Pabillonis, nei quadri di Piero Orgiu il patrimonio identitario del paese

di Dario Frau ________________________   “Nei miei disegni ho voluto riproporre angoli del paese dimenticati o in stato di abbandono”. È questo, in sintesi, il leit motiv, il motivo conduttore o tema ricorrente che Pierangelo Orgiu (per tutti Piero) immortala nei suoi disegni e quadri che a seconda della vena artistica, realizza ormai da un po' di tempo. [caption id="attachment_139203" align="alignleft" width="295"] Fonte romana[/caption] Sono ormai numerose le “opere d’arte” (se con questo termine può essere considerata una creazione che combina abilità tecnica, intento estetico e un significato più profondo, contribuendo alla cultura e alla storia della comunità) accumulate nell’abitazione dove ha realizzato il suo studio e dove vive con la famiglia. Sono, infatti, le proprie radici legate al suo paese fatto di case in lardiri, di gente semplice e laboriosa, a determinare il senso profondo delle sue creazioni. Gli interessi artistici di Piero spaziano, però, anche in altri settori artistici. «Oltre al disegno mi è sempre piaciuto scrivere. All'età di 10 anni la maestra delle elementari notando la mia attitudine per la scrittura mi fece partecipare, quasi obbligandomi, a un concorso nazionale dove risultai vincitore con un premio di 120.000 lire». In effetti, la poliedricità culturale è insita nelle peculiarità personali dell’artista, che unisce queste doti, al suo carattere aperto, estroverso e socievole, alla sua vita, caratterizzata da innumerevoli esperienze.  «Sono nato il 16 settembre del 1954. A 6 anni dopo la morte di mio padre sono finito in collegio fino all'età di 15 anni. Ho frequentato con profitto le scuole dell'obbligo e avrei voluto continuare gli studi per diventare veterinario. Per vari motivi non sono riuscito a coronare il mio sogno e sono finito a svolgere diversi lavori come il manovale edile, barman, aiuto cuoco, bracciante agricolo, operaio metalmeccanico, addetto all'alto forno presso la fonderia di San Gavino e infine ho chiuso la carriera lavorativa come collaboratore scolastico», racconta Piero, che, giunto ormai all’età della pensione, rivive con una certa intensità interiore la sua vita d’infanzia e la comunità dove ha sempre vissuto. [caption id="attachment_139204" align="aligncenter" width="749"] Casa Liscia[/caption] Questo legame affettivo lo ha portato a riflettere e ad analizzare e anche a constatare, purtroppo, la perdita di certi valori culturali, legati a radici su cui si basavano determinate certezze e razionalità, a partire dalle peculiarità delle strutture abitative e non solo, che stanno piano piano scomparendo, come spiega l‘artista. «Dopo aver notato lo stato di abbandono di alcuni edifici e case storiche del paese, ho deciso di immortalarle prima che spariscano e si perda la memoria come e già successo in questi ultimi anni».   [caption id="attachment_139205" align="aligncenter" width="748"] Casa Atzeni[/caption] E così come un cercator ...

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