Peste e carestia nel Medio Campidano del Seicento
La prima grande epidemia di peste registratasi in Sardegna fu la “peste nera” del 1347-48 che da Cagliari si estese a tutta l’isola. La peste del 1376 è invece ricordata per aver ucciso il giudice d’Arborea Mariano IV. Poi a più riprese nel Quattrocento, come nel 1442 a Oristano e nel 1476 a Iglesias. Ancora imperversa dal 1522 al 1530 e nel biennio 1582-83. Le ondate successive del quinquennio 1652-57 sono tuttavia destinate a segnare la Sardegna e in particolare il Medio Campidano per la portata, le ricadute e le dimensioni della pandemia. Nell’aprile del 1652 la peste arriva a Alghero, importata da “una tartana carica di mercanzie” partita dalla Catalogna dove è in atto un’epidemia di peste bubbonica. Nessun controllo sanitario alla partenza, altrettanta trascuratezza, se non fraudolenza, all’arrivo: il veguer di Alghero e il giurato a capo della città si fanno corrompere e danno accesso alla nave senza patenti di sanità. È assoluto il dispregio di ogni norma sanitaria da parte delle autorità marittime e dei mercanti e a metà aprile il male si manifesta in maniera inequivocabile – racconta il cronista dell’epoca Jorge Aleo – con “hinchazones y carbuncos”, gonfiori e bubboni, in varie parti del corpo, con “postulas, y manchas”. Alle eruzioni cutanee si accompagnano gli altri sintomi classici della malattia, cioè “varios delirios, alteraciones de animo, profundo suenos, vigilias, grandes dolores de caveca, torpeza y agitacion del cuerpo, inapetencia, nausea”. Il decorso è rapidissimo e si conclude quasi sempre in maniera infausta. Raramente i malati superano il quinto giorno, la maggior parte muore tra il terzo e il quarto e molti addirittura lo stesso giorno in cui sono rimasti contagiati. Le analogie con la peste catalana sono evidenti: brevissima la durata, esito quasi sempre letale, estrema contagiosità, patologia pressoché identica. Da Alghero il male si trasmette rapidamente a Sassari e nel Logudoro. Quindi, nel corso dell’estate, arriva in Gallura. Il diffondersi nelle campagne è causato dalle ruberie e dal banditismo, oltre che dalla mancata vigilanza delle municipalità di Sassari e Alghero sui loro abitanti, lasciati liberi di uscire dalle mura per rifugiarsi nei villaggi prima che la Giunta Centrale di Sanità, costituitasi per la bisogna, inviasse sul posto i commissari per imporre la quarantena. Il male si muove poi verso sud. Un cordone sanitario viene posto a protezione di Oristano e Cagliari, ma è violabile con facilità. Durante l’estate il contagio si estende alla piana di Oristano e al Medio Campidano. I tempi della diffusione sono incerti e variano a seconda dei mezzi usati negli spostamenti - cavalli, carrozze, vagabondaggio pedestre - o delle ragioni, per fuga dai centri colpiti, per contatti commerciali o di relazione con essi e da essi, e per ruberie. Del giugno del 1652 sono le prime notizie sulla diffusione della peste nel Medio Campidano dove – pare – ve ...
Leggi di piùIl libro: "La Maledizione di Padiglionis"
È una passione, che nasce da ragazzino, quella di Stefano Cruccas,un Pabillonese doc di 41 anni, sposato e padre di due bambini. Una passione che per tanti ragazzini finisce sul nascere, invece per Stefano, fortunatamente continua ancora oggi, e si è concretizzata con il trasformare la sua passione nella pubblicazione di una raccolta di testi poetici nel 2017. Il suo cammino come scrittore inizia, infatti, con una raccolta di poesie datate 2017/2018, per poi passare alla stesura del suo primo romanzo dal titolo"La maledizione di Padiglionis". Un titolo accattivante che stimola la curiosità del lettore, corredato da una copertina in bianco e nero realizzata da una ragazza di 17 anni di Pabillonis ,di nome Collu Giulia, apparentemente in contraddizione con il titolo del romanzo. Il romanzo, di genere giallo mistery, racconta una storia intervallata da riferimenti storici e di fantasia, con un salto cronologico dal XIV secolo ai giorni nostri con un salto nel passato attraverso la descrizione fatti risalenti al 1584 ed ad una leggenda legata a San Giovanni Battista, vice patrono di Pabillonis e alla tradizionale sfilata de "is carrus de s'abiu". Nel romanzo trovano spazio termini in dialetto campidanese che lo rendono incisivo e caratteristico. I termini dialettali vengono spiegati in un glossario, nelle ultime pagine del libro, questo da la possibilità a tutti, anche a chi non conosce tale dialetto, di poterlo apprezzare fino in fondo. Il romanzo risulta essere di facile lettura, scorrevole, ma nello stesso tempo "intrigante" che porta il lettore a leggerlo in fretta per assaporarne la fine e risulta adatto ad un pubblico vario, a prescindere dall' età, dal livello culturale e dai diversi interessi. Una signora di Pabillonis R. M. di 87 anni riferisce "di averlo letto "in pressi, in pressi" perché ha trovato la storia appassionante e coinvolgente. La presentazione del libro è avvenuta nell'ex municipio di Pabillonis con una discreta partecipazione di pubblico. Lo scrittore ritiene che il romanzo meritasse una maggiore attenzione in ambito culturale in quanto molto "racconta" del piccolo paese del medio campidano, rivelando particolari, situazioni ed anedotti di cui molti sono all'oscuro. Stefano Cruccas pensa di pubblicare, a breve, un altro romanzo, anzi possiamo già dire ai suoi estimatori che pare abbia già iniziato a scriverlo, sempre sul genere di quello precedente. Diamo quindi, il nostro in bocca al lupo a Stefano, per futuri grandi successi con la speranza che sia d'esempio a quei giovani che vorrebbero scrivere ma forse hanno necessità di un piccolo incoraggiamento. Anna Luisa Garau ...
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