Sardara, la festa di Santa Mariaquas tra storia e fede
La storia della località è legata anche alle vicende storiche intorno al sec. XVI, le incursioni saracene decretarono il progressivo abbandono del villaggio
È trascorso ormai un mese dalla festa di Santa Maria Acquas e tutto tace, ormai, nel parco e nell’area circostante la chiesetta dedicata alla Madonna delle Acque che, come ogni anno si celebra, il penultimo lunedì di settembre. Una festa di particolare importanza che interessa come organizzazione civile e religiosa, la parrocchia e il comune di Sardara e attira ogni anno migliaia di fedeli, provenienti da ogni parte dell’Isola per venerare e chiedere intercessioni alla santa miracolosa. Gli anziani ricordano ancora, gli ex-voto di piedi, mani e le braccia in cera, le trecce di capelli, di stampelle e di quadretti dipinti artigianalmente, che un tempo erano appesi alle pareti interne della chiesetta, “Per grazia ricevuta!”. Una venerazione religiosa che riporta anche al lontano passato storico, quando questa località, per la presenza di sorgenti di acqua calda, ha attratto popolazioni fin dal neolitico, con lo sviluppo anche del culto della dea Madre e in seguito, dai nuragici e dai romani, che ritenevano sacre e curative queste acque calde. I romani, in effetti, maestri nella costruzione di terme, sfruttarono la località con la realizzazione di edifici termali e di un tempio, per la celebrazione del culto e l’utilizzo delle acque. Una località importante, dunque, che dopo la conquista definitiva dell’Isola (238 a. C.) fu chiamata “Aquae Neapolitanae” e una strada la collegava con la città di Neapolis nel golfo di Marceddì e anche con l’altra strada romana che da Karalis portava a Othoca (Oristano). Con la diffusione del cristianesimo, i preesistenti culti nuragici, in particolare quello della Dea Madre e le divinità romane, Diana soprattutto, continuarono a essere tramandati di generazione in generazione e si fusero con la religione cristiana. «Lo studio del Bagno romano ha portato L’Università delle Tre Età a scoprire l’esistenza di graffiti paleocristiani nella sala Tepidarium, che prima dell’edificazione della chiesa fungeva da luogo di culto cristiano…. e, con il trionfo del cristianesimo, si adoperarono per sostituire il culto delle pagane divinità con quella della Santissima Vergine», spiega lo storico Angelo Mascia. Oggi, nelle antiche “Aquae Neapolitanae”, sorge una chiesa dedicata a Santa Maria de is Acquas. L’edificio attuale, modificato e restaurato più volte risale presumibilmente al periodo medioevale, tra il 1100-1200, e fu realizzato, forse, sui resti di un edificio di culto dei primi secoli dell’era cristiana. Il santuario era situato nel sito dell’antico borgo di Villa d’Abbas, oggi scomparso, ma rimasto in vita almeno sino al 1386, poiché viene nominato nel documento relativo alla pace stipulata tra la giudicessa Eleonora d’Arborèa e il re Giovanni I d’Aragona. La storia religiosa della località è legata anche alle vicende storiche intorno al sec XVI, le incursioni saracene e le pestilenze decretarono il progressivo abbandono del villaggio e gli abi ...
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