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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Ecco come abbellire le strade dei musei

Il Comune ha messo in campo le azioni strategiche per riqualificare il centro storico per un costo complessivo di 280 mila euro. «Il progetto», afferma l’assessore ai lavori pubblici, Gianni Lussu, «prevede un volto nuovo per le strade principali del paese: via Roma e via Torino. Le uniche storiche che non sono state interessate da ripristini e rifacimenti, con pavimentazioni in granito, la pietra locale. L’idea corrisponde ad un obiettivo generale: riqualificare aree centrali per la loro posizione rispetto al centro storico, ma in una condizione di bassa qualità urbana, nonostante nello stesso spazio trovino luogo due musei: il museo del coltello sardo ed il Museo Etnografico Antonio Corda. Lo stesso spazio sarà a breve condiviso anche da nuovi abitanti che si insedieranno negli edifici adibiti a locazione a canone sociale». Spiega che l’intervento progettuale si ricollega ai precedenti finanziati dalla Regione nello stesso ambito spaziale. Hanno riguardato la realizzazione di un centro culturale polivalente attraverso il Programma Integrato d’Area per un totale di 1.500.000 euro, finanziato nel 2011; il rifacimento di piazza San Lussorio – Bando Civis per 840.685 euro; il programma straordinario di edilizia per la locazione a canone sociale per il recupero di edifici comunali, acquisto e recupero di edifici privati con 1.747.960 euro. «Questi interventi - aggiunge Lussu - si occupano di riqualificare in modo ampio l’ambito urbano, grazie al bando della Regione Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna». Santina Ravì   ...

Una battaglia aerea sopra i cieli di Villamar

A Villamar chi più chi meno ha sentito raccontare quest’avvenimento; ora, grazie al contributo scritto e orale di Albertina Piras e Antonio Sanna (autori del libro “Villamar, fede, arte, storia e tradizioni popolari”), è stato possibile ricostruire una storia che oggi viene comunemente ricordata dai villamaresi come “la caduta dell’aereo durante la guerra”. Siamo nel 1943, nel cuore della seconda guerra mondiale, e l’Italia intera vive un momento molto delicato in quanto la forza del partito fascista inizia a venir meno. In quegli anni, contrariamente a quanto si possa pensare, la popolazione villamarese viveva l’evento più con la preoccupazione per le restrizioni del cibo e la povertà dilagante che non per il vacillare dell’alleanza fra Italia e Germania. Basti pensare che il rapporto fra i villamaresi e i soldati tedeschi fosse stato sempre corretto e leale al punto che i cittadini villamaresi non erano mai stati importunati ed anzi avevano attivato con questi una sorta di libero scambio: i soldati barattavano con i villamaresi scatolette in cambio di uova e altri generi alimentari. Quest’esempio testimonia come le decisioni prese dall’alto fossero percepite dalla popolazione locale in maniera molto distante. Tuttavia, nonostante ciò, il conflitto dilagava. Villamar, come tanti altri paesi, non fu risparmiata dalle sue conseguenze. Alla fine del mese di maggio del 1943, durante la notte, il paese fu svegliato di soprassalto dall’attacco di numerosi aerei militari anglo/americani che sganciarono alcune bombe distruggendo alcuni casolari ubicati nella periferia del paese. L’obiettivo (mancato) era quello di colpire la stazione delle ferrovie (oggi smantellata) poiché lì sarebbe dovuto transitare un treno merci carico di armi e munizioni per rifornire l’esercito tedesco. Fortunatamente non vi fu alcun ferito, tuttavia rimase alta la preoccupazione fra la gente del paese che un evento del genere potesse ripetersi. Tale apprensione non si rivelò infondata tant’è che qualche giorno più tardi, il 29 maggio del 1943, intorno a mezzogiorno mentre i contadini stavano estirpando le fave, il cielo di Villamar si trasformò in un cruento teatro di una battaglia aerea fra l’aviazione anglo/americana e quella tedesca. I velivoli di questi ultimi erano di grandissima portata adibiti più al trasporto di armi che non alla battaglia. Antonio Sanna esperto e appassionato di storia racconta: «Avevo circa 5 anni e ricordo benissimo quei momenti così drammatici. I contadini, presi dalla paura, si buttarono al suolo per cercar riparo, mentre mia madre mi fece da scudo per proteggermi. Quel gesto non fu isolato, ricordo come fosse oggi che anche tutte le altre madri lì presenti con i loro figli fecero altrettanto». Furono momenti terribili: mai come in quel momento si era potuto osservare direttamente il pericolo reale che la lotta armata poteva arrecare alle persone civili. Il cielo si colorò di rosso a causa delle raffi ...

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