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Aperta ai visitatori la galleria all’interno del Maniero di Eleonora
Ripercorrere le fredde e spettrali gallerie del rifugio è un’opportunità unica per comprendere lo stato d’animo in cui viveva la popolazione durante gli allarmi aerei. Con questo obiettivo il rifugio, scavato sotto il Castello medioevale, diventa un percorso della memoria. Per la prima volta, in occasione di Monumenti Aperti, apre le porte ai visitatori. Le fotografie e i documenti che tappezzano il luogo dall’inizio della visita raccontano l’esperienza della guerra da chi veramente l’ha sperimentata sulla propria pelle. Toccanti i racconti della guida che metterà al corrente riguardo la modalità in cui i cittadini sanluresi si accalcavano dentro al rifugio, con gli occhi pieni di terrore, dopo essere stati avvisati dallo spaventoso suono della sirena, a qualsiasi ora del giorno e della notte. “All’interno del bunker - spiega Manuel Villasanta, presidente della cooperativa il Maniero, gestore della fortezza - sarà allestita una rassegna espositiva che riprende alcuni dati dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, come abbiano coinvolto i militari, ma soprattutto la popolazione sottoposta a continua minaccia”. I documenti raccontano i sistemi di protezione, le zone più colpite, ma anche come è stato realizzato il rifugio, parte di proprietà del Castello e parte del Comune. Costituito da un’ampia galleria con due ingressi: uno all’interno del Maniero di Eleonora e l’altro sulla via Castello. Dopo la fine della guerra il rifugio è rimasto chiuso, ma ora l’Amministrazione comunale decide di recuperarlo con finalità culturali e storico-didattiche. Un’opportunità unica per comprendere lo stato d’animo in cui viveva la popolazione durante gli allarmi aerei. Santina Ravì ...
Leggi di piùI Collegium: il ricordo di Franco Vacca
Fra le band musicali che si sono distinte nel panorama musicale della Sardegna meritano una menzione d’onore i Collegium che, dalla fine degli anni sessanta e sino a qualche anno fa, hanno calcato i più importanti palcoscenici isolani, inciso tanti bei brani di successo e si sono distinti per le loro doti musicali. Il gruppo, nel corso della sua quarantennale carriera, ha avuto un nucleo storico costituito da due elementi che, sin dalla sua fondazione, hanno fatto presenza fissa: si tratta di Franco Vacca, noto chitarrista di Lunamatrona, e di Felice Cassinelli, tastierista di Senorbì. «Nel corso dei quattro decenni di vita della band - spiega Franco Vacca - si sono succeduti diversi elementi, tutti con una buona formazione musicale». La band originaria, denominata Lied Group, venne costituita da cinque giovani studenti del conservatorio di Cagliari: oltre a Franco Vacca e Felice Cassinelli, vi erano Gianni Pontis, Mariano Casula e Ubaldo Trudu. «Gli anni ‘60 e ‘70 - precisa con un pizzico di nostalgia - sono stati davvero meravigliosi, forse perché eravamo giovani e spensierati. Il gruppo inizialmente proponeva dei brani con un repertorio basato sui gruppi maggiormente conosciuti: Creedence, Deep Purple, Huriah Heep, Led Zeppelin e i Pooh. Negli anni abbiamo inserito pezzi dei Colosseum, King Crimson, Emerson Lake e Palmer e, successivamente, anche dei Pink Floyd e dei Genesis che, soprattutto negli anni ’80, occupavano buona parte della scaletta nei nostri concerti». I Collegium (che assumono questa denominazione dal 1974), vantano nel loro repertorio tanti album inediti, alcuni di grande successo: su tutti “L’ansia dei tuoi anni” e “Paola” (1974, 45 giri), “Proprio tu” e “Dimmi che farai” (1979, 45 giri), “Prima raccolta” (1985) e “Veridade” (1990); quest’ultimo, in particolare, è stato un album molto “forte” con brani tratti dai testi in lingua sarda del poeta Salvatore Poddighe di Dualchi che, nel 1918, aveva elaborato un’opera fortemente polemica sul ruolo della Chiesa. Questo scritto fu successivamente censurato ed osteggiato nel periodo fascista. «Abbiamo fatto tanti concerti - prosegue Franco Vacca - Abbiamo accompagnato numerosi artisti italiani di fama come Piero Marras, Little Tony, Mino Reitano e altri. Ricordo poi la partecipazione al Cantagiro nel 1978. La nostra, visti anche i numerosi cambiamenti di formazione, è diventata una famiglia allargata tuttora in buoni rapporti». Il leader Franco Vacca è la prova di quanto il gruppo fosse umile e la band è stata circondata da tanti amici. Fra questi, in particolare, Ettore Urracci, Alverio Cadau e Pinuccio Cau di Lunamatrona, e Gianni Melas e Mimmo Tartaglia di Sanluri, che hanno dato una grossa mano soprattutto nel periodo della loro formazione. Pinuccio Cau, su tutti, è stato da loro considerato un padre e, se finivano all’alba i loro concerti, lui era lì pronto con il suo camion a riaccompagnarli a casa. «A fine concerto - r ...
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