La scuola: il luogo perfetto dove perdere tempo

Tempo fa, molto o poco, dipende dal nostro rapporto sentimentale col tempo, come ha insegnato il grandissimo, (in questo di sicuro), Aurelio Agostino, una ministra, poco illuminata, come recentemente Massimo Recalcati ha garbatamente liquidato la stessa e il suo mostruoso piano per la scuola, che non è proprio il caso di chiamare riforma, volle, manco fosse Federico II il tedesco, stupire il mondo intero con la sua scuola delle tre I, maiuscole! Due punti! Virgola, punto e virgola! Virgolette, indici e medi graffianti l’aria! Tanto è tutto a costo zero. Meglio ancora se le singole scuole riescono a chiudere in avanzo e produrre utili!! Pensare che questa signora ha ricoperto l’incarico di Ministra dell’Istruzione, Università e ricerca, dopo Luigi  Berlinguer, Tullio De Mauro, e ha preceduto Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Mariastella Gelmini! Francesco Profumo, Maria Chiara Carrozza? Stefania Giannini, Valeria Fedeli!! Aspettando, e sperando bene, Marco Bussetti, c’è di che riflettere sulle beffe che uno tra i più grandi intellettuali della modernità europea, Giacomo Leopardi, si faceva dell’umana gente/Le magnifiche sorti e progressive. Sulla prima I, l’inglese, niente da eccepire, la ministra dell’istruzione dell’allora governo Berlusconi, scoprì e rese noto al mondo che l’acqua, allo stato liquido, è bagnata! È dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, che nelle scuole di ogni ordine e grado, dei paesi europei democratici, e nel resto del mondo sotto il controllo della NATO, l’inglese, inesorabilmente sostituisce il francese come prima lingua straniera in queste aree del mondo. La seconda I, l’informatica in tutte le scuole, è rimasta nel libro dei sogni. Dalla fine degli Anni Novanta ai giorni nostri, molti studi e molte statistiche sembrano dimostrare tra le giovani generazioni forme di analfabetismo di ritorno relative alle conoscenze, attività e competenze in ambito informatico, a meno che non si considerino tali la velocità e l’utilizzo continuo e costante dello smartphone, che lui, il cellulare, sarà pure intelligente, ma lascia parecchie perplessità sull’intelligenza di chi lo usa a tutte le ore del giorno e della notte. La terza I, l’impresa, è quanto di più mostruoso, terrificante, antidemocratico, possa esserci in ambito formativo. La scuola pubblica non può essere, non deve essere gestita con criteri d’impresa. Non può, non deve dare indici contrattabili in borsa, dividendi per gli azionisti. Le stesse parole che significano questa scellerata idea di scuola devono essere bandite, abolite: l’umanità di grandi e piccini a scuola non è un capitale, parlare di capitale umano, di risorse umane, è una blasfèmia! La scuola non è un’industria, non è un’azienda, non è un sito di stoccàggio merci, non è, non dev’essere in alcun modo, legata all’idea capitalistica di produzione. Scuola e mondo del lavoro devono stare rigorosamente separati, così come le classi dalle famigli ...

Don Giovannino Pinna, passione per la storia della Chiesa

Molte altre cose si potrebbero scrivere e dire su Don Giovannino ma, a distanza di pochi anni dalla sua scomparsa, è ancora prematuro e, soprattutto, non è facile leggere e cogliere in profondità tutti gli aspetti della sua vita pastorale e conoscere pienamente la sua intimità spirituale. Tuttavia, come ha scritto il teologo Daniel Ramada -che non ha avuto il piacere di conoscerlo- è possibile avvicinarsi «alla sua intimità pastorale e spirituale attraverso i suoi scritti. In essi traspare tutto lo splendore, nello stesso tempo umile e discreto, solido e infrangibile della sua vita pastorale. Posso riconoscere in lui l’immagine di un discepolo che non ha cercato altro che dare risposta alla chiamata del Signore cercando il Regno di Dio e la sua giustizia senza distrarsi nella vanità dell’effimero superfluo». [caption id="attachment_20619" align="alignnone" width="660"] Da sinistra verso destra: don Giovannino, mons. Pablo Galimberti e don Pasqualino Lussu celebrano la Santa Messa nella Chiesa di Santa Barbara. (Villacidro, 18 novembre 2007).[/caption] E tra i suoi scritti, molti dei quali ancora inediti, meritano particolare attenzione le preghiere alla Madre di Gesù, sotto il titolo di Madonna del Carmelo, scritte tra il 2000 e il 2010. Si tratta, infatti, di preghiere che, ogni anno, in occasione della festa della Vergine del Carmelo, Don Giovannino scriveva alla Madre di Gesù, il cui culto era ed è fortemente radicato nella comunità di Villacidro. «Il simulacro della Madonna del Carmelo venerato dai villacidresi –scrive Don Pinna- ha un volto dolce, sorridente, rasserenante che sembra incoraggiare chi lo contempla a lasciarsi catturare dal bisogno di pace e dal desiderio di riscoprirsi dentro per quello che si è, senza apparenze e maschere». Ogni comunità ha il proprio simulacro, ma la Madre di Dio è sempre la stessa, in ogni luogo del mondo e in ogni tempo, alla quale ci si rivolge perché Lei è la Madre del Creatore e Madre di noi creature. Tutti amiamo la vita, ma quante prove, quante difficoltà, quante amarezze. Come è difficile certi giorni mantenere il coraggio! Coraggio di credere, di sperare, di pensare, di pregare e di perdonare, di soffrire, di sorridere, di perseverare e coraggio di vivere. Coraggio nel lavoro, coraggio al mattino e alla sera, coraggio nel portare avanti gli impegni quotidiani, coraggio nelle rinunce, coraggio nella pazienza. In realtà, a scoprire ma, soprattutto, a cercare di far conoscere, anche tra i fedeli che vivono fuori dall’Italia, questo lato della vocazione mariana di Don Pinna è stato un prelato, di origini italiane, che proviene da lontano: Mons. Pablo Galimberti di Vietri, Vescovo della diocesi di Salto, in Uruguay.  La lettura di queste preghiere, «mi ha permesso di scoprire una dimensione mariana di Don Giovannino a me nuova» che Mons. Galimberti non aveva avuto modo di cogliere nei due fugaci incontri avuti con Don Pinna a Villacidro nel 2007 e nel 2008. ...

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