Culurgiones ogliastrinus a sa spighitta e a su pibioni
Non mancano di certo le storie, le leggende, né tanto meno le curiosità sul raviolo e le fantasie sulle sue origini. Si racconta che a dare il nome alla prelibata pietanza, nel Dodicesimo Secolo, pare sia stata una famiglia di Gavi Ligure in provincia di Alessandria, Raviolo, allora titolare di una trattoria con stallaggio. Tale famiglia in seguito diventò ricca e potente, tanto è vero che come marchio della casata, mise un raviolo come blasone. Un’altra leggenda vuole che i ravioli siano nati al sud e Guglielmo di Malavalle, noto anche come Guglielmo di Aquitania e San Guglielmo il Grande, consacrò i ravioli di crusca che gli furono serviti tramutandoli in una succulenta prelibatezza. Anche la leggenda di una modesta contadina risulta essere intrigante, basti pensare che l’umile donna ma dal cuore grande, voleva celebrare il Santo Natale con un piatto degno di tale occasione. A causa delle ristrettezze economiche preparò dei quadrati di pasta ripieni con verdure dell’orto, pochi avanzi di carne e del formaggio tipo raveggiolo (formaggio schiacciato), detto così perché pizzicava come i ravanelli. Ecco così nascere prima i raveggioli, poi ravioli. Pensate che la narrazione sia finita qui? Eh no cari lettori!, una storia straordinaria riporta che già nella cucina babilonese, egizia, greca e romana si trovano piatti comparabili. Con certezza sappiamo che erano presenti nel Medioevo perché li cita il Boccaccio nella nota novella di Calandrino (Decamerone VII, 3), come se non bastasse, un documento datato 1182, parla di un contadino savonese intento a preparare un pasto con i ravioli. Il raviolo, in un passato remoto si chiamava anche "gè in preixun" (dal ligure bietole in prigione). C’è chi sostiene anche sia stata una trovata originale per utilizzare gli avanzi dei banchetti della nobiltà e chi, invece sostiene che col nome di rabiola, termine medievale che si riferisce forse alle rape le cui foglie, in origine, erano un ingrediente e risulta pubblicato per la prima volta in un documento del 1243, come piatto caratteristico cremonese. Nel 1841 sono stati definiti “la più gradevole fra tutte le paste da minestra del mondo”. Difficile certificare quando e dove siano nati i ravioli, come impossibile dare una paternità a quello che il poeta e drammaturgo genovese Bacigalupo definì un “gastronomico portento”. È anche vero però che ogni regione li personalizza con un ripieno differente e che ovunque sono considerati il piatto della festa. I “ravieu” liguri sono comunque identificabili, se non altro per la presenza delle boraggini, che insieme alla ricotta, il pecorino, le uova, la maggiorana, la menta e la noce moscata li rendono esclusivi. In Sardegna vengono definiti così: - culurgiones - culingionis - culurzones - cullurzones - culurgionis - gurigliones - crullixonis - cruguxonis - e altri ancora. Per esempio - is culurgiones ogliastrinus a sa spighitta e a su pibioni - i ravioli dell’Ogliastra a ...
Leggi di piùAl via il premio per le tesi di laurea sul Cammino minerario di Santa Barbara
Al via il concorso nazionale “Premio tesi di laurea Cammino Minerario di Santa Barbara 2019”. La Fondazione CMSB ha deciso di incentivare gli studenti che hanno scelto o sceglieranno una tesi sulle diverse tematiche dell'itinerario storico, culturale, ambientale e religioso del Sulcis Iglesiente Guspinese. I candidati dovranno presentare il loro lavoro di tesi in occasione di manifestazioni pubbliche appositamente organizzate dalla Fondazione CMSB. Due premi da 2 mila euro ciascuno per una tesi di laurea triennale e una specialistica verranno assegnati da una Commissione composta da docenti universitari e giornalisti e saranno consegnati in occasione di una cerimonia da tenersi il 17 dicembre 2019 in occasione del terzo anniversario della costituzione della Fondazione. ...
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