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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

The Guardian, Pisacane calciatore dell'anno

Il difensore del Cagliari ha conquistato il prestigioso riconoscimento del quotidiano inglese di giocatore dell'anno 2016. Il premio  arriva non per i gol fatti o evitati, ma per la tenacia del giocatore: prima di arrivare alla massima serie ha dovuto affrontare e scavalcare tanti ostacoli. Fabio Pisacane è ritratto nella foto con una piscina e una club house sullo sfondo. E una felpa di una squadra che gioca in serie A, il Cagliari. Lui è Fabio Pisacane, difensore: la foto pubblicata su The Guardian lo ritrae con un prestigioso premio. Il momnto più  alto e difficile? La sindrome di Guillan-Barrè a quattordici anni. Una patologia che attacca i muscoli. Ma lui ha avuto più muscoli della malattia: ha sopportato cure e ospedali. E poi ha continuato a inseguire il suo sogno: diventare calciatore. Quando quel sogno è diventato esordio in serie A, a 30 anni, lui, un 'duro', si è sciolto in lacrime. L'articolo ripercorre tutte le tappe della favola: dalla nascita nei quartieri spagnoli a Napoli. La camorra? "Una volta - racconta nell'intervista - stavo giocando a pallone e uccisero una persona a pochi metri da noi". Poi la carriera da calciatore. Scovato dai talent scout del Genoa a quattordici anni. Nella città ligure l'attacco della malattia: "Le mie braccia non rispondevano". Poi le cure, l'ospedale e la ripresa. Finalmente di nuovo in campo. Quindi un altro momento difficile e importante della sua carriera: il No a chi gli chiedeva di truccare una partita. "Io non faccio queste cose", spiegò. Avanti così, a testa alta. Quindi la chiamata del Cagliari in B. Con la promozione in A a fine stagione. Un'altra data da incorniciare: 18 settembre, gara con l'Atalanta, esordio in A. A fine gara un mare di lacrime per il difensore rossoblù ...

Premio di laurea Mons. Giuseppe Pittau

Mercoledì 28 dicembre alle 10,30 nella chiesa parrocchiale di Santa Barbara a Villacidro ci sarà l’assegnazione del premio di laurea “mons. Giuseppe Pittau S.J.” Il premio di laurea “Mons. Giuseppe Pittau S.J.” è stato istituito dalla ONG “Piccoli Progetti Possibili Onlus” e dall’”Associazione Centro Culturale di Alta Formazione Onlus”. È sostenuto dagli ex allievi della Sophia Universtity di Tokyo. Il premio è assegnato a giovani laureati che concorrono con tesi sulla Pace, sull’Ecumenismo e la Politica Internazionale. Alla premiazione sarà presente monsignor Padre Roberto Carboni, vescovo di Ales Terralba, i membri della giuria e il sindaco di Villacidro Marta Cabriolu. EDUCARE ALLA PACE Profeticamente Padre Giuseppe Pittau S.J. scriveva nel 2003: «L'educazione alla pace esige una adeguata e realistica intelligenza della condizione umana. Il riconoscimento del male in tutte le sue forme, la immane potenza del negativo ha nei regioni totalitari di destra e di sinistra e nella guerra la sua manifestazione più drammatica. Ma questo riconoscimento non deve paralizzare la fiducia nelle risorse positive dell'uomo : nasce così la disposizione al dialogo come via privilegiata alla pace. Bisogna puntare sulle forze di pace nascoste negli uomini e nei popoli che soffrono. La guerra porta solo distruzione e non produce nulla di positivo ; produce solo un futuro di sofferenze ancora più grandi. Alla forza della coscienza ben più che alla violenza è affidata la causa della pace. E nel piano politico la pace richiede strutture politiche sovranazionali davvero efficaci nell'arginare le possibili sopraffazioni. Che presto venga il giorno in cui l'unico intervento armato o tra nazioni o contro un oppressore, tiranno non scelto o anche scelto democraticamente, che calpesta i diritti dei cittadini, possa essere deciso solo dalle Nazioni Unite, usando il nuovo principio di ingerenza umanitaria, già usato in alcune occasioni, per evitare mali peggiori senza la guerra civile o la guerra tra nazioni o etnie. La ricerca di giustizia, di eguaglianza, di solidarietà, il potenziamento del dialogo, dei sistemi democratici, degli organismi di controllo interazionali. La stessa dissuasione dovrebbe fondarsi non sulla minaccia rappresentata dagli arsenali, bensì su quelle risorse ben più degne dell'uomo che sono la solidarietà interazionale, le sanzioni giuridiche, l'isolamento di chi fa ricorso alla prepotenza e alla forza. Rassegnarsi alla logica della dissuasione armata vuol dire accettare la spirale perversa degli armamenti e finire in una trappola mortale per l'umanità. Quanto al disarmo, vi è convergenza circa la necessità di disarmo bilaterale, controllato. Ma bisogna prepararlo anche con rischi calcolati che spianino la via al disarmo. Il giudizio etico non si limita a propone istanze e soluzioni radicali, utopico-profetiche, si impegna altresì a mediarle entro le condizioni storiche e politiche concrete. Ma è ima mediazi ...

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