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Una borsa di studio per laureati triennali
La Fondazione Rotary ha bandito un'ulteriore borsa di studio, mettendo a disposizione 32mila euro, da dedicare ai giovani con laurea triennale. L'iniziativa è finalizzata a conseguire un master di un anno in un'università all'estero, scelta da candidati residenti in Sardegna o Lazio, laureati triennali e che non abbiano legami parentali fino al secondo grado con soci del Rotary. Il candidato deve inoltre dimostrare di possedere eccellenti doti e potenziale di leadership, avere ottenuto successi accademici e professionali, avere obiettivi ben definiti e realistici, avere idee concrete su come proseguire nel campo professionale selezionato, condividere la missione del Rotary e conoscere la lingua del paese ospitante. La borsa copre le spese per la frequenza accademica nel paese estero, le spese di viaggio in classe economica, vitto e alloggio personale e l'assicurazione sanitaria. Il bando e il modulo di partecipazione sono scaricabili dal sito www.rotary2080.org. Marisa Putzolu ...
Leggi di piùLe mandorle non sono tutte uguali
Nell’anno 2014 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha fornito ai territori dell’Italia meridionale e delle isole uno dei Piani più interessanti per rendere produttive le pianure, le colline e le montagne: Il Piano del settore Mandorle, Noci, Pistacchi e Carrube 2012 / 2014. In Sardegna, curiosamente, la questione è passata quasi inosservata. Eppure si tratta di un documento che mette a nudo l’inerzia della politica agraria italiana sulla frutta da guscio nonostante le prospettive di crescita. Per esempio la mandorlicoltura nel contesto internazionale, dice il Piano nazionale, ha rappresentato per secoli una componente essenziale della economia agricola del nostro Paese. Oltre ovviamente a Sicilia e Puglia, anche Sardegna, Basilicata, Calabria, Abruzzi, Campania e, in misura minore, altre Regioni registravano ancora, tra il 1940 e il 1950, una produzione mandorlicola significativa. Questa diffusa presenza ha consentito all’Italia di detenere fino al secondo dopoguerra il primato produttivo nel mondo, con una forte penetrazione commerciale non solo sui mercati del Centro Europa ma anche nei paesi mediorientali, asiatici e dell’America Latina. Ma già a partire dalla metà degli anni ‘60 questo primato era passato nelle mani della California, che aveva puntato in maniera decisa all’aumento delle superfici, alla selezione di varietà ad alta resa, ad una intensiva meccanizzazione, con prezzi bassi e forti strategie di marketing. E’ nel successivo ventennio (anni’80 e‘90) che la situazione è andata sempre più aggravandosi, provocando una crisi del settore talmente profonda da far temere una vera e propria scomparsa della coltivazione del mandorlo in tutte le Regioni italiane interessate. Non altrettanto è avvenuto in Spagna, che, pur subendo anch’essa gli effetti della “invasione” californiana, ha incrementato la propria produzione rispetto agli anni ’60. O in Paesi come l’Australia, che in appena 10 anni, dal 2000 ad oggi, ha raggiunto livelli produttivi tali da diventare il secondo produttore mondiale. In Italia chi ha reagito con maggior vigore alle importazioni dall’estero è la regione Sicilia che ha incentivato la coltivazione del mandorlo su vaste aree dell’isola. E oggi le nuove estensioni dei mandorleti sino ai 500 metri d’altezza sono sotto gli occhi di tutti. Pertanto, mentre in Italia, si registrava una massiccia riduzione di superfici dedicate alla mandorlicoltura, la produzione mondiale rispetto al dopoguerra aumentava passando da poco più di 87 mila tonnellate di sgusciato del quinquennio 1947-1951 a oltre 921 mila tonnellate nel 2010/2011. E’, quindi, più che evidente, dice il Piano, come una pluridecennale assenza di strategie di tutela della nostra mandorlicoltura da parte delle istituzioni e delle organizzazioni del mondo agricolo, dei settori economici coinvolti (dalla produzione alla commercializzazione), dei centri di ricerca pubblici e privati, abbia favorito ...
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