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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Aperta la Porta Santa della Misericordia

Sono trascorsi appena sette giorni dalla sua consacrazione a successore degli Apostoli, quando il vescovo monsignor Roberto Carboni, domenica 24 aprile nel Santuario diocesano di Santa Mariaquas a Sardara, ha aperto la Porta Santa della Misericordia, seguendo la volontà di Papa Francesco, che in coincidenza del suo terzo anno di Pontificato ha indetto l’Anno Santo della Misericordia con bolla Papale “Misericordiae Vultus”. Nell’Anno Santo straordinario il Pontefice ha voluto che in tutte le diocesi del mondo venissero aperte le Porte della Misericordia, affinché i fedeli che in esse passeranno possano sperimentare l’amore del Padre che tutti perdona, consola, e dona speranza. Il vescovo monsignor Roberto Carboni, un fracescano voluto dal Papa arrivato dalla fine del mondo, con l’apertura della Porta Santa, nell’Anno del Giubileo, ha compiuto uno dei più importanti atti propri del servizio episcopale. Ai fedeli, che varcheranno quella Porta entro la fine dell’anno indetto, è concessa l’indulgenza plenaria alle condizioni previste dalla chiesa, secondo le norme canoniche. Una moltitudine di fedeli ha assistito entusiasta alla cerimonia religiosa presieduta dal nuovo vescovo della diocesi di Ales-Terralba. I devoti presenti a Sardara, con in testa il sindaco e altre autorità, hanno accolto il nuovo pastore con un lungo applauso, che Padre Roberto ha ripagato con un sorriso e un abbraccio ideale al popolo a lui affidato e con l’immancabile benedizione apostolica durante il tragitto per raggiugere l’altare. Al termine della celebrazione, la comunità di Sardara ha donato lo stemma vescovile, molto gradito dal vescovo. Francesco Zurru ...

Storia mai nata degli anonimi sanluresi nel Colle Scolopio

di Giovanni Contu _______________ Possiamo essere certi del luogo, del con- testo e della data; correva l’anno 1975 presso il teatro degli Scolopi. Si suonava, e con un discreto livello strumentale; lo si capisce dagli amplificatori, distorsori, tastiere e chitarre a disposizione. Non altrettanto è possibile affermare in merito alle voci. Non si vedono microfoni nell’asta in dotazione al gruppo. Si riconosce un certo stile scenico; ricorda la sobrietà essenziale immortalata nella copertina di ‘Made in Japan’. Ma qui siamo nella pianura del sud Sardegna sempre nei profondi anni settanta. Il tragitto Serrenti-Sanluri significava un’avventura nella 131 vecchia maniera. Non si vedevano molte macchine in giro; qualche camion forse con qualche trattore e pochi autobus. Si andava a scuola e per taluni il tempo pieno era la normalità. Un pomeriggio passa più in fretta se si trova occasione per divertirsi. Le fotografie, se parlassero, avrebbero tanto da dire. Ne ho recuperate due, ritrovate fra cartoline, vecchi registri, agende e calendari, stipati in scatoloni ammucchiati e impolverati ma fortunatamente preservati prima che fosse smantellato il vecchio archivio in cui erano custoditi. Me lo ricordo benissimo; ai miei tempi si trovava in una stanza lunga e stretta, nel corridoio sulla destra, contigua all’ufficio del preside quando ancora esisteva la scuola che ho conosciuto. Kierkegaard vorrà perdonarmi ma diversi anni fa, prima che il fabbricato fosse definitivamente smantellato, presi tutte quelle scatole ormai abbandonate, sottraendole al destino del macero, e le portai in casa mia. Sono ancora chiuse. Ne aprirò una per volta; mi fermo alla prima, le avrò sempre sott’occhio. Magari più in là scoprirò maggiori particolari. Per adesso, dalle immagini recuperate, nulla si può sapere sul repertorio di questi quattro ragazzi, sicuramente ex alunni o certamente frequentatori dell’animazione festiva. Forse si trattava di pezzi rock, folk, country; chi può dirlo? Non ho visto partiture. La band aveva un nome? Le foto son vere, ma sull’identità delle persone ritratte ugualmente aleggia un’ombra di mistero. Chissà chi saranno. A distanza di tanto tempo qualcuno saprà riconoscerli, fatta eccezione naturalmente per i diretti interessati o per qualche nostalgico come me. ...

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