vengono trattati: in questi luoghi di accoglienza, vengono riconosciute e valorizzate in loro delle grandi potenzialità nonostante il disagio psichico. Essenziale nel percorso di riabilit ...
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