Gramsci e Lussu raccontati attraverso il fumetto

L’importanza dei due “grandi” pensatori nel panorama internazionale, anche attraverso un serrato parallelismo biografico, è senza dubbio il valore aggiunto della serata col fumettista Sandru Dessi il quale presenta, contemporaneamente, due libri, entrambi a fumetti, “Emilio Lussu: la vita  e il pensiero” (Carlo Delfino Editore) e il primo volume della Trilogia “Il mondo di Antonio Gramsci” (Editrice Iskra), in collaborazione con Viviana Faedda. L’Autore, compaesano di Lussu e docente di Materie Letterarie e Storia dell’Arte, è da anni impegnato nella promozione e valorizzazione della cultura sarda attraverso il medium fumettistico. Come nasce l’idea del libro a fumetti? Scrivo da undici anni e mi trovo all’ottava pubblicazione. Da sempre coltivo la passione per questi due scrittori. Lavorando nel mondo della scuola mi sono reso conto di quanto sia importante la diffusione del loro pensiero, che apparentemente potrebbe sembrare ostico, ma non lo è affatto! Infatti col linguaggio delle immagini, possiamo renderlo ancora più fruibile, accessibile e quindi farlo conoscere ad un pubblico sempre più vasto, specialmente fra i giovani. L’obiettivo nasce e si sviluppa in una prospettiva didattica e divulgativa. Ho lavorato molto sulla vita e sul pensiero gramsciani, infatti il testo, per la maggior parte, è costituito da citazioni, con l’aggiunta creativa di un mio contributo personale, nella parte finale del libro, finalizzato a spiegare la straordinaria passione del grande Ghilarzese per la cultura e per la funzione della scuola, argomento al quale, da docente, sono naturalmente molto sensibile!. Hai portato il tuo lavoro oltre i confini regionali e nazionali, esatto? Si, sono stato a Roma, Torino, Milano, Bologna e…anche a Berlino e posso dire che, questa mia attività, anche per i personaggi di cui mi sono occupato, mi ha portato sempre fortuna, non solo in Sardegna. Infatti  col presente volume dedicato a Gramsci, uscito a maggio, già ristampato in autunno, ho ricevuto nello scorso aprile il premio annuale “Ennio Zedda 2018” – noto illustratore sardo attivo nei primi anni del Novecento -  alla recente Fiera del libro di Macomer. Quale riscontro nell’apprezzamento da parte del pubblico? Posso testimoniare un notevole apprezzamento suffragato da una buona diffusione. Relativamente al mio ultimo lavoro, ho potuto constatare, nel contatto con i lettori e simpatizzanti, nella cultura della sinistra tradizionale e partigiana che, dopo il “Che”, l’icona più famosa, a livello internazionale,  è sicuramente quella di Gramsci – la cui  bibliografia si attesta su un numero di volumi che supera i 25mila, in tutte le lingue del mondo - senza nulla togliere naturalmente al profilo e all’impegno politico di Emilio Lussu, conosciutissimo anche fuori dai confini nazionali ma meno “globale”! Sono entrambi molto attuali e tantissimi giovani si rivolgono alla loro eredità  culturale dalla qu ...

Commemorazione della scoperta della grotta di “Su Benazzu”

Sono trascorsi 50 anni dalla scoperta del “Tesoro” nella grotta di “Su Benazzu” a Santadi ed è tanta l’emozione di Prof. Antonio Assorgia che fece parte del Gruppo Speleologico di appassionati ricercatori con Franco Todde e Sergio Puddu, alla memoria dei quali dedica, in occasione del 50° anniversario della scoperta il libro: Il “Tempio Ipogeo” nuragico di Su Benazzu. Nella cornice del museo GeoPunto a Genna Luas, coordinato dall’Associazione per il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, il Prof. Assorgia e numerosi altri illustri studiosi con il Sindaco di Santadi, Dott. Elio Sundas, hanno rievocato quell’importante scoperta che ancora, nonostante il tempo trascorso, attende una sua corretta ed ampia valorizzazione. Il ritrovamento avvenne nella notte tra domenica 23 e lunedì 24 giugno del 1968. Scoperta di grande rilievo scientifico che ebbe un risvolto amaro per gli scopritori, in quanto non venne loro riconosciuta la paternità del ritrovamento. “La negazione della paternità della scoperta ai tre speleologi, ricorda il Prof. Assorgia, determinò anche il fatto che nessun esperto, che successivamente ebbe modo di esaminare i reperti archeologici, facenti parte del corredo votivo del Tempio ipogeo, non conoscendo gli autori della scoperta, nè le modalità del ritrovamento, si preoccupò di intervistarli e di informarsi sulla particolare disposizione spaziale degli oggetti votivi, se vi fossero evidenze di qualche sequenza temporale nella loro deposizione, se vi fossero particolari tracce materiali di frequentazioni singole o collettive, quali fossero gli accorgimenti, messi in atto dai Nuragici, al fine di rendere difficile, se non impossibile, l’accesso al Sancta Sanctorum”. Tutto ciò perché i tre speleologi, invece di lasciare il ritrovamento in sito ed avvisare la Sovrintendenza, raccolsero tutto il materiale ceramico e gli oggetti in bronzo, compreso lo splendido e raffinato tripode, e lo portarono nel loro Istituto. Il tesoro nella grotta Pirosu, così chiamata la cavità ove si trovavano in gran numero i materiali rinvenuti, era costituito da un grande deposito di ceramiche costituite da vasi, ciotole, lucerne, una delle quali decorata con motivi ornamentali a cerchi concentrici ed a lisca di pesce e numerosi corredi votivi. Con essi erano numerosi bronzi costituiti da bracciali, pugnali ad “elsa gammata”, un tripode ed una colonnina. Quella importante scoperta ancora attende d’essere compiutamente svelata per comprendere meglio l’era nuragica e la sua evoluzione, anche in rapporto con le nuove genti che arrivarono in Sardegna con Fenici e Cartaginesi e che in quel tripode bronzeo potrebbero ben essere rappresentati, perché, a detta del Prof. Pasquale Zucca, frutto di commercializzazione dei mercanti aristocratici greci e fenici. Il rilancio scientifico e la fruizione del sito arricchiscono il patrimonio del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna e della comunit ...

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