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Regista e attrici sarde protagoniste del cortometraggio “AnnaLaura”
di Fabiola Corona ___________________________ Due ragazze sarde protagoniste del cortometraggio "AnnaLaura”, un progetto narrativo che racconta un’apparente normalissima mattina di una coppia di ragazze, Anna e Laura: il risveglio, la colazione, una passeggiata per raggiungere la stazione da cui partire assieme. «La storia di Anna e Laura parla di legami indissolubili, di distanze difficili da colmare, di parole non dette e amori incompiuti. Racconta la delicatezza di un amore, dei suoi silenzi, dei vuoti che lascia e lo fa senza parole e senza dare al corpo gestualità fuori dagli schemi se non per brevi tratti. A raccontare questa relazione sono il tempo quasi sospeso, gli sguardi pieni di tutto, lo spazio che attraversa i due corpi ma che non intacca le anime. È un viaggio nell'interiorità dei pensieri e dei sentimenti», queste le parole di Sara Perra, una delle due interpreti, originaria di San Gavino. Coprotagonista e curatrice della colonna sonora, la sanlurese Elisa Vinci. Alla regia, Luca di Bartolo, anche in veste di sceneggiatore, e Alberto Desirò. «L’idea è nata da un mio trascorso amoroso con una ragazza inglese davvero speciale – racconta il regista Luca di Bartolo – Nasce dal mondo onirico che mi ha accompagnato per anni dopo averla ‘cacciata’ dalla mia vita, pur amandola. La costruzione narrativa e le scelte che caratterizzano i due personaggi nascono dalle dinamiche che io stesso ho vissuto in tanti sogni: il desiderio di ritrovare una persona, sentirla ancora lì, accanto a me, come prima». Il cortometraggio sarà girato a settembre in Sardegna: con questo scopo è stata attivata una raccolta fondi che permetta di pagare le spese di produzione e presentare il cortometraggio ai festival di cinema. ...
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di Tarcisio Agus ____________________________ Sino al III millennio a. C. la Sardegna avrebbe vissuto una situazione di tranquillità, assenza di competitività territoriale e gestione condivisa delle risorse naturali, con villaggi eretti in parte in pianura o su lievi rilievi, vicino ai corsi d'acqua. Le popolazioni erano dedite all'allevamento e alle produzioni cerealicole, con l'apparizione dei primi metalli riferiti a prodotti semplici come elementi di collane, punteruoli, anelli o lesine, in siti di fase Ozieri (3500 - 2900 a. C., e manufatti di rame e argento, rinvenuti in fasi successive. Uno scenario che muta nella fase detta Monte Claro, 2800-2300 a. C., con la costruzione delle prime strutture difensive, costituite da vere e proprie muraglie come quella di Monti Baranta a Olmedo. Un abitato protetto da un possente bastione che l’archeologo Alberto Moravetti pone in similitudine con quella di Monti Ossoni (Castelsardo). Di queste due opere ciclopiche il Moravetti le descrive in “La Sardegna preistorica” dell'editore C. Delfino: “A Monte Ossoni, una muraglia in opera ciclopica, lunga 60 metri, delimita per circa un terzo del suo perimetro il breve pianoro terminale di un’altura troncoconica, proprio nell’unico tratto non difeso dallo strapiombo. Nell’area compresa fra la muraglia e il margine scosceso dell’altura (mq 1636) erano intuibili tracce di strutture antiche, mentre all’esterno della stessa muraglia i mezzi meccanici avevano sconvolto alcune strutture di cui rimanevano sul terreno pietrame e ceramiche Monte Claro, …A Monte Baranta il complesso si trova su di un ripiano a dominio di un ampio territorio; le strutture difensive sono date da un recinto-torre e dalla muraglia megalitica (lunghezza mt 97). Il recinto-torre, situato sul margine dello sperone trachitico che sporge dalla terrazza naturale, ha pianta a ferro di cavallo (corda m 20,65; saetta m 15,30; superficie mq 380,80) con le estremità tangenti il profilo dell’altura e il lato rettilineo, ad Est, totalmente sprovvisto di muratura perché difeso naturalmente dalla parete rocciosa scoscesa e, quindi, di difficile accesso. ...A Monte Baranta e a Monte Ossoni è documentato un sistema difensivo che prevede la scelta di un luogo alto - su estremità di pianori che si affacciano a strapiombo su vallate - ove l’area d’insediamento appare definita dal margine scosceso dell’altura e, quindi, dalla fortificazione che si colloca a sbarramento del lato più aperto e debole”. A detta di diversi studiosi queste nuove strutture megalitiche erano legate al conflitto innescatosi tra le comunità di culture Bonuighinu e Monte Claro. Anche lo studioso Giovanni Lilliu non scarta del tutto questa ipotesi tanto che definisce le comunità Monte Claro: “un gruppo umano con una certa organizzazione e un profilo etnico-etico a crearla e a definirla”, “... non di rado, entravano in lotta fra loro, secondo un modo di vivere tribale, secondo costumi d ...
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