Alexa: dal resuscitare i defunti alla testimonianza in tribunale

di Giovanni Angelo Pinna _____________________________________________   [caption id="attachment_92214" align="alignleft" width="179"] Giovanni Angelo Pinna[/caption] Non esiste quasi più una abitazione nella quale non sia presente Alexa. In versione App, un software installabile nel proprio smartphone o tablet, oppure nella sua variante più comune, hardware, posizionato in qualsiasi punto del salotto in casa, Alexa ha quasi stravolto la quotidianità in casa semplificando non poche attività, alcune volte forse in modo eccessivo tanto da arrivare al voler utilizzare questa tecnologia anche solo per sostituire l’attività dell’accendere e spegnere una tv con il telecomando, o cambiare canale. In alcuni casi Alexa si è anche rivelata come “la medicina e cura” per quelle persone che soffrono la solitudine: dialoghi con questa intelligenza artificiale, promemoria e stimoli come un “ricordati di…” sono solo alcuni esempi. Ma non si limita a questo Alexa: quella che all’apparenza può sembrare una semplice voce artificiale, in realtà, nel tempo è divenuta molto più tanto. È la prima AI (una intelligenza artificiale) ad essere stata chiamata a testimoniare in Tribunale ricoprendo il ruolo di testimone chiave in un caso di omicidio. Il funzionamento di Alexa è banale: pur rimanendo in perenne ascolto, per essere attivata è necessario pronunciare un comando specifico, “Alexa” seguito da ciò che questa intelligenza deve fare. È proprio su questo particolare che gli inquirenti puntarono nel lontano 2016 (il caso è ancora in corso): sperano che Alexa si sia attivata inavvertitamente registrando voci, suoni ed informazioni utili in quel lasso di tempo in cui si consumò il crimine. Ma non solo, dal Tribunale alla “resurrezione di defunti”: una nuova e recente sfida, per queste tecnologie, è quella di fare resuscitare i defunti creando una copia fedele della loro voce. Da qualche giorno, infatti, l’attenzione pare essersi spostata sulle capacità di queste AI di replicare la voce umana, imitandola quasi fedelmente partendo da porzioni di una loro registrazione (un campione audio). Questa capacità è stata presenta ordinando ad Alexa di leggere una favola ad un bambino. Il particolare, che ha sollevato non poco scompiglio e “problemi di natura etica”, è che questa favola è stata raccontata dalla tecnologia emulando la voce della nonna del bambino, defunta tempo prima. “… metti musica” … “… accendi la tv” sono solo le azioni più comuni oltre aprire porte e finestre, fare ridere con barzellette o dialogare con gli animali (si perché anche il tuo cane o gatto potrebbe impartire comandi ad Alexa). Ma, da ormai qualche anno, questi concentrati tecnologici stanno allargando il loro campo di azione sempre basando la loro intelligenza sul riconoscimento della voce umana ma non finisce qui: solo coincidenze? Una notte, Alexa, si attivò a casa di una ragazza. In quella occasione eseguì un ...

Pabillonis, Benigno Frau il più grande sarto del paese e maestro de is mestus’ e pannu pabillonesi

di Dario Frau ________________________________________________   [caption id="attachment_107332" align="alignleft" width="390"] Benigno Frau[/caption] Tra la dozzina di mestus’ e pannu che hanno esercitato in paese, negli ultimi 90 anni, più della metà hanno appreso la professione nella sartoria di Tziu Benigno Frau. Un personaggio di rilievo per la comunità di Pabillonis che ha lasciato tracce indelebili, non solo per la sua attività di sarto e commerciante di tessuti e abbigliamento, ma anche come politico locale. LA FAMIGLIA PATERNA Il suo carattere dinamico e deciso era l’emblema della sua personalità. «Mio padre era nato a Pabillonis nel novembre del 1905. Visse in una famiglia numerosa, composta da cinque fratelli e una sorella, ma nonostante ciò, il capofamiglia con il suo lavoro di calzolaio e di stangiaiu/lattoniere riusciva a garantire un’esistenza dignitosa e rispettabile, a tutti, in casa» afferma la figlia Lucina. «La famiglia era composta dal babbo Agostino, dalla mamma Giulia Floris e dai figli Eligio, Battista, Peppino, Cornelio e Benigno e dalla sorella Antonica, la più piccola», aggiunge il nipote Luigi (figlio di Battista) che aveva un ottimo rapporto con lo zio Benigno. Dopo la frequenza della scuola elementare, per i maschi in modo particolare, come era consuetudine in paese, bisognava darsi da fare per apprendere qualche attività lavorativa. A casa, la mamma cuciva e Benigno osservava e apprendeva. Frequentò anche una parente sarta, la zia Anna Raccis, e migliorò ancora. APPRENDISTA SARTO A SARDARA Con questi primi rudimenti fu mandato come apprendista in una sartoria di Sardara. Non era facile, ma il giovane aveva volontà e tanta voglia di imparare. Benigno si recava a Sardara a piedi e per un tratto con un carrettiere, che gli offriva un passaggio. Qui restò alcuni anni, attento e perspicace non gli sfuggivano i segreti di un mestiere che richiedevano pazienza, abilità, colpo d’occhio, intelligenza e un particolare talento. Benigno aveva queste caratteristiche e così apprese tanti elementi fondamentali per un sarto che gli permisero di apprendere i segreti della professione e di mettersi in proprio in paese. UNA SARTORIA IN PROPRIO Aprì una sartoria tutta sua in via Garibaldi, dove esercitò fino ai primi degli anni settanta, quando smise prematuramente, per malattia. «All’inizio con zio Benigno lavorava anche la sorella Antonnica che diventò una brava sarta e sposò Peppino Sardu, che divenne anche sindaco del paese. La coppia si trasferì a Oristano, dove Antonica visse fino alla morte quando stava per compiere cento anni. Ricordo che, oltre alla sua abilità come sarta, da giovane era ammirata da tutti per la sua bellezza», racconta il nipote Luigi. CARATTERE SEVERO MA GENEROSO Tziu Benigno Frau, conosciuto e rispettato da tutti, era un “personaggio”, che ha lasciato tanti ricordi tra coloro che l’hanno conosciuto durante i suoi 66 anni di vita. «Papà era burbero, ma b ...

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