Gintilla cun pudd’e mudregu e tzaffanau

[caption id="attachment_22457" align="alignleft" width="160"] Roberto Lotti[/caption] Esaù barattò per fame la primogenitura con suo fratello Giacobbe per un tozzo di pane e un piatto di lenticchie, cedendo così sotto giuramento, i suoi diritti di primogenitura e ogni diritto sulle proprietà del padre. In questo modo suo fratello alla morte del genitore ebbe pieni poteri sul popolo ebraico. Da allora, circa quattromila anni, quando una persona si lascia corrompere per un nonnulla, si dice: ti sei venduto per un piatto di lenticchie. Nell’antica tradizione ebraica, ancora oggi come allora è usanza mangiare lenticchie in caso di un lutto, onorando così la memoria del povero Esaù, che per non morire di fame, stoltamente cedette a suo fratello la sua primogenitura. Infatti da quel tempo la lenticchia “Lens culinaris” è uno dei cereali rustici che ha ottenuto grande interesse e smercio nell’area del Mediterraneo, risultando la derrata più ambita sia in Grecia che a Roma, laddove Artemidoro di Daldi, illustre scrittore e fisico greco vissuto a Roma, sotto il regno di Antonino Pio e Marco Aurelio, nell’opera “Interpretazione dei sogni”, lega le lenticchie, come già detto, a un evento luttuoso. Lo scrittore latino Gaio Plinio Secondo (Gaius Plinius Secundus) soprannominato Plinio il vecchio, le esalta per le qualità, per il contenuto nutrizionale e per il pregio di trasmettere serenità allo spirito. Si narra che, alla lenticchia viene accomunata la vicenda della colonna egizia di Piazza S. Pietro, collocata a Roma nel Primo Secolo per desiderio di Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico detto Caligola. Infatti il monumento egizio, solcò tutto il mediterraneo su una imbarcazione da carico, ben custodito e stivato in mezzo a una marea di lenticchie, con le quali si preparava una sostanziosa minestra “puls-lentis”, da cui in seguito deriverà il nome “pulmento”, ovvero polenta, ma questa è tutto un’altra storia. Rimanendo ancora in periodo romano, la lenticchia era considerata fra i legumi più importanti, questo lo garantiva anche Lucio Giunio Moderato Columella, eccelso esperto d’agricoltura; a suo avviso tale legume è coerente e armonico con il susseguirsi delle stagioni, così come con il territorio, le usanze e le tradizioni, come ben descritto nel suo “De re rustica, primo secolo”. Col passare del tempo, le lenticchie ricomparvero nuovamente nel “mondo dei sogni”, portando fortuna e sfortuna, tutto questo succedeva seguendo l’emotività e la suggestione di chiunque mangiava le lenticchie. Nel periodo medievale, i potenti governanti, insegnarono a cucinare e a consumare le lenticchie nelle tavole più dimesse e nelle mense dei conventi, dando in questo modo alle lenticchie una giusta collocazione sociologica, essendo questo un legume nutriente e reperibile sui mercati a prezzi vantaggiosi. Tant’è vero che in periodo rinascimentale erano talmente utilizzate in cucina, che il medico Petronio le identi ...

È tutto pronto per i festeggiamenti di Santa Vitalia, la festa più importante del paese

Ottobre si avvicina, Santa Vida de Serrenti è ormai alle porte. La festa più importante del paese, famosa in tutta la regione, sta tornando per farci rivivere quei momenti indimenticabili che solo in quei giorni di inizio ottobre possono essere vissuti. Dopo la tradizionale questua svoltasi l’8 luglio, la Pro Loco Serrenti, a partire dal suo presidente Italo Corongiu, e la parrocchia B. V. Immacolata sono al lavoro per gli ultimi ritocchi del programma civile e religioso che ogni anno caratterizzano la festa in onore della Santa (nelle foto di Renato Sechi). L’attesa si fa sentire e saranno tantissimi gli artisti che quest’anno andranno ad intrattenere, dal 29 settembre al 2 ottobre, il pubblico sardo che da ogni parte affolla il paese appositamente per le festività. Quest’anno sarà però diverso dal solito. Dallo scorso anno quella che prima era la semplice chiesetta di Santa Vitalia adesso è diventata ufficialmente un santuario. Il giovedì (27 settembre) si inizierà alle 19 con la vestizione della santa in cui ogni fedele, ovviamente abiti permettendo, avrà la possibilità di vestire la statua con le sue vesti ricamate in oro. Il sabato si procederà, intorno alle 19.30, con l’accompagnamento della Santa e delle sue reliquie, che dallo scorso anno arricchiscono il paese, al santuario.  I festeggiamenti continueranno nei giorni successivi con gli appuntamenti del lunedì, giorno ufficiale della festa, con la famosa processione per le vie del paese a cui parteciperanno i vari gruppi folk, banda musicale, ed autorità locali. Martedì, ultimo giorno per il programma civile, sarà celebrata la festa dei malati con l’Oftal Lourdes, infine il giovedì 4 ottobre San Francesco. A differenza degli altri anni la statua verrà riportata in parrocchia un giorno prima, il sabato. Questo perché il giorno successivo Don Antonio Pilloni, dopo 16 lunghi anni trascorsi nel paese, lascerà il suo posto al nuovo parroco, Don Alberto Peddis. E per chi non vuole seguire i programmi non c’è da preoccuparsi. Per tutta la strada che porta al Santuario saranno presenti bancarelle di ogni genere in cui si potranno acquistare prodotti di ogni genere, degustare i cibi tipici del luogo, bersi qualcosa in una delle tipiche “baracche” allestite appositamente o ancora farsi un giro sulle giostre che saranno presenti in fondo alla via.  Non resta che attendere questi ultimi attimi, Santa Vitalia 2018 è ormai giunta. Emanuele Corongiu ...

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